Post da Novembre 2007

Parlare chiaro

30, Novembre, 2007 · 1 Commento

Image HostingLa Francia ultimamente è in subbuglio. Prima lo sciopero dei trasporti, poi quello dei dipendenti statali, quindi gli studentelli con poca voglia di dedicarsi al loro lavoro. Domenica scorsa, l’accidentale uccisione di due giovani da parte di una volante delle forze dell’ordine, è stato il pretesto per scatenare la follia criminale in tutta la ben nota (e tristemente nota) periferia parigina: auto e cassonetti dati alle fiamme, assalti alle caserme e ai commissariati, sfondamenti di vetrine di negozi, eccetera eccetera.

In Italia, se fosse successa cosa simile, avremmo già visto scendere in piazza soloni della sociologia comportamentale e della devianza, esperti del disagio giovanile e dei meno abbienti, politicanti con kefya e falce-martello intenti a gridare alla violenza squadrista e fascista del Presidente di destra. In Francia tutto ciò non è accaduto. Non è accaduto anche perchè il Presidente Sarkozy ha usato parole dure che lasciano poco spazio all’interpretazione: “Coloro che si sono presi la briga di sparare contro gli agenti di politizia, si ritroveranno in un tribunale penale. Aprire il fuoco contro i poliziotti è una cosa totalmente inaccettabil. Troveremo i colpevoli, si tratta di tentato omicidio”.

Ma non è finita qui, perchè Nicolas è andato oltre, mettendo a tacere (si spera) i soliti cattedratici difensori delle minoranze che magari vivono in centro città, albergati in sontuosi appartamenti intenti a scrivere libri sul disagio (non meglio precisato) di questi individui. Dice Le President: “Le violenze ed i disordini scoppiati nelle banlieues di Parigi non vanno fatti risalire ad una crisi sociale, ma ad una forma di teppistocrazia. Contesto il tentativo di trovare in ogni criminale una vittima della società e in ogni sommossa un problema sociale”. Ecco, questo è parlare chiaro, senza tanti giri a mo’ di politically-correct tanto tipici di casa nostra.

A noi questo Sarkozy piace sempre di più…verrebbe quasi voglia di un Anschluss…beh, non proprio fino a questo punto.

Categorie: francia · sarkozy

Generazione X

29, Novembre, 2007 · 1 Commento

Italia, 2007. Lecce, un ragazzo down di diciassette anni viene costretto dai delinquentelli ex compagni di classe ad umiliarsi. “Facci vedere che sai fare”, gli gridano, lo circondano. Inizialmente, sembra un gioco. Poi, però, non si scherza più quando gli viene intimato di toccarsi, di masturbarsi davanti a tutti gli altri. Nel frattempo, un videofonino riprende il triste spettacolo. Qualcuno ha il coraggio di dire che questa non è violenza sessuale? Beh, francamente sarebbe una tesi insostenibile. Obbligare, sghignazzando, un disabile a umiliarsi in un tal modo è assolutamente paragonabile ai tanti episodi di stupro che la cronaca degli ultimi tempi ci ricorda quotidianamente. Per fortuna, il giovane ha avuto il coraggio e la forza di parlarne con i suoi genitori, i quali hanno immediatamente denunciato il tutto. La difesa dei sette individui è stata la seguente: “ma non abbiamo mica diffuso il video in rete o lo abbiamo mandato ad altri cellulari!”. Disarmante, da rimanere a bocca aperta.

Ma non è finita qui: in Liguria uno studente (un altro) è stato vittima di un episodio altrettanto vergognoso: durante l’ora di religione (sic!), simpatici studentelli di quattordici anni hanno pensato bene di scrivergli sulla schiena “gay” e, peggio ovviamente, di tratteggiargli addosso una bella svastica. Che dire…si rimane perplessi. E’ dura dirlo, ma se la generazione nuova, quella degli anni ‘90, è questa, siamo messi davvero male. Non credono a nulla, solo cazzate per la testa e basta. Figa e cellulare. Stop. Sfido chiunque a dire il contrario. Non hanno interessi, ma solo pretese e richieste. “Voglio questo, voglio quello”, e spesso i genitori, o perchè esasperati o perchè non attenti, cedono. D’altronde il Mondo nel quale viviamo è questo, la colpa è difficilmente rintracciabile.

Quanti ragazzi under20 (almeno) si vedono nelle librerie, ad esempio? Pochi, lo constatavo proprio pochi giorni fa alla Feltrinelli di Padova…molti universitari, qualche anziano che sfogliava Rampini, zero frequentanti delle scuole superiori. Anche chi studia al tanto osannato Liceo non sfugge al dramma della generazione in questione: sempre meno ci si sofferma a pensare a sé, agli altri, alla vita. Per carità, non si richiedono astrazioni simil-buddhiste, ma la superficialità che si vede in giro fa davvero riflettere. Immaturità si dice, boh, chissà…può essere tutto.

