La Francia ultimamente è in subbuglio. Prima lo sciopero dei trasporti, poi quello dei dipendenti statali, quindi gli studentelli con poca voglia di dedicarsi al loro lavoro. Domenica scorsa, l’accidentale uccisione di due giovani da parte di una volante delle forze dell’ordine, è stato il pretesto per scatenare la follia criminale in tutta la ben nota (e tristemente nota) periferia parigina: auto e cassonetti dati alle fiamme, assalti alle caserme e ai commissariati, sfondamenti di vetrine di negozi, eccetera eccetera.
In Italia, se fosse successa cosa simile, avremmo già visto scendere in piazza soloni della sociologia comportamentale e della devianza, esperti del disagio giovanile e dei meno abbienti, politicanti con kefya e falce-martello intenti a gridare alla violenza squadrista e fascista del Presidente di destra. In Francia tutto ciò non è accaduto. Non è accaduto anche perchè il Presidente Sarkozy ha usato parole dure che lasciano poco spazio all’interpretazione: “Coloro che si sono presi la briga di sparare contro gli agenti di politizia, si ritroveranno in un tribunale penale. Aprire il fuoco contro i poliziotti è una cosa totalmente inaccettabil. Troveremo i colpevoli, si tratta di tentato omicidio”.
Ma non è finita qui, perchè Nicolas è andato oltre, mettendo a tacere (si spera) i soliti cattedratici difensori delle minoranze che magari vivono in centro città, albergati in sontuosi appartamenti intenti a scrivere libri sul disagio (non meglio precisato) di questi individui. Dice Le President: “Le violenze ed i disordini scoppiati nelle banlieues di Parigi non vanno fatti risalire ad una crisi sociale, ma ad una forma di teppistocrazia. Contesto il tentativo di trovare in ogni criminale una vittima della società e in ogni sommossa un problema sociale”. Ecco, questo è parlare chiaro, senza tanti giri a mo’ di politically-correct tanto tipici di casa nostra.
A noi questo Sarkozy piace sempre di più…verrebbe quasi voglia di un Anschluss…beh, non proprio fino a questo punto.
Qui siamo tutti con Stalin. Ivan Stalin Gonzalez è un giovane di 27 anni, venezuelano, dichiaratamente di sinistra, figlio di un militante comunista. Stalin guida la rivolta contro il progetto di riforma costituzionale ordito dal satrapo in camicia rossa, Hugo Chavez, moderno esempio di dittatore populista sudamericano. Tra una settimana i venezuelani saranno chiamati alle urne per l’ennesimo referendum, Sì o No a cio che il despota pianifica e pensa. Stavolta non è in gioco la bandiera nazionale, ma qualcosa di più importante: tingere di socialismo fino all’estremo lembo la Carta Costituzionale. Se vincessero i sì, Chavez potrebbe essere rieletto all’infinito e avrebbe nelle sue mani ogni potere dello Stato. Insomma, una dittatura in piena regola.
Daniele Paladini è l’ennesimo eroe italiano. Eroe sì, perchè è così che va chiamato uno che, sapendo a cosa andava in contro, si è buttato con il corpo contro il bastardo di turno imbottito di tritolo che aveva come unico obiettivo quello di raggiungere le vergini del Paradiso islamico. Paladini è l’undicesima vittima italiana in Afghanistan, morta nell’adempimento del proprio dovere al servizio della pace, di quella missione voluta e controllata dalle tanto invocate Nazioni Unite. In un momento come questo, un Paese che si rispetti dovrebbe poter contare su un coro unanime di voci rispettose e determinate nella condanna di tali gesti. Invece no, da noi non è costume comportarsi così.
E’ ormai partito il conto alla rovescia per le primarie e i caucus che nei prossimi mesi faranno emergere i due sfidanti che si contenderanno la Casa Bianca martedì 4 novembre 2008. I media (soprattutto nostrani) puntano tutto sul “super tuesday” del 5 febbraio, quando andranno alle urne ben 21 Stati, ma due sono le date da tenere ben impresse nella memoria: 3 e 8 gennaio. Già, perchè la storia insegna che potrebbero essere (come già accaduto nel 2000 e nel 2004 per Gore e Kerry) Iowa e New Hampshire a dire tutto, a chiudere anticipatamente la partita. La scorsa volta nessuno si sarebbe aspettato di vedere vincitore il mesto e modesto Kerry…già erano pronti i peana celebrativi di Dean. Così potrebbe andare anche stavolta, che due Stati pressochè insignificanti decidano le sorti della più grande democrazia del Mondo.
Otto giorni di caos. Per più di una settimana la Francia è stata bloccata dallo sciopero dei trasporti, punta avanzata di una contestazione ben più ampia che coinvolge tante altre categorie, dagli statali ai magistrati, fino ai pescatori. Non considero gli studenti, perchè non credo personalmente abbiano diritto allo sciopero, ma queste sono opinioni personali. Il fatto è che dinnazi all’ecatombe, il giovane Presidente non è arretrato di un millimetro, anzi. Ha usato parole forti, ha chiesto punizioni esemplari per i sabotatori delle linee dell’alta velocità, ha ribadito che si andrà in pensione dopo 40 anni, perchè è anche sull’impianto di riforme per svecchiare e ammodernare la Francia che lo scorso maggio ha ottenuto i voti per l’Eliseo.
Ad un mese e una settimana dall’incoronazione di Uolter quale Rex del piddì, oggi è stato presentato il simbolo della nuova formazione politica, quella che dovrebbe contendere a Berlusconi (dico Berlusconi perchè non ho ancora capito quale sia il nome del partito che sorgerà dalle ceneri di Forza Italia) il consenso delle italiche volontà. Un commento? A mio umilissimo avviso è orrendo.
Insomma, ne parlavano da un anno e mezzo. Convegni, fondazioni, associazioni. Tutto un mondo che voleva il partito unico del centrodestra. Fini che lo voleva per diventare l’erede legittimo di Berlusconi, Casini che non lo voleva invece perchè voleva divenire lui stesso il deus ex machina del centrismo italico. Berlusconi sembrava indifferente: sì, si farà, vedremo.Un’attenzione di facciata, che faceva morire dalla rabbia gli alleati, presunti o tali. E invece, sotto sotto, Silvio stava allestendo il tutto. L’hanno fatto incazzare, gli hanno dato del finito, e adesso lui si è inventato, come 13 anni fa, 





