Certo, a sinistra sono furbi. Molto furbi. Hanno schierato Uolter, il Re di Roma, il taumaturgo, colui che tocca gli appestati e improvvisamente questi guariscono. Sapevano che Uolter avrebbe esercitato fascino anche sugli esterni. Pure io l’avevo previsto, ma non immaginavo certo che a cadere nella trappola sarebbe stato Giuliano Ferrara, che sul Foglio sta tessendo le lodi di Veltroni, in modo francamente ambiguo e poco piacevole. Evidentemente, pure il conduttore di otto e mezzo si è fatto trascinare dalla pancia e non dalla testa; si è fatto ammaliare dal canto delle sirene democratiche. Certo, è facile cadere nella rete di chi si considera il nuovo Kennedy. Però, desta ancora più sorpresa, almeno in me, quanto ha scritto oggi il sempre grande Christian Rocca sul suo blog Camillo. Già il titolo mi lascia perplesso: “Se mantiene le promesse, lo voto“. Con tutta la buona volontà e la stima per Rocca, non riesco a comprendere come si possa dire una cosa del genere. Cioè, teoricamente uno prima dovrebbe essere eletto, e mantenere poi le promesse, e non viceversa. Poi è facile dire che Pol Pot è paragonabile ad Hitler: tutti ne sono capaci, non ci vuole un grande sforzo intellettivo o fisico. Alcuni non vogliono dirlo, ma è peculiare delle sirene proprio fare questo: parlare di ciò che piace all’altro, a quello che sta dall’altra parte, alla preda da conquista. E Uolter è indubbiamente bravo in questo ruolo. I suoi discorsi alla Martin Luther King sono strappalacrime: vuole la pace nel Mondo, chiede acqua per i bambini dell’Africa, mette all’indice Auschwitz e Pol Pot. Un santo, insomma.
Ma la realtà è ben diversa. Veltroni è scaltro, immensamente scaltro. Un bravo furbacchione, in senso positivo naturalmente, che sa toccare le corde giuste. E’ lo specchietto per le allodole, messo lì per fare il volto buono del pseudo-democratico Partito (appunto) democratico.
Peccato per Ferrara e Rocca, novelli Ulisse del ventunesimo secolo.
Arturo Mario Luigi Parisi è l’inventore dell’Ulivo che nel 1996 portò Romano Prodi ad insediarsi a Palazzo Chigi per la sua prima esperienza da Premier, miseramente naufragata due anni dopo. Parisi è anche l’uomo più vicino allo stesso Romano, il confessore, il creatore delle Primarie che riportarono trionfalmente in Italia l’ex Presidente della Commissione Europea. Parisi è stato pure messo al Ministero della Difesa, nel tentativo di rassicurare gli alleati sulla politica del nostro governo zeppo di dilibertiani, rifondaroli e pecorari vari. Tra oggi e ieri, però, il placido Arturo si è rotto. Basta, il Partito Democratico è una porcheria. Non lo diciamo noi, ma l’inventore dell’Ulivo prodiano. “Stamane avevo voluto illudermi che il Partito democratico di Veltroni potesse rappresentare una nuova stagione dell’Ulivo. Son bastate poche ore perche’ a quella che mi era sembrata una fioritura seguisse una gelata“. Che dire noi…ha parlato l’Arturo. Ci basta e avanza, per ora.
Da qualche giorno ormai, nei Palazzi della politica non si fa altro che parlare di elezioni. Già, di elezioni politiche anticipate. De Gregorio ha azzardato pure il periodo: marzo. Il tutto perchè Silvio Berlusconi ha fatto trapelare di avere in pugno almeno otto senatori sinistri delusi dal Partito Democratico e non più disposti ad appoggiare la sfiga prodiana, che sta obiettivamente trascinando nel baratro quel poco di sinistra che c’è in Italia. Primi di novembre, anzi, metà novembre. Il 14, per l’esattezza: voto finale della finanziaria (probabilmente con la fiducia). Sarà lì che i dissidenti verranno allo scoperto, trafiggendo Romano e i suoi, proprio come nel 1998, quando un voto (di Tiziana Valpiana) lo costrinse prematuramente (ma per noi fortunatamente) a fare i bagagli. Oggi la situazione è simile, e probabilmente l’epilogo sarà lo stesso. A mio avviso i fari vanno puntati su Lamberto Dini. Quel “
Ieri in Senato è stata una 
Il Berlusca è in forma, senza dubbio. La conferma ce la dà il
Un post un po’ particolare oggi. Ci limitiamo a prendere le news di Repubblica…ma attenzione, guai a chi parla di crisi. Anche Prodi è tranquillissimo…
E’ finita. Grazie a Dio (e alla maggioranza dei polacchi), almeno uno dei folli gemelli Kaczynski è andato a casa, rispedito al mittente, ricacciato nell’anonimato. Già, perchè gli ultimi due anni per la Polonia sono stati qualcosa di intollerabile. Caccia alle streghe, caccia ai comunisti e agli omosessuali, veti d’antan sui provvedimenti europei e altro ancora. Insomma, un turbillon di schifezze degno della peggior destra xenofoba europea, quella che in pratica è scomparsa dal nostro Continente circa sessant’anni fa.
La finanziaria soft addobbata da P.Schioppa e presentata da Prodi come il punto di svolta, è approdata nelle aule parlamentari già da qualche giorno. Oggi sappiamo che il soft sarà contornato dalla bellezza di 1.787 emendamenti. Però, mica pochi! Un minestrone fornito di ogni tipo di verdura, non c’è che dire. Non ci sarebbe nulla di strano, perchè la nostra misera storia repubblicana ci ha lasciato ricordi ben peggiori, con leggi di bilancio elefantiache. Il problema è che di quei 1.787 emendamenti, ben 982 provengono dalle fila unioniste. Praticamente la pseudo-maggioranza governativa ha preso la finanziaria, l’ha letta (forse), ci ha sputato sopra e l’ha data alle fiamme. Perchè per presentare 982 proposte di modifica (contro le 805 del centrodestra) significa che l’elaborato padoo-schioppano è proprio una porcheria. Bocciato dall’Europa (a cui Prodi ha replicato sdegnato “
Benedetto Della Vedova è un politico in gamba, che apprezzo molto. Oggi, leggendo sul sito dei 