Ma è anche vero che prima o poi questi videofonisti (che tanto si divertono) saranno chiamati a ruoli di responsabilità, ad avere le chiavi della loro vita e di quelle altrui. E se queste sono le premesse, c’è ben poco da rallegrarsi.

Categorie: società · violenza

Modelli assassini

28, Novembre, 2007 · 5 Commenti

Poveri rom, poveri rumeni! Quante volte nelle ultime settimane, negli ultimi mesi, i soliti benpensanti hanno speso queste parole così banali da essere penose. Oggi sappiamo che uno di questi poveri ragazzi, condannato per aver assassinato quattro giovani ragazzi in provincia di Ascoli Piceno lo scorso aprile, è diventato testimonial di una serie di gadget col marchio “Linearom”. Già il nome dice molto.

Ecco, ancora una volta, il senso della giustizia italiana. Una giustizia che vale meno di niente, in cui è difficile riconoscersi. Grida ancora vendetta la condanna a sei anni e sei mesi agli arresti domiciliari. Evidentemente in Italia guidare ubriachi, travolgere e uccidere quattro giovani comporta una pena da ridere. Se poi questa lascia pure il tempo di diventare modelli, beh, non rimane altro che sospirare e allargare le braccia. Scoramento. Ha ragione Azouz Marzouk, protagonista (suo malgrado) del dopo-Erba. “In Italia non si sente parlare mai di ergastolo”.

Come dargli torto. Qui si è contrari alla pena di morte, ovviamente, ma non certo all’ergastolo. Se aboliamo le pene forti e severe, non resta nulla.

Rendiamoci conto che il sistema-giustizia in Italia si sta decomponendo. Letteralmente. Prima che sia troppo tardi, ma forse lo è già.

Categorie: giustizia

Viva Stalin!

26, Novembre, 2007 · 7 Commenti

Image HostingQui siamo tutti con Stalin. Ivan Stalin Gonzalez è un giovane di 27 anni, venezuelano, dichiaratamente di sinistra, figlio di un militante comunista. Stalin guida la rivolta contro il progetto di riforma costituzionale ordito dal satrapo in camicia rossa, Hugo Chavez, moderno esempio di dittatore populista sudamericano. Tra una settimana i venezuelani saranno chiamati alle urne per l’ennesimo referendum, Sì o No a cio che il despota pianifica e pensa. Stavolta non è in gioco la bandiera nazionale, ma qualcosa di più importante: tingere di socialismo fino all’estremo lembo la Carta Costituzionale. Se vincessero i sì, Chavez potrebbe essere rieletto all’infinito e avrebbe nelle sue mani ogni potere dello Stato. Insomma, una dittatura in piena regola.

La novità sta nel fatto che dopo anni di opposizione inesistente, questa volta è un ragazzo (di sinistra) che tira fuori tutto il coraggio necessario per opporsi a Hugo e guidare il popolo nelle strade. Secondo i sondaggi recenti (e attendibili), solo il 39% dei venezuelani voterebbe a favore, mentre il 49% è contrario alla svolta chavista. Vedremo. Nel frattempo, gli studenti marciano sul palazzo presidenziale di Miraflores. L’ultima volta che una cosa simile accadde, nell’aprile 2002, ci furono morti e feriti. Giovedì, la provocazione sarà ancor più clamorosa: occuperanno l’avenida Bolivar, cuore pulsante del populismo rosso. Stalin fa sapere che i giovani marceranno con le mani in alto e vuote, in segno di pace. Non ci importa che questo Stalin sia di sinistra, che consideri Chavez “un militare autoritario di destra”. L’importante è che qualcuno si svegli e faccia sentire, coraggiosamente, la propria voce dissenziente. Checchè ne dicano i dilibertiani e rifondaroli nostrani, ammaliati dall’Hugo-pensiero.

Categorie: chavez · venezuela

La bocca degli stolti…

25, Novembre, 2007 · 2 Commenti

Image HostingDaniele Paladini è l’ennesimo eroe italiano. Eroe sì, perchè è così che va chiamato uno che, sapendo a cosa andava in contro, si è buttato con il corpo contro il bastardo di turno imbottito di tritolo che aveva come unico obiettivo quello di raggiungere le vergini del Paradiso islamico. Paladini è l’undicesima vittima italiana in Afghanistan, morta nell’adempimento del proprio dovere al servizio della pace, di quella missione voluta e controllata dalle tanto invocate Nazioni Unite. In un momento come questo, un Paese che si rispetti dovrebbe poter contare su un coro unanime di voci rispettose e determinate nella condanna di tali gesti. Invece no, da noi non è costume comportarsi così.

Era ancora mattina, le notizie giungevano a sprazzi, quando il solito Partito dei Comunisti Italiani, folkloristico gruppetto di nostalgici del tempo che fu, iniziava a sbraitare come sua consuetudine. Il prode Rizzo che si poneva amletici interrogativi circa la nostra presenza lì, la solita Palermi che tra una lode e l’altra del Porcellum, trovava il tempo per rispedire al mittente le accuse di ignorare il dolore dei parenti della vittima. Ma il bello doveva arrivare insieme al gran capo dei rossi d’antan, Diliberto Oliviero. Il Segretario, infatti, ha testualmente detto: “Vorrei che qualcuno mi spiegasse pero’ perche’ noi continuiamo a stare in Afghanistan. Per quanto tempo ancora dovremo piangere vittime innocenti? Per quanto tempo ancora dovremo espimere cordoglio a famiglie incolpevoli che sacrificano i loro figli?”. Per carità, domande legittime, anche se personalmente le ritengo patetiche.

Qualcuno però ha già risposto all’innamorato della mummia di Lenin, esattamente il 9 giugno 2006. Parlo di Mauro Pibiri, fratello di Alessandro, venticinquenne morto a Nassirya. Mauro ebbe il coraggio e la forza di cacciare Diliberto dalla camera ardente, rilasciando queste dure dichiarazioni: Mio fratello ci credeva ciecamente in quello che faceva. L’ha scelto lui e siamo orgogliosi di quello che ha fatto. Voglio che tutti sappiano che i militari in Iraq stanno facendo il bene, e non la guerra. Lo dico alla faccia di qualche politico di estrema sinistra che, davanti al cadavere di mio fratello, mi ha detto: “Io l’ho sempre detto che questa guerra non andava fatta””. Ecco, qui eravamo in Iraq, ora piangiamo un caduto in Afghanistan. Cambiano i contesti, ma non il significato.

Parlano loro, gli acculturati della sinistra che presidia gli angoli più remoti delle scuole e delle Università. Loro che vanno in giro sbandierando ai quattro venti il profondo valore dell’ONU quale baluardo dei diritti dell’uomo. Non so, non li ho mai capiti, tutti imbevuti di logiche sessantottine, di internazionalismo cosmopolita che è fallito con il passare degli anni e con le evidenze della storia. Non si rassegnano al fatto che la parabola della più grande utopia che l’uomo abbia mai tentato di realizzare sia inesorabilmente sprofondata negli abissi, dopo una lunga ed inarrestabile discesa. Ogni tanto torna su, si veda Cuba o la Corea del Nord: ma si tratta di isolette sperdute. Il fatto è che l’ONU che tanto lodano in Afghanistan c’è, è presente. L’ha detto pure il loro Ministro degli Esteri: “siamo lì sotto l’egida delle Nazioni Unite”. Evidentemente c’è chi pensa di più ai cadaveri imbalsamati e non ha tempo per sentire altro. Pazienza, abbiate pietà.

Categorie: afghanistan · diliberto

La lunga marcia

24, Novembre, 2007 · Lascia un Commento

Image HostingE’ ormai partito il conto alla rovescia per le primarie e i caucus che nei prossimi mesi faranno emergere i due sfidanti che si contenderanno la Casa Bianca martedì 4 novembre 2008. I media (soprattutto nostrani) puntano tutto sul “super tuesday” del 5 febbraio, quando andranno alle urne ben 21 Stati, ma due sono le date da tenere ben impresse nella memoria: 3 e 8 gennaio. Già, perchè la storia insegna che potrebbero essere (come già accaduto nel 2000 e nel 2004 per Gore e Kerry) Iowa e New Hampshire a dire tutto, a chiudere anticipatamente la partita. La scorsa volta nessuno si sarebbe aspettato di vedere vincitore il mesto e modesto Kerry…già erano pronti i peana celebrativi di Dean. Così potrebbe andare anche stavolta, che due Stati pressochè insignificanti decidano le sorti della più grande democrazia del Mondo.

Noi qui, come è chiaro da tempo, facciamo il tifo per Rudy Giuliani, dato in testa da tutti i sondaggi per quanto riguarda la sfida finale di novembre. I problemi però sono proprio in Iowa, dove Romney è dato al 28% contro il 13% di Giuliani (Thompson al 15%). Nel New Hampshire va ancora peggio: il mormone Romney sarebbe al 33%, McCain al 18% e Giuliani al 16%. Se andasse così, è ipotizzabile che si creino delle falle nel sostegno alla candidatura di Rudy, mentre questi risultati avrebbero un effetto boom per Romney, che potrebbe recuperare anche negli altri Stati. C’è da sperare che qualche positiva notizia giunga dal Wyoming (5 gennaio) e dal Michigan, dove le ultime rilevazioni danno un lievissimo vantaggio a Giuliani, il quale avrebbe ribaltato la situazione precedentemente favorevole a Mitt il mormone. Sia chiaro, considerando tutti gli Stati, i sondaggi concordano nell’attribuire a Rudy 19 Stati contro i 4 di Romney, ma è anche vero che quest’ultimo vincerebbe là dove conta.

Vedremo, noi continuiamo a sostenere la battaglia dell’ex Sindaco di New York. Ci crediamo. E’ una scommessa, una bella scommessa che seguiremo, ovviamente.

Categorie: primarie · rudy giuliani · usa

Ancora e sempre, Sarkozy

22, Novembre, 2007 · 4 Commenti

Image HostingOtto giorni di caos. Per più di una settimana la Francia è stata bloccata dallo sciopero dei trasporti, punta avanzata di una contestazione ben più ampia che coinvolge tante altre categorie, dagli statali ai magistrati, fino ai pescatori. Non considero gli studenti, perchè non credo personalmente abbiano diritto allo sciopero, ma queste sono opinioni personali. Il fatto è che dinnazi all’ecatombe, il giovane Presidente non è arretrato di un millimetro, anzi. Ha usato parole forti, ha chiesto punizioni esemplari per i sabotatori delle linee dell’alta velocità, ha ribadito che si andrà in pensione dopo 40 anni, perchè è anche sull’impianto di riforme per svecchiare e ammodernare la Francia che lo scorso maggio ha ottenuto i voti per l’Eliseo.

Come dargli torto. Da noi qualunque Presidentucolo del Consiglio (non fa differenza di che colore) si sarebbe già arreso, avrebbe già convocato al tavolo i sindacati ribelli piegandosi alle loro richieste. Già, perchè in Italia gli Epifani, i Bonanni e gli Angeletti hanno un potere ricattatorio enorme, come non esiste da nessun’altra parte. In Francia, invece, dove va detto che la forza sindacale è pressochè insignificante, un Napoleone del terzo millennio (ed è un complimento) può battere il pugno sul tavolo e dire che no, così non si fa. Avanti per la strada tracciata, senza se e senza ma. Soprattutto senza concessioni alla minoranza scioperante (meno del 30%). I sondaggi danno ragione a Nicolas (si parla del 67%). Anche noi stiamo con lui. E ogi, infatti, la situazione sta tornando lentamente alla normalità.

Scrivono oggi sul Corriere Sandro Bondi e Daniele Capezzone: “Sarkozy affronta il problema di rendere caldo il liberalismo, proprio come prima di lui ha indicato Berlusconi con la sua esperienza di governo. Troppo spesso il mondo liberale, nonostante ricette che sono e restano le migliori, sembra sottovalutare l’esigenza di un supplemento d’anima. Sarkozy riesce nell’operazione perchè si pone l’obiettivo di dimostrare che le soluzioi liberali sono vantaggiose in particolare per la porzione più debole della popolazione, troppo spesso ingannata dalle demagogie della vecchia sinistra” . Chapeau.

Categorie: francia · sarkozy

Pizzeria democratica

21, Novembre, 2007 · 2 Commenti

Image HostingAd un mese e una settimana dall’incoronazione di Uolter quale Rex del piddì, oggi è stato presentato il simbolo della nuova formazione politica, quella che dovrebbe contendere a Berlusconi (dico Berlusconi perchè non ho ancora capito quale sia il nome del partito che sorgerà dalle ceneri di Forza Italia) il consenso delle italiche volontà. Un commento? A mio umilissimo avviso è orrendo.

Veltroni ovviamente l’ha esaltato con la verbosità di cui è capace, “un simbolo che raccoglie l’identità di un partito e la sua chiave di lettura è quella di un simbolo che racconta di un partito che nasce per fare un’Italia nuova. Assume su di sé l’identità nazionale con molta forza”. Interessante quanto incomprensibile lettura, vabbè…passiamo oltre.  Addirittura i grafici interpellati si sono messi all’opera sulla base di un tracciato poetico, patriottico oserei dire. Già, perchè il verde rappresenta la tradizione laica ed ambientalista, il bianco è il solidarismo cattolico, mentre il rosso simboleggia il socialismo ed il lavoro. Sarà.

A me ricorda tanto quei cartoni delle pizze da asporto, