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Image HostingCerto, a sinistra sono furbi. Molto furbi. Hanno schierato Uolter, il Re di Roma, il taumaturgo, colui che tocca gli appestati e improvvisamente questi guariscono. Sapevano che Uolter avrebbe esercitato fascino anche sugli esterni. Pure io l’avevo previsto, ma non immaginavo certo che a cadere nella trappola sarebbe stato Giuliano Ferrara, che sul Foglio sta tessendo le lodi di Veltroni, in modo francamente ambiguo e poco piacevole. Evidentemente, pure il conduttore di otto e mezzo si è fatto trascinare dalla pancia e non dalla testa; si è fatto ammaliare dal canto delle sirene democratiche. Certo, è facile cadere nella rete di chi si considera il nuovo Kennedy. Però, desta ancora più sorpresa, almeno in me, quanto ha scritto oggi il sempre grande Christian Rocca sul suo blog Camillo. Già il titolo mi lascia perplesso: Se mantiene le promesse, lo voto. Con tutta la buona volontà e la stima per Rocca, non riesco a comprendere come si possa dire una cosa del genere. Cioè, teoricamente uno prima dovrebbe essere eletto, e mantenere poi le promesse, e non viceversa. Poi è facile dire che Pol Pot è paragonabile ad Hitler: tutti ne sono capaci, non ci vuole un grande sforzo intellettivo o fisico. Alcuni non vogliono dirlo, ma è peculiare delle sirene proprio fare questo: parlare di ciò che piace all’altro, a quello che sta dall’altra parte, alla preda da conquista. E Uolter è indubbiamente bravo in questo ruolo. I suoi discorsi alla Martin Luther King sono strappalacrime: vuole la pace nel Mondo, chiede acqua per i bambini dell’Africa, mette all’indice Auschwitz e Pol Pot. Un santo, insomma.

Ma la realtà è ben diversa. Veltroni è scaltro, immensamente scaltro. Un bravo furbacchione, in senso positivo naturalmente, che sa toccare le corde giuste. E’ lo specchietto per le allodole, messo lì per fare il volto buono del pseudo-democratico Partito (appunto) democratico.

Peccato per Ferrara e Rocca, novelli Ulisse del ventunesimo secolo.

Image HostingArturo Mario Luigi Parisi è l’inventore dell’Ulivo che nel 1996 portò Romano Prodi ad insediarsi a Palazzo Chigi per la sua prima esperienza da Premier, miseramente naufragata due anni dopo. Parisi è anche l’uomo più vicino allo stesso Romano, il confessore, il creatore delle Primarie che riportarono trionfalmente in Italia l’ex Presidente della Commissione Europea. Parisi è stato pure messo al Ministero della Difesa, nel tentativo di rassicurare gli alleati sulla politica del nostro governo zeppo di dilibertiani, rifondaroli e pecorari vari. Tra oggi e ieri, però, il placido Arturo si è rotto. Basta, il Partito Democratico è una porcheria. Non lo diciamo noi, ma l’inventore dell’Ulivo prodiano. “Stamane avevo voluto illudermi che il Partito democratico di Veltroni potesse rappresentare una nuova stagione dell’Ulivo. Son bastate poche ore perche’ a quella che mi era sembrata una fioritura seguisse una gelata“. Che dire noi…ha parlato l’Arturo. Ci basta e avanza, per ora.

Image HostingDa qualche giorno ormai, nei Palazzi della politica non si fa altro che parlare di elezioni. Già, di elezioni politiche anticipate. De Gregorio ha azzardato pure il periodo: marzo. Il tutto perchè Silvio Berlusconi ha fatto trapelare di avere in pugno almeno otto senatori sinistri delusi dal Partito Democratico e non più disposti ad appoggiare la sfiga prodiana, che sta obiettivamente trascinando nel baratro quel poco di sinistra che c’è in Italia. Primi di novembre, anzi, metà novembre. Il 14, per l’esattezza: voto finale della finanziaria (probabilmente con la fiducia). Sarà lì che i dissidenti verranno allo scoperto, trafiggendo Romano e i suoi, proprio come nel 1998, quando un voto (di Tiziana Valpiana) lo costrinse prematuramente (ma per noi fortunatamente) a fare i bagagli. Oggi la situazione è simile, e probabilmente l’epilogo sarà lo stesso. A mio avviso i fari vanno puntati su Lamberto Dini. Quel ho le mani libere, non voterò il welfare va interpretato come un chiaro smarcamento dalla linea utopico-tafazziana perseguita dall’ “indegno” (copyright Economist) ex Presidente della Commissione europea. Vedremo, comunque. Tempo al tempo.

Ritengo, però, che il disegno berlusconiano si fermi qui, nel senso che dubito fortemente che il Capo dello Stato deciderà di sciogliere le Camere. Diciamocelo chiaramente: Napolitano è uno alla Scalfaro, un uomo di partito. Non è né può essere super-partes. Abbiamo potuto constatarlo già lo scorso febbraio, quando fu sufficiente un pezzo di carta, il celebre dodecalogo dell’Unione (poi mai rispettato) per rinviare il Premier sconfitto al Senato. Nel caso in cui il Governo andasse sotto, siamo sicuri che l’uomo del Colle direbbe no. No alle urne, prendendo come scusa il fatto che con il porcellum non si può votare. Certo, ha ragione: l’attuale legge elettorale non è l’optimum, ma va da sé che devono finirla di raccontare la balla secondo la quale l’attuale situazione è figlia della legge calderoliana. Niente di più falso. Il Senato è spaccato per il semplice fatto che nessuno ha vinto le elezioni. Anzi! Senza porcellum, quello 0,001% prodiano alla Camera, avrebbe portato allo stesso pantano in cui barcolla Palazzo Madama. Bisognerebbe chiedere a Ciampi (e al vero promotore della attuale legge, Follini) il perchè fu negato il premio nazionale pure al Senato. E non dicano che lo vieta la Costituzione, altrimenti vadano a leggersela meglio.

Sono dell’idea che Napolitano farà di tutto per escogitare una soluzione all’italiana: qualche governucchio balneare, istituzionale (un giorno qualcuno mi dovrà spiegare cosa sia un governo istituzionale), delle riforme, del Presidente, tecnico, super-tecnico, ecc.ecc. Insomma, un pastrocchio da prima repubblica. Un vergognoso giochetto architettato con l’unico scopo di togliere al cittadino il sacrosanto diritto di votare. Ergo, con l’unico scopo di evitare il ritorno a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi. Napolitano è chiuso lassù sul Colle. Il Governo frana, perde pezzi, Prodi è solo, placido, sorridente, pacioso come sempre. Ma lui continua a parlare di riforme, di svolte, di cambiamenti. Dovrebbe chiedersi chi può fare le riforme in questa situazione e soprattutto, con chi. Ma forse è pretendere troppo.

L’importante, è evitare il ritorno di Berlusconi, che, come è noto, è il vero pericolo per la nostra democrazia. Se questa si può chiamare democrazia.

Image HostingIeri in Senato è stata una giornata memorabile, degna delle migliori opere drammatiche andate in scena, sempre a Palazzo Madama, un anno fa. Non c’era Cossiga a ravvivare il clima, ma le continue cadute della pseudo-maggioranza e i duri rimbrotti del Capo del Governo, al secolo Romano Prodi, hanno comunque soddisfatto i nostri fini palati. Sette volte, questa la cifra, bella, ampia, che testimonia il naufragio della zattera unionista. Senza poi contare tutte le volte in cui il risultato delle votazioni è finito in parità. Si comprende allora  perchè la solita Anna Finocchiaro, sempre solare e in prima fila a fare da parafulmine alla sfiga prodiana, non abbia ancora una volta detto che “la maggioranza è compatta”.

