Siamo sicuri. Ad Oriana Fallaci non sarebbero piaciuti i peana di ringraziamento e di lode nel primo anniversario dalla sua dipartita terrena. Non era tipo da amare i complimenti e le esaltazioni, anche se forse, nel suo intimo più profondo, ne era orgogliosa. Un anno dopo, quando l’emozione lascia spazio e tempo alla riflessione, si può fare un bilancio di cosa abbia rappresentato Oriana Fallaci per noi, per l’Italia, per la coscienza di questo Paese retrogrado nel quale viviamo. Basterebbe ripercorrere il calendario, tornare indietro a quel settembre 2001 del quale abbiamo parlato qualche giorno fa. In quel lasso di tempo, di storia, Fallaci tornò alla ribalta, rompendo il silenzio, l’esilio che si era imposta. Troppo aveva taciuto. Ruppe il silenzio dalle colonne del Corriere della Sera, con un articolo lunghissimo e bellissimo: una pietra miliare del giornalismo italiano, che per sempre rimarrà nella storia. D’altronde, stiamo parlando di Oriana Fallaci. L’impatto mediatico di quel pezzo di carta fu straordinario, con gente che distribuiva per le strade il Corriere ricordando che “c’è l’articolo della Fallaci”. Non sono cose che accadono tutti i giorni, in Italia (un Paese dove il quotidiano più letto è la Gazzetta dello Sport). Oriana ha avuto il merito di dare una scossa ad una Nazione intera (il termine Nazione è voluto), intorpidita da anni di beghe politiche della bassezza che tutti noi conosciamo. In conclusione a “La Rabbia e l’Orgoglio“, Fallaci chiede a sé stessa quale sia la sua Italia. Non è domanda banale, come potrebbe sembrare ad un lettore superficiale, e non è per nulla banale la collocazione in chiusura di tale riflessione. Bene, Oriana risponde che la sua è “l’Italia opposta alle Italie di cui fin qui (per 162 pagine) t’ho parlato. Un’Italia ideale. Un’Italia seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto. Il rispetto che nemmeno con mezzo secolo di democrazia è riuscita a guadagnarsi. Un’Italia laica e non imbelle. Un’Italia che non si lascia intimidire [...]. Un’Italia fiera di sé stessa, un’Italia che mette la mano sul cuore quando saluta la bandiera bianca rossa e verde”. Grandi parole. Parole che potrebbero benissimo sostituire preamboli di Carte costituzionali come la nostra, vecchia e specchio di un Mondo che non c’è più. A me fa rabbrividire quel “Repubblica democratica fondata sul lavoro“. Sembra dicitura da partito degli operai polacco, se non fosse per l’aggettivo “democratico”. Chissà che prima o poi qualcuno non pensi ad una nuova Costituzione, dove magari l’accento venga posto sull’individuo, sulla sua libertà, piuttosto che sul lavoro. Le frasi scelte dalla scrittrice (pardon, giornalista) fiorentina testimoniano come questa donna, questa Grande Donna, amasse profondamente il suo Paese. La rabbia che sottolinea ogni virgola, ogni verbo, è comprensibile. Solo chi ama con tutta l’anima la propria Patria può provare rabbia e disgusto nel vedere come oggi essa si sia ridotta.




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18, Settembre, 2007 a 10:52 pm
Francesco
“La Rabbia e l’Orgoglio”. Probabilmente il libro della mia vita, sicuramente quello che fino ad ora mi ha indignato e scosso più di qualunque altro, un libro che dalla prima fino all’ultima pagina mi ha fatto venire i brividi dietro la schiena. Purtroppo Oriana era e rimane una Cassandra, una lucida, coraggiosa, nobile giornalista che non ha mai fatto comodo a chi questa nostra Patria e questa nostra Europa le vuole vedere in ginocchio ai piedi dei tagligole.
Un saluto