No, stavolta non poteva proprio dirlo. Anzi, i suoi companeros rossi, quelli che non vedono l’ora di andare alla parata sulla Piazza Rossa di Mosca, hanno tuonato contro Di Pietro, reo di aver votato con il nemico, con la destra berlusconiana. Perfino la Palermi, madonna laica della causa comunista, ha evitato di denunciare “la volgarità delle destre”. Solo un accenno quando i senatori CdL hanno tirato fogli al momento del trionfale ritorno in aula della pimpante Rita Levi Montalcini, temporaneamente assente per comprensibili esigenze fisiologiche.

Erano muti, zitti, impietositi. Come non intenerirsi quando il prode Boccia ha umilmente chiesto, con gli occhi alla Bambi, una sospensione di quindici minuti per consentire al dissanguato senatore Zavoli di fermare l’emorragia nasale che lo stava tormentando. Per fortuna, il presidente di turno, Milziade Caprili (ricordare questo nome, mi raccomando!) ha detto che non era possibile: si sarebbe creato un precedente. L’anno scorso infatti, il forzista Alfredo Biondi, spesso in infermeria per prelievi vari, aveva aiutato (involontariamente, per carità) Prodi e i suoi sottoposti. Ma l’aria che si respira oggi è diversa. Il clima è del bellum omnium contra omnes, alla hobbes, tanto per fare gli eruditi, una volta tanto. Basti vedere lo scazzo tra Dini e Treu alla Bouvette del Senato, con la dichiarazione baritonale del rospo: “Non voterò il welfare”.

Insomma, per Romano il sipario si sta chiudendo. Dietro, solo macerie. Il suo sogno elettorale è finito, miseramente.

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La diretta, come al solito, su DAW…the Blog.

Image HostingIl Berlusca è in forma, senza dubbio. La conferma ce la dà il Corriere della Sera di oggi, impegnato a raccontare la giornata passata dal Cav insieme dagli ispettori del Bureau International des Expositions, l’organismo che nel prossimo marzo dovrà scegliere la città che ospiterà l’Expo 2015: Milano o Smirne?

Ebbene, tutto ha inizio con la discesa ad Arcore. Elicottero, ovviamente. Silvio attende gli ospiti in giardino, affiancato da Formigoni e Penati. Appena atterrati i delegati, accompagnati dal Sindaco Madame Moratti, il nostro uomo inizia a dispensare il primo regalino di giornata: un sondaggio fresco fresco che gli attribuisce il gradimento del 63% degli italiani, rispetto al decadente 23% del Romano Prodi. Pure a Penati ha dato la tabella, ma questi ha gentilmente declinato, preferendo “guardare sul foglio dei colleghi”. Il colloquio (lungo) è stato in francese…Berlusconi ha raccontato (ancora) i suoi trascorsi transalpini, le crociere con Confalonieri, le conquiste sentimentali. Immaginiamo l’interesse dei parrucconi del BIE. Silvio ha dato tutto se stesso ieri: ha raccontato la barzelletta di Veltroni e la suora, e quella sulla Clinton. Ha suonato al pianoforte e ha cantato, ha condotto gli ospiti nella Cappella di famiglia, quindi nel luogo sacro per me (e per qualche altro): la stanza delle Coppe vinte dal Milan. Silvio caro, avresti potuto fare un fischio anche qui… In seguito regalini (solite cravatte Marinella). Poi il pranzo tricolore “come per Putin, Bush e Blair”, Silvius dixit.

Ma qual è stata l’impressione degli ispettori? Beh, i nostri sinistri sarebbero stati schifati, altezzosi come sono. Avrebbero ricordato le corna al ministro belga, la scenata all’Europarlamento, rivendicando invece la solennità mortadellica da uomo (presunto, dico io) delle istituzioni quale sarebbe Romano prof. da Scandiano.

Invece i parrucconi si sono così espressi. Antony Bousmar (Belgio): “Abbiamo avuto una conversazione molto interessante che finalmente ci ha mostrato una persona molto diversa dall’immagine che i media danno su Berlusconi. E’ stato un onore, un piacere, un privilegio incontrarlo. Bernard Testu (Francia): “Conosce il progetto molto bene. Noi sappiamo quando un politico ha studiato. Berlusconi ha fatto le domande giuste. Sono rimasto sorpreso”.

Image HostingUn post un po’ particolare oggi. Ci limitiamo a prendere le news di Repubblica…ma attenzione, guai a chi parla di crisi. Anche Prodi è tranquillissimo…

11:56 Non esiste alcun caso Di Pietro-Mastella, si cerca di spostare sul piano personale un problema di politica giudiziaria del governo di centrosinistra”. A dirlo è lo stesso Antonio Di Pietro, intervenendo a ‘omnibus’ su la7.

12:04 “Se fossimo in un Paese normale la crisi ci sarebbe già da un bel pezzo, ma l’Italia è un Paese normale?”. Così il senatore dell’Ulivo dissidente Willer Bordon che, con un altro senatore dell’Ulivo, Roberto Manzione, ha fondato Unione Democratica, risponde ad Affaritaliani.it alla domanda se è alle porte la crisi di governo.

12:05 L’unica salvezza per il governo è scegliere i lavoratori e non Confindustria. Sabato 20 ottobre si è dimostrato quale sia il giudizio sulla politica economica da parte delle persone in carne ed ossa”. Lo afferma Marco Rizzo, coordinatore dei Comunisti italiani.

13:28 Ogni ministro dev’essere in condizioni di esercitare la propria funzione con serenità e sapendo di godere della piena fiducia della propria maggioranza. Ciò vale a maggior ragione per chi, come Mastella, è chiamato a reggere un ministero così delicato e cruciale”. Lo afferma in una nota Piero Fassino. “Mi auguro perciò che tutti avvertano la responsabilità di mettere fine a polemiche strumentali, riconoscendo al ministro la piena titolarità delle sue funzioni”.

14:54 Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto cerca di stemperare i toni di una giornata cominciata in modo pesantissimo. E regala un po’ di leggerezza. “Come si fa a risolvere la crisi tra Di Pietro e Mastella? Non resta che chiamare i caschi blu dell’Onu o il generale Angioni”.

15:33 Oggi in Consiglio dei ministri ci dovrà essere un chiarimento, l’Unione deve dire da che parte sta, Fassino ha già detto che lui rinnova piena fiducia al ministro Mastella, io la fiducia a Mastella non la rinnovo alla luce di quanto avvenuto queste settimane”. Lo dice a Radio Radicale il capogruppo dell’Idv alla Camera Massimo Donadi.

Mi raccomando, Romano…tranquillissimo eh!

Image HostingE’ finita. Grazie a Dio (e alla maggioranza dei polacchi), almeno uno dei folli gemelli Kaczynski è andato a casa, rispedito al mittente, ricacciato nell’anonimato. Già, perchè gli ultimi due anni per la Polonia sono stati qualcosa di intollerabile. Caccia alle streghe, caccia ai comunisti e agli omosessuali, veti d’antan sui provvedimenti europei e altro ancora. Insomma, un turbillon di schifezze degno della peggior destra xenofoba europea, quella che in pratica è scomparsa dal nostro Continente circa sessant’anni fa.

Il duopolio gemellare ha lasciato traccia: bizzarro, certo, ma anche pericoloso e drammaticamente penoso. Ma ora è tutto un ricordo, un incubo da cui ci si è svegliati. Sì, perchè le elezioni (con il tasso di affluenza più alto dal 1989) hanno consegnato le chiavi del Paese al liberale Donald Tusk, che ha promesso ai suoi connazionali di farli vivere meglio. Sicuramente, ora i piccoli polacchi potranno tornare a vedere i Teletubbies… i Kaczynski brothers li avevano proibiti perchè incitavano all’omosessualità. Probabilmente anche gli insegnanti gay, grave la loro colpa, infamante!, avranno la possibilità di tornare in cattedra. Il precedente Premier, infatti, aveva fatto dire al viceministro dell’Istruzione, tale Miroslaw Orzechowski, che “Gli insegnanti che si dichiareranno omosessuali, saranno licenziati dal lavoro. Certa gente non può lavorare con i bambini“.

Siamo molto fiduciosi che anche la caccia al vecchio comunista, alla spia incappucciata, al monsignore traditore, sia terminata. La lustracija è stato qualcosa di abominevole: non la percepisco come un’operazione di chiarezza o di pulizia, come una Commissione per far luce sui misteri del passato; piuttosto la vedo come un’inutile persecuzione e fustigazione pubblica del nemico, dell’uomo che in quegli anni non avrebbe potuto fare altro. Già, perchè ognuno di noi è spinto dallo spirito di autoconservazione, vorrei vedere voi a combattere pubblicamente, vis a vis, un regime protetto da Mosca. Bisogna sempre tenere ben presente il contesto storico e sociale in cui certi fatti si verificarono, e non proiettare nel presente situazioni vecchie di trenta o quarant’anni.

Ma ora possiamo parlare d’altro, tanto l’incubo è finito. La Polonia è liberata. Ancora una volta.

Image HostingLa finanziaria soft addobbata da P.Schioppa e presentata da Prodi come il punto di svolta, è approdata nelle aule parlamentari già da qualche giorno. Oggi sappiamo che il soft sarà contornato dalla bellezza di 1.787 emendamenti. Però, mica pochi! Un minestrone fornito di ogni tipo di verdura, non c’è che dire. Non ci sarebbe nulla di strano, perchè la nostra misera storia repubblicana ci ha lasciato ricordi ben peggiori, con leggi di bilancio elefantiache. Il problema è che di quei 1.787 emendamenti, ben 982 provengono dalle fila unioniste. Praticamente la pseudo-maggioranza governativa ha preso la finanziaria, l’ha letta (forse), ci ha sputato sopra e l’ha data alle fiamme. Perchè per presentare 982 proposte di modifica (contro le 805 del centrodestra) significa che l’elaborato padoo-schioppano è proprio una porcheria. Bocciato dall’Europa (a cui Prodi ha replicato sdegnato “ci facciano lavorare“), il progetto della finanziaria avrà quindi vita lunga e difficile in Parlamento, specie al Senato, dove già si alzano le minacce degli ormai celebri dissidenti. Stavolta, sussurriamo piano piano, potrebbero non bastare gli evergreen ad vitam. L’anno scorso, per la cronaca, il senatore Cossiga votò sì dichiarando che non aveva letto il testo, ma siccome siamo in guerra è necessario che ci sia un governo. Forse oggigiorno la guerra immaginaria non c’è più, e le cose potrebbero cambiare decisamente. Vedremo. Sta di fatto che pure Schifani oggi ha rilasciato una dichiarazione condivisibile:”La maggioranza fa l’opposizione a se stessa“. Beh, che dire…ha ragione Schifani! E pure Calderoli, genio dei trabocchetti parlamentari, ha argutamente detto che “la maggioranza ha bocciato la finanziaria di Prodi“. Dall’altra parte c’è ovvio e comprensibile imbarazzo. Il presidente incompetente Fra’ Marini osserva che “c’è un numero eccessivo di emendamenti“. La scoperta dell’acqua calda. Sempre bello sveglio lei, Presidente!

Vedremo come andrà a finire, ma è certo che per Mortadella e i suoi companeros, compreso il sottosegretario della vergogna, Ricardo Franco Levi, le cose si stanno mettendo male, molto male. Ai posteri l’ardua sentenza…ma è meglio spolverare il pallottoliere…

Image HostingBenedetto Della Vedova è un politico in gamba, che apprezzo molto. Oggi, leggendo sul sito dei Riformatori Liberali, componente preziosa del centrodestra, sono venuto a conoscenza dell’iniziativa finalizzata a far sì che il Dalai Lama possa parlare alla Camera dei Deputati in occasione della sua prossima visita italiana, prevista a dicembre. La lettera è già stata sottoscritta da settanta parlamentari, di varie parti politiche. E questo è un bene. Speriamo che il Presidente Bertinotti, nonostante le sue simpatie maoiste, sappia farsi carico della questione, tentando di portare in Aula, a parlare, un grande uomo dei nostri tempi. Sarebbe senza dubbio un bagliore che illuminerebbe l’attuale situazione politico-sociale italiana. Magari per un giorno sentiremmo meno schiamazzi e meno risse.

Detto quindi che Richelieu sostiene incondizionatamente l’iniziativa, vorremmo anche che la società civile nostrana (quella che tanto si attiva riempendosi la bocca di “human rights”) tornasse a riempire le strade per dire sì al Dalai Lama. Forse è solo un sogno, ma sognare non è illecito.

Image HostingOgni anno i parrucconi dell’Accademia di Svezia assegnano i celeberrimi premi dedicati alla memoria di Alfred Nobel. Spesso, quasi sempre, i riconoscimenti danno adito a polemiche violente perchè indirizzati da una ideologia politica di base. In sostanza, chi è di destra non può ricevere la medaglia. La storia mi è testimone. Altrettanto spesso, il premio va a chi non ha i titoli per un così regale attestato. Penso a Dario Fo, che fu premiato nel 1997 con il Nobel per la letteratura in quanto “nella tradizione dei giullari medioevali fustiga il potere e restituisce la dignità agli oppressi” (vedi Panorama n.42 , pag.224).

Altre volte, capita che chi se l’è pure meritato, vada in giro a dire scemenze degne dei più spietati gerarchi hitleriani. Dunque, James Watson, eminente scienziato di fama internazionale, premiato con il Nobel nel 1962 per il suo contributo alla scoperta della struttura del Dna, si è lasciato andare sostenendo che la gente nera è meno intelligente di quella bianca. Immediatamente le polemiche e le critiche, com’era prevedibile e giusto. L’arzillo professore, però, ha rincarato la dose: “è un desiderio naturale che tutti gli esseri umani siano uguali, ma chi ha a che fare con dipendenti di colore pensa che questo non sia vero”. Già oggi la comunità scientifica ha bollato come “vergognose e prive di ogni fondamento” le teorie di Watson.

Si potrebbe pensare che l’uscita di Mr Nobel 1962 sia dovuta all’età (79enne)…magari il sistema cerebrale sta degenerando, è nell’ordine delle cose. Bisognerebbe avere rispetto. Il problema è che Watson già nel 1997 sostenne una panzana che neppure uno dei nostri peggiori politicanti potrebbe fare. Ecco cosa sostenne dieci anni fa lo scienziato: “una donna deve avere il diritto di abortire se un test può determinare la natura omosessuale del nascituro”. Più avanti, teorizzò anche un link tra colore della pelle e comportamento sessuale. In pratica, secondo Mr James, i neri avrebbero una libido maggiore, il che giustificherebbe un monitoraggio scientifico e ingegneristico in campo genetico sull’assunto che la “stupidità” possa essere un giorno curata.

Non commento oltre, credo che quanto scritto basti a far capire la pietà che provo per quest’uomo. Non servono parole.

Image HostingEluana Englaro è una ragazza che da 15 anni è in coma. Il padre lotta da tempo, con tutte le sue forze, e con tutto il suo amore, per interrompere le inutili cure. Eluana, infatti, è morta il 18 gennaio 1992, quando la sua auto si schiantò contro un muro nei pressi di Lecco. Era una ragazza, ora è un computer rotto, un essere inanimato. Finalmente, la Cassazione ha deciso di rinviare alla Corte d’Appello di Milano la patata bollente. Secondo i giudici infatti, il rifiuto delle cure non è eutanasia. Giusto, lo disse poche settimane fa pure il ministro della Salute vaticano, Cardinale Lozano Barragan. Giovanni Paolo II rinunciò infatti agli inutili supplizi.

Desta quindi ancora più sconcerto quanto l’Osservatore Romano ha pubblicato oggi al riguardo: “la vita va difesa in ogni momento”. “Nel caso specifico della sentenza della Cassazione - osserva il quotidiano d’Oltretevere - è inaccettabile il relativismo dei valori, soprattutto se questi riguardano la conservazione o meno della vita. Accettare, pure nel vuoto legislativo, una tale posizione, significa orientare fatalmente il legislatore verso l’eutanasia. Di più, introdurre il concetto di pluralismo dei valori significa aprire una zona vuota dai confini non più tracciabili. Significherebbe attribuire appunto ad ognuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza dalle conseguenze facilmente immaginabili, anche solo ragionando dal punto di vista etico.

Personalmente non ho parole. Avevo già espresso il mio pensiero in questo post. Non intendo dilungarmi ancora; dico solo che noto sempre più evidente la distanza tra la vita reale, quella di ogni giorno, fatta anche di dolori e di sofferenze, e il vociame cattedratico che si sprigiona nelle sacre stanze. Servirebbe un po’ di umiltà, un po’ di immedesimazione. Già, perchè per me Eluana è morta. Quella cosa distesa sul letto non è un essere umano, è solo un tronco che chiede pietà. Spero che qualcuno gliela dia. Nonostante i rimbombi vaticani.

Image HostingAnnuntio vobis gaudium magnum: 3 milioni hanno votato per il nuovo partito democratico, quello di Re Uolter, di Sora Rosy, di Enricuccio, del blogger tanto amato da ambo le parti e dalla coppia Gawronski e associato. 3 milioni, mica poca roba! Cioè, questo Governo è universalmente detestato dal popolo poco grasso e sempre più minuto, eppure le pravda di turno ci hanno parlato di code chilometriche ai seggi, di schede terminate, di folle entusiaste che neanche l’Afghanistan liberato ricordava. Sembrava tutto strano. E infatti, Striscia la Notizia ci fa vedere che era tutto un imbroglio: gente che votava due, tre, quattro, cinque, sei, sette volte. Complimenti, molto Democratico! Proporrei di fare come nei Paesi sottosviluppati o a rischio deriva autoritaria: apporre il timbro d’inchiostro sul dito.

QUI IL VIDEO ESCLUSIVO DI STRISCIA

Image HostingProprio ieri qui dicevo due cosucce sulla figura istituzionale del Presidente della Repubblica, e osavo definire l’attuale inquilino del Quirinale, Giorgio Napolitano, esempio sbagliato, vista la sua storia politica. Bene, mi rimangio tutto. Non scherzo, come mi capita spesso. Ho deciso, da oggi Napolitano è il miglior Capo dello Stato che possa esserci, e la carica quirinalizia merita rispetto, onore e riverenza. Almeno così sembra, visto che oggi la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo contro Storace, sospettato di aver “offeso l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica“. Ecco, il senatore (cioè io) vorrebbe evitare fascicoli aperti contro di lui a causa degli sproloqui scritti sul suo povero blog. W Napolitano in saecula saeculorum!

Image HostingIl padre della Patria ha parlato. Dopo mesi e mesi di forzati silenzi (almeno così leggiamo sulla stampa nostrana), il Re senza Corona, l’inquilino dello sfarzoso Quirinale, ha aperto la bocca per difendere la casta pannolona della quale, seppur per breve tempo, anche lui ha fatto parte. Succede che un leader dell’opposizione, il senatore Storace, l’assente alla votazione sulla Rai, ha tuonato contro il sopruso democratico messo costantemente in atto dagli ad vitam. Oggetto della rabbia, nell’occasione, la fragile e vegliarda Rita Levi Montalcini. Mai l’avesse fatto. Napolitano ha rotto gli indugi: “Mancarle di rispetto, infastidirla, tentare di intimidirla è semplicemente indegno”. Però! Giorgione nostro ci ha dato dentro stavolta, e pure di brutto! Sarà l’influenza di Lady Clio, certo è che il pacato primo cittadino italiano non si era mai spinto così avanti nell’agone politico, almeno da quando abita lassù sul Colle che fu dei Papi e dei Re.

Il capo de La Destra, però, sanguigno com’è, non ha badato a contenersi nella risposta. “La sua è un’indignazione fasulla. Invito Napolitano a stare zitto nel dibattito politico”. Ma non è mica finita qui! “Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosità istituzionale”.

Azz! Vediamo di fare un po’ di luce su questo interessante scambio di battute… Personalmente sono uno di coloro che odia l’aura quasi divina che circonda il Presidente della Repubblica in Italia. Da noi, il Capo dello Stato è un semi-dio. Intoccabile, incommentabile. Solo inchini e baciamano. Nient’altro. Guai a chi osa contraddirlo, sarebbe tacciato come pericoloso fascista. Il Presidente è, come ben ci hanno inculcato nelle teste, il garante della Costituzione, quel mito di carta di cui ho già parlato qualche giorno fa. Per definizione, il Capo dello Stato è saggio, distante dall’agone politico, imparziale. Infatti, come ben dimostra la storia, questo ritratto che ci viene dalla dottrina ben si adatta all’Emerito Scalfaro, ad esempio. No? Imparziale, bilancia umana. Perennemente al centro.

Quanto a Napolitano, poi, di cose da dire ce ne sarebbero. Innanzitutto, è proprio saggio un Presidente che salutò con applausi scroscianti il cannoneggiamento di Budapest, l’ingresso dei carrarmati del suo amato Soviet di Mosca in uno stato indipendente. Un bel presidente, davvero. Tra l’altro ci ricordiamo tutti come avvenne la sua elezione: eletto dal Politburo, prelevato dallo scranno senatoriale (vitalizio, certo…è di sinistra), messo sul Colle. Praticamente scelto solo dalla finta maggioranza politica e parlamentare impersonificata dall’Unione prodiana. Un bel coraggio a dire che è super-partes. Infatti il più entusiasta a destra della sua elezione fu Marco Follini, quello che ora è un padre del Pd. Ce lo ricordiamo anche in occasione della crisi di Governo dello scorso febbraio. Giorni di consultazioni, alla fine ratificò il dodecalogo o decalogo (non ricordo, tanto è stato cestinato nell’immediato) rimandando Mortadella in Parlamento per “un passaggio di verifica”, quando invece avrebbe potuto almeno ridargli l’incarico. Almeno in rispetto del popolo che lui dovrebbe rappresentare. Ma forse è chiedere troppo.

Image HostingDomani i supporters del Piddì andranno, più o meno entusiasti, a votare per il loro leader, per incoronare Re Walter e metterlo sul trono della sinistra italiana. Un avvoltoio che girerà sulla testa del povero prof. Romano. Auguri. E’ però indubbio, almeno per me, che ciò che sta coinvolgendo l’attuale pseudo-maggioranza sia un fatto interessante, da studiare. Due tradizioni politiche, due culture, peraltro antitetiche (almeno così dovrebbero essere) si fondono, danno vita ad una nuova forza consistente, anche se io rimango dell’idea che più che un partito sarà un minestrone. E’ comunque gustoso vedere gente organizzarsi, chi per essere eletto chi per collaborare alla macchina elettorale, con il fine di far nascere questo utopico Partito Democratico.

Dall’altra parte, invece, i nostri sono abbioccati. Stesi su comodi triclinii, si sono abbandonati nelle braccia di Morfeo, aspettando che il fiume faccia passare il cadavere. Oddio, in effetti basta che Prodi rimanga a Palazzo Chigi per assicurare al centrodestra sempre più consensi, ma è altrettanto chiaro che una volta spodestato Mortadella e liberate le stanze dalla pletora comunistarda e mastelloide, si rischia di fare la medesima fine. Uguale uguale, paro paro. Già, perchè a noi manca l’organizzazione, la pianificazione, la progettazione. In questo campo non siamo bravi come loro. Diciamolo come vogliamo, ma la CdL che navigava vento in poppa nel 2000-2001 è attualmente un catamarano barcollante, e pure con qualche falla vistosa. Non si sa bene cosa si voglia fare, si naviga a vista. Fini va a fare la manifestazione sulla sicurezza a Roma, Berlusconi va al ritrovo dei nonni nella dacia di Putin, Casini si dice “moralmente vicino’ al leader aennino, Maroni continua a parlare con Illy e Violante.

Insomma, è un gran caos (tanto per usare, una volta tanto, garbo e tatto). Purtroppo SB non si è ancora ripreso dalla notte del 10 aprile, non ha ancora metabolizzato lo 0,001 percentuale che ha consegnato il Paese nelle mani dell’Unione. Non ha spirito d’iniziativa, non ha idee, e se le ha è preferibile che le scarti. Almeno di quel tipo. Sì, perchè se tutto quello che ha saputo trovare in un anno e mezzo è la Brambilla, allora è meglio che prolunghi i ritiri in Costa Smeralda o in Russia. Dell’infatuazione ‘diabolica’ per la presidentessa dei Circoli della Libertà ho già abbondantemente parlato, e non ci voglio ritornare su. Tanto nulla è cambiato. Fini chiede la federazione del centrodestra, ma Forza Italia ribatte che in due non si può. E perchè?, dico io. Scusate, dove sta scritto che Udc e Lega dovrebbero per forza far parte dell’agglomerato liberal-conservatore? In Germania la CSU è altro, è un corpo separato, è un partito locale, identitario, ma che al momento delle elezioni nazionali sta con la CDU. La Lega non potrebbe fare questo? Non capisco davvero il motivo di tanti problemi.

Sembra quasi che vogliano perseverare nel farsi del male, come se la gente non sapesse guardare oltre la propria casa. Chissà, la speranza anche in questo caso è l’ultima a morire. Siamo in tempi di stravaganze…Al Gore che vince il Nobel per la Pace, Napolitano che zittisce chi osa criticare il voto assuefatto della Montalcini. Non si sa mai che anche a qualcuno del nostro centrodestra non venga in mente di farla finita con le bizze e si metta a lavorare per creare una solida alternativa alla zattera prodiana. Speriamo. Confidiamo.

Image HostingPoche parole oggi, solo indignazione. Grazie all’Espresso che ancora una volta ci fa vedere dove la stupidità e l’ignoranza umana può arrivare.

 

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fonte: Espresso 

Image HostingPremessa d’obbligo: non sono Angelo Panebianco sotto mentite spoglie, anche se devo dire che stamattina mi ha colpito particolarmente la lettura del fondo a sua firma pubblicato sul Corriere della Sera. Praticamente ricalcava ogni mio pensiero, ogni mia considerazione circa la nostra Carta Costituzionale, trionfalmente in vigore dal 1948. Il prof-editorialista si tuffa a bomba sulla parte II, “l’Ordinamento della Repubblica“, additandola (a ragione) come la vera responsabile del degrado politico che da decenni sta mettendo in ginocchio questo povero Paese. Panebianco si rivolge alle vestali che venerano la Costituzione nostrana come se fosse il fuoco sacro di Roma, un totem, una sfinge austera che protegge l’Italia da non si sa bene quali pericoli. Cita Bassanini, il riformista che accetta di collaborare con Sarkozy, il presidente dai mille poteri, ma che in Italia si erge a bodyguard della suddetta Carta. Incomprensibile. Si sa, da noi è praticamente tabù anche il solo parlare di riforma, perchè immediatamente si sarebbe additati come fascisti o golpisti. O.L. Scalfaro è un esempio di questa pletora di accusatori, basti ricordare le sue crociate accorate contro il referendum indetto per il disegno di riforma presentato dalla CdL.

Sono sempre stato dell’idea che la Costituzione compromissoria nata dalle ceneri della dittatura e della guerra non sia la manna dal cielo, ma un castigo che mi auguro non sia eterno. Spiego: molti nostri dinosauri dei palazzi vanno a vantarsi del fatto che grazie al comune sentire delle forze democratiche si è potuti dare all’Italia un testo rigido nel quale riconoscersi. Secondo il mio umile parere è proprio questo il male. Ho già sottolineato in passato i conati che mi provoca l’articolo 1, dove si dice che “la Repubblica è fondata sul lavoro”. Sembra di stare in Unione Sovietica. Falce e martello, soviet. Forse una definizione più alta, nobile, che contemplasse l’individuo, i diritti di libertà, sarebbe stata più consona ad una Repubblica occidentale. Ma che ci vogliamo fare. Come scrive Panebianco, quei costituenti hanno consegnato a noi una repubblica assemblearista, dove a governare è (quando lo fa, quindi mai) il Parlamento. Non è un complimento, perchè come illustra la dottrina, l’assemblearismo è una degenerazione del parlamentarismo (cfr. Pasquino, “Nuovo corso di Scienza politica, il Mulino, pag.213). Quelle “menti illuminate” hanno di fatto messo i governi sotto scacco, tra le fauci golose del Parlamento. Così è evidente che non si possa far progredire un Paese.

Anche De Gaulle fu accusato di essere un fascista quando nel 1958 buttò nel cestino la vecchia Costituzione per sostituirla con una nuova (quella attuale, peraltro). Oggi sappiamo che il vecchio Charles vide bene. Fu lungimirante. L’alternanza è garantita in Francia, basti pensare all’età mitterandiana o alla coabitazione Chirac-Jospin. Oggi è il turno di Sarkozy, ma Parigi è sempre stata protagonista, proprio perchè capace di farsi imporre, di essere credibile. Noi invece, amanti del restyling, ci stufiamo presto dei presidenti-del-consiglio-dei-ministri, e tendiamo a cambiare voto ad ogni tornata. E’ sindrome da sfiancamento, lo so. Tanto sono tutti uguali, si dice. Probabilmente si ha pure ragione, ma un mezzo per migliorare le cose è quello di rinnovare pure la Legge fondamentale. Non c’è più il muro di Berlino, non c’è più la diccì, non c’è più il piccì. Eppure quel falso mito di carta continua ad aleggiare sopra le nostre teste. E guai a chi ne parla male. Fascista!.

Image HostingGira la ruota, gira la ruota. Eh sì. Il 10 aprile 2006 era Silvio Berlusconi a urlare inviperito al Mondo la sua indignazione per i presunti brogli effettuati dagli ormai celebri “signori della sinistra” nei seggi italiani in occasione delle consultazioni politiche. Non che gli esempi e le testimonianze di ciò mancassero, come abbiamo avuto modo di leggere e di vedere. Anche Feltrin, Ricolfi e Natale nel loro “Nel segreto dell’urna” ammettono che qualcosa di anomalo può essere accaduto. Il fatto è che oggi, ad un anno e mezzo dal pareggio elettorale, ben due esponenti della cosiddetta Unione si lanciano in avvertimenti dal sapore berlusconiano. Da una parte il comunistardo Rizzo che grida allo scandalo perchè “c’è gente che vota anche tre volte” per il referendum sul welfare, dall’altra la Bindi che a lastampa.it ventila, neanche tanto ambiguamente, la presenza di una manolesta nella notte che incoronerà Uolter Veltroni nuovo Re dei democratici. Anzi, primo re, come Romolo. Viene da ridere. Sì, oggi, mentre questo governo è più zombie che morto, i candidati alle primarie-farsa si accapigliano tra di loro sull’esito della consultazione farlocca. A parte la vergogna (bravo Gasparri!) di vedere scuole pubbliche concesse al neonato partito della sinistra (avrei voluto proprio godermi le reazioni indignate se a fare ciò fosse stata Forza Italia), assistere al grido di dolore della Rosy è qualcosa di estremamente seducente. “Vigilerò sulla notte dello spoglio!“, avverte la pasionaria democristiana, amante dei viaggi in auto e delle penne da scrivere. Vigilerò!. Ma cosa vigilerà? Di chi non si fida? Non possiamo credere che la Bindi abbia poca fiducia di Uolter, l’homo novus, colui che, taumaturgicamente, trasformerà questa Italietta nella nuova America, nel sogno kennedyano. No, Uolter non potrebbe mai macchiarsi di queste cose, cara Rosy. E allora? Non ti fidi di Letta? Maddai, Enrichetto è un bravo ragazzo, in fondo. E’ costretto a fare il sottosegretario di Prodi, ma in cuor suo prova vergogna, vorrebbe scappare. No, Letta no, su di lui mettiamo pure la mano sul fuoco. E chi rimane…Adinolfi? Ho giurato a chi di dovere di non parlare più del blogger in questione. Mantengo la promessa. Gli altri due non li conosco, quindi non mi esprimo.

A parte gli scherzi, è paradossale che quella che dovrebbe essere la grande prova democratica della nascita di un nuovo partito, il grande partito della sinistra riformista (sì, come no!) nasca sotto fosche luci. Addirittura una candidata, illustrissima per altro, che di mestiere attualmente fa il Ministro della Repubblica, parla di furbacchioni addetti ai seggi, magari con mine sotto le unghie, come insegnava il vecchio Pci (Velardi dixit). Beh, se è questo il Piddì nel quale la società civile, i giovani, le casalinghe, dovrebbero riconoscersi, siamo proprio messi bene. Altrochè! Il fatto è che già sono pronti i coltelli, le faide intestine potrebbero emergere già il 15 ottobre, quando il Re sarà incoronato. E allora ne vedremo delle belle. La fusione a freddo di due atomi (comunisti con democristiani) sarà una semplice addizione: già oggi sul Corriere un esponente organizzativo piddì diceva che “sono state scelte le scuole perchè vi immaginate l’imbarazzo di un diesse nell’andare a votare in una sezione margheritina e viceversa?“. Alla faccia della condivisione degli ideali! Bisogna proprio evidenziare come il demoagogico discorso torinese di Veltroni, il pantheon delle divinità e delle muse ispiratrici, abbia avuto un grande successo. E l’avventura tragicomica del Partito democratico non ha ancora avuto inizio! Non vediamo l’ora che arrivino al 15…se ci arriveranno

ULTIM’ORA: il ministro Fioroni ha negato l’utilizzo degli edifici scolastici per l’installazione dei seggi elettorali per le primarie del Pd. Meglio tardi che mai.

 

Semplicemente DAW

 

Image HostingAncora una volta mi trovo d’accordo con Beppe Grillo. Forse me ne starò innamorando, o, più probabilmente, le sue dotte elucubrazioni hanno effetto anche su di me. A parte gli scherzi, il Savonarola dei nostri tempi bui ha messo sulla piazza un tema scottante ma quanto mai attuale: che fare dei Rom? Nel post del 5 ottobre sul suo blog, Beppe si è lanciato contro i rumeni, accusandoli di portare insicurezza nel nostro Paese. Qualcuno oserebbe dargli torto? Io no di certo. Grillo, lucidamente, parla di “bomba a tempo” che va disinnescata. Io correggo in “andava” disinnescata, cosa che il nostro artritico governo (g, volutamente minuscola…again) non ha voluto o forse non ha saputo fare. Prodi dice che la Romania è in Europa: e allora? la Romania è un caso a parte. Anche altri Paesi europei hanno posto in essere iniziative dirette a porre sotto controllo gli ingressi, francamente non vedo quale fosse il problema. Certo, direte voi, noi abbiamo il ministro Ferrero, per il quale bisognerebbe far entrare nelle nostre città tutti, indipendentemente dal contesto e dalla situazione da cui provengono.  Molti opinionisti e lettori accusano Grillo di essere diventato xenofobo, addirittura un protoleghista. Beh, il titolo “confini sconsacrati” mi fa venire in mente Carl Schmitt, quello della teoria dell’ amico-nemico, dove l’amico era semplicemente il Freund, il compagno di stirpe, l’amico di sangue. Teoria secondo la quale il confine è sacro. E’ indubbiamente un’affermazione forte, ma non ci vedo nulla di xenofobo in tutto ciò. Ritenere sacra una linea ideale tra due stati non è altro che l’espressione della propria identità nazionale, che io, diversamente da molti soloni teorizzatori del federalismo alla Kant (tanto per capirci), considero fondamentale per una nazione, intesa in quanto tale.

Tendo a stare con i piedi per terra, e al momento non vedo germogli di superstati o di grandi confederazioni mondiali, neppure europee, a dir la verità. La Romania è in Europa solo in virtù di un preciso progetto  sorto dalla paura di lasciare l’est del continente nelle mani di Putin.  E’  la politica, verrebbe da dire, ma questa è la realtà. Nè Bucarest nè Sofia erano pronte per entrare nell’Ue: disastri economici, poca trasparenza negli apparati amministrativi, scarsa legalità. Eppure da qualche mese anche loro possono cantare l’inno dell’Europa blu con le stellette. La verità è che quest’Europa non si sa a cosa sia ispirata, a quali ideali, a quali valori. Una “unione di Stati” deve necessariamente fondarsi su un qualcosa di comune, di alto. Pensiamo agli Stati Uniti d’America, che si unificarono (rimanendo però separati) sotto le meravigliose parole della Dichiarazione d’Indipendenza. Qui da anni si discute su una virgola, una parola, un punto. Nizza, Amsterdam, Roma, Lisbona. Trattati, trattatelli, costituzioni. Eppure siamo sempre lì: non hanno neppure la capacità di trovare l’accordo sulla creazione ex novo di un Ministro degli Esteri comune. Bella roba davvero.

In conclusione, consiglio di seguire la puntata stasera di Terra, il settimanale del Tg5 curato dal mitico Toni Capuozzo e da Sandro Provvisionato. Canale 5, ore 23.45. Tema del numero odierno: i Rom in Italia, tanto per cambiare.  

Image HostingItalia Oggi ha pubblicato ieri un interessante notiziola. Scopriamo che dal 1 gennaio 2008, lo stipendio del nostro primo cittadino, Giorgio Napolitano, aumenterà di 3.568 euro all’anno, vale a dire 300 euro al mese. La cosa più vergognosa, è che pure i dipendenti quirinalizi avranno di che sorridere. I fondi a loro disposizione aumenteranno, nell’anno prossimo venturo, di oltre 500 mila euro al mese. Franco Bechis va oltre, e ricorda che negli ultimi due anni la dotazione del Quirinale è cresciuta di 13,6 milioni di euro, vale a dire 1,1 milioni al mese. L’aumento è doppio rispetto a quello fatto registrare dalle due Camere. Padoa Schioppa ha messo a disposizione, con la finanziaria appena varata, un fondo di 230.650.000 euro, tutto per il Palazzo che fu di Papi e Re. Ci sono poche parole, sì. Evidentemente il clima di antipolitica crescente nel Paese non tocca i privilegiati più privilegiati, coloro che pur avendo poco da fare, dato il nostro sistema costituzionale, vedono il portafoglio aumentare di volume. Tutto questo tenendo conto che Nicolas Sarkozy, Presidente attivissimo della Repubblica Francese, guadagna mensilmente un terzo di quanto va a Mr Napolitano. E non mi verrete certo a dire che la differenza tra le due cariche è poca cosa. Sarkozy è quasi un imperatore, guida ogni cosa. E’ un Presidente come si deve, quasi paragonabile al parigrado statunitense. Napolitano invece è un notaio, che fa discorsi (sempre uguali) e che ben pochi ascoltano. Non nomina i ministri (anche se costituzionalmente dovrebbe), non guida esecutivi. Niente di niente. Altro paragone è quello con Elisabetta II d’Inghilterra. Lei sì, Regina, chissà quanto prende. Beh, rimarrete delusi: non è proprio un cachet da monarca. Come segnala l’annual financial report 2006/07 di Buckingham Palace, la regina si è posta il problema di non gravare troppo sulle già molestate tasche dei sudditi britannici. Così ha deciso di tagliare ulteriormente le spese: da 54,15 milioni di euro si passa agli attuali 53,6, per un risparmio di 531.283 euro. Buckingham Palace costa cinque volte in meno del Quirinale, i dipendenti sono in numero drammaticamente inferiore: meno della metà.

Evidentemente in Italia non c’è abbastanza tatto, non si riesce a cogliere il clima strisciante che si respira nel Paese. E’ quasi una caccia alle streghe. La casta, la casta, sempre la casta. E’ il prodotto non di un Grillo qualunque, tantomeno dell’interessante libro di Stella e Rizzo. E’ il risultato di una delusione, di chi sperava che con l’avvento a Palazzo Chigi di un Governo di sinistra le cose sarebbero cambiate. “Serietà“, tuonava (si fa per dire) Romano Prodi in campagna elettorale. Beh, oggi di questa serietà non si vede nemmeno l’ombra. Ma è una delusione che sta anche a destra, intendiamoci. Vedere teatrini squallidi sulle presenze al Senato, con i ricattini dei nanetti che non partecipano alle votazioni “perchè quello non mi vuole e non mi parla“, lasciano l’amaro in bocca. In generale non si vede la voglia di cambiare sistema, è un navigare a vista, con la speranza (o l’illusione) che poi tutto finisca come sempre. In una bolla di sapone. Perchè, si sa, gli italiani si stancano subito del nuovo giocattolo. Prima o poi ritornano a quello vecchio.

Image HostingRitorno ancora sul tema dei senatori a vita. Brevemente. Ieri ho già parlato abbondantemente dell’ultimo salvataggio degli ad-vitam, e ho ricevuto molti appunti e critiche (in molti casi non avevano neppure riferimenti al post), con il risultato di prendermela pure con chi non c’entrava nulla. Chiedo venia…chi deve capire capirà… Però ritengo opportuno tornare a battere il chiodo, almeno finchè è caldo. Lo faccio in quanto stamattina il Corriere della Sera me ne ha dato lo stimolo giusto. Il quirinalista di Via Solferino, Marzio Breda, ha intervistato quello che a mio giudizio (sindacabile) è stato il peggior Capo dello Stato italiano, vale a dire l’Oscar dell’io-non-ci-sto. Scalfaro è seccato, non ne può più di tutti gli schiamazzi dell’opposizione ad ogni suo voto pro-Prodi. Noi lo avevamo già notato con l’applicazione ex novo del regolamento del Senato by Oscar Luigi nella lunga notte che portò, dopo tappe forzate sul Calvario, all’elezione di Franco Marini quale seconda carica della nostra Repubblica.  Scalfaro era infatti ad un appuntamento irrinunciabile: la cerimonia all’Ara Coeli in ricordo del pio transito di San Francesco. Allora possiamo capirlo. Bravo, Oscar L.! E’ così che ci si comporta: questi sono i veri senatori a vita. Anziani signori che vanno in Senato quando vogliono, quando ne hanno la possibilità in coincidenza con altri impegni. Viversi la vecchiaia come meglio si crede, in tranquillità. Senza essere precettati dai maggiordomi di partito per andare a schiacciare pulsantini in aula su temi che magari neppure si conoscono. Non è ironia, la mia. Sono serio in questo momento, non riconosco lo Scalfaro dei bei tempi, quello che tramava la caduta del Governo Berlusconi I e che metteva in ogni modo i paletti nelle ruote dell’allora Polo delle Libertà.

Il problema è che subito dopo vengo smentito. Le mie buone intenzioni cadono una dopo l’altra, miseramente. L’intervistatore rammenta che l’altro giorno a Palazzo Madama era in gioco un altro transito, seppur profano: quello di Prodi verso le tenebre dell’opposizione. Risposta di Scalfaro, cito testualmente perchè merita: “Nei momenti di curva di questo Esecutivo ho cercato di non mancare mai e quindi mi sono posto il problema. L’ho risolto dicendo a me stesso: offrirò queste ore di preghiera perchè il Signore aiuti il mio amico Visco. Sì, ho pregato per lui. Sono dalla sua parte nel modo più assoluto, lo reputo un grande galantuomo“. Da non credere. Certo, Oscar è un uomo pio, si sa. Io da cattolico (seppur critico, basti leggere il post qua sotto) potrei ritenere una bestemmia pregare per Visco, anche perchè qui non è in gioco la salute di un uomo, ma la poltrona! Scalfaro che prega affinchè un viceministro rimanga incollato alla sedia. Complimenti, Presidente Emerito! Un grande senso delle istituzioni. Ecco a cosa siamo ridotti! Lo dico anche a chi più o meno legittimamente contesta la freschezza del tema senatori a vita (p.s. ieri era l’apertura del Corriere della Sera, quindi non era certo una mia forzatura). Non credo ci sia molto da rallegrarsi se un membro del Parlamento italiano, di quella che dovrebbe essere la massima istituzione democratica di un Paese civile, e per di più un ex Presidente della Repubblica, si mette ad invocare il Signore affinchè dall’alto dei cieli invii una benedizione sul viceministro dell’Economia e delle Finanze Vincenzo Visco. Io non lo vado a raccontare in giro, non so voi.

Image HostingSarebbe forse meglio che muoia se non posso compere la missione affidatami“. Queste le parole che Giovanni Paolo II pronunciò al segretario Stanislaw Dzwisz il giorno di Pasqua del 2005, pochi giorni prima della morte. Da qui parto per dire due cose su un tema delicato e quanto mai attuale: il diritto alla vita. O meglio, che cos’è vita? Non farò discorsi filosofici, tranquilli. Non è il mio forte, né mi attrae particolarmente la materia. Mi pongo interrogativi perchè penso sia rilevante che un Papa, Capo della cattolicità mondiale, chieda, nella sostanza, di non essere sottoposto a trattamenti che altro senso non avrebbero se non prolungare inutili e dolorose agonie. E’ interessante sapere questo, ancor più perchè non capisco la differenza che sussiste tra il cosiddetto accanimento terapeutico e il no netto all’eutanasia. Un uomo che magari da vent’anni è obbligato a letto, in coma vegetativo, e per il quale ormai non ci sono più possibilità di guarigione, è costretto a dipendere da una macchinetta attaccata ad un cavo? E’ vita, questa? Il Cardinale Lozano Barragàn, “ministro della Salute” vaticano, parla al convegno sull’”eutanasia nell’oncologia, organizzato dall’Istituto nazionale dei tumori. Dice l’Eminenza: “No all’accanimento terapeutico, sempre che si definisca quali sono le cure sproporzionate. No netto all’eutanasia“. Beh, ho difficoltà a seguire il ragionamento. Cure sproporzionate: e chi decide quali sono le cure “sproporzionate”? Magari un medico dice una cosa e un altro l’opposto, che facciamo? chiamiamo tre, cinque, sette dottori per essere sicuri di ottenere una maggioranza? E ancora, vorrei sapere che cosa è vita: vita è per me l’uomo che ragiona, l’uomo che parla, l’uomo che è presente a se stesso e agli altri. Un uomo disteso a letto per anni, con lo sguardo fisso, non solo incapace d’intendere e di volere, ma anche di percepire qualunque cosa o stimolo, non è altro che uno scheletro con la pelle sopra. Uno scheletro attaccato a un ventilatore. Un computer ormai andato. Un dolore che si amplifica, non solo per il malato, ma anche per chi lo circonda con l’affetto che si nutre verso una persona cara. E’ uno stillicidio. Faccio una puntualizzazione, quanto mai doverosa, credo: io sono cattolico, anche se critico. Credo in Dio, credo nella vita ultraterrena, ma sono anche portato a stare con i piedi per terra. Se la gerarchia dice una cosa che non mi trova d’accordo, manifesto il dissenso. E’ la dialettica, bellezza. Non amo dogmi o imposizioni. Accetto quello che penso sia giusto accettare e rimango perplesso su alcune interpretazioni (perchè di questo si tratta) che vengono date ai fatti d’attualità, ai grandi problemi che attanagliano la vita sociale contemporanea. Penso, infine, che un essere umano meriti almeno di morire come vuole. Io non vorrei marcire su un letto (e neanche sottoterra per la verità, preferirei essere cremato), non so voi. Certo, si dice che la speranza è l’ultima a morire, ma a volte è meglio farla morire abbastanza presto.


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Prossimamente qui grandi novità.

Che sarà mai?…mah, Grillo ha ragione: i senatori prima o poi devono andare in pensione…e io l’ho sempre detto.

Image HostingLa mortadella è un insaccato che può piacere o non piacere. A me piace. Però ha un difetto: va consumata in fretta, altrimenti perde il suo caratteristico sapore ed è da buttare. Purtroppo, anche il nostro mortadellone, prof. Romano da Scandiano, è in confusione, si sta consumando a poco a poco. L’altro giorno si è presentato davanti alle telecamere del Tg5 per illustrare al popolo italiano la finanziaria varata dal governo (g, come sempre, volutamente minuscola) dopo un conclave quasi più lungo di quello necessario ad eleggere Benedictus XVI. Felice, radioso come un bimbo il giorno di Natale, Prodi ha allegramente declamato al bravo Giuseppe De Filippi, i punti della manovra della “svolta” (ogni hanno sento dire che è l’anno della svolta e poi stiamo sempre peggio). Era visibilmente allegro Romano, quasi in preda ad uno sconvolgimento ormonale (ben per lui), si dimenava, rideva, bofonchiava, forse era commosso. Ha parlato di “case sociali”… forse voleva dire popolari: altrimenti, maliziosamente, si sarebbe portati a pensare ai caseggiati rossi in sovietic-style. Mi auguro che Prodi abbia sbagliato. Ma andiamo avanti. Il Prof. annuncia urbi et orbi che “è iniziata la redistribuzione“, quindi ammette implicitamente che l’anno scorso l’allegro duo Padoa & Visco hanno prepotentemente messo le mani nei nostri portafogli. E’ arrivato in ritardo, ma c’è arrivato. Pazienza, sarà l’età. Andiamo però a vedere quanti soldi torneranno nelle tasche degli italiani, soppesiamo la reale consistenza della pressione fiscale ridotta. Sapete di quanto Padoa Schioppa l’ha ridotta? Ahah: 0,1%. No, non è uno scherzo. Lo spiega benissimo Fabrizio Ravoni su “Il Giornale”: dal 43,1% di quest’anno si passa al 43% del prossimo. Complimenti e ovviamente grazie per la gentile concessione. Ma non è finita: nella conferenza stampa del mattino, o meglio della quasi alba (erano le 4 am), il superministro dell’Economia ha confortato i presenti sostenendo che “la spesa corrente è sotto controllo“. Ok, ma nel 2008 la spesa cresce dello 0,1%. Insomma, Prodi ha come al solito dimostrato la sua mediocrità, la sua pochezza. Non sa neanche di quello che parla, ma questo lo sapevamo già. Passiamo al settore sicurezza. E’ anche questo un tema importante: il Presidente del Consiglio annuncia che le forze dell’ordine avranno finalmente le risorse necessarie per la difesa del territorio e dei cittadini. Benissimo, in realtà i fondi sono del tutto insufficienti, come spiega il Sindacato Autonomo di Polizia SAP. In sostanza, la Mortadella è in tilt: probabilmente è la paura di essere gettata nel cestino, di essere considerata scaduta. Dini lo avverte: “non tocchi una virgola, altrimeni il Governo non avrà la maggioranza“, Diliberto mugugna: “la partita vera è sulle pensioni“, Bordon ride: “si discute del nulla, visto che manca il protocollo welfare“. Caro Romano, mi sa che ti stanno preparando l’uscita. Non vediamo l’ora che quel sogno diventi realtà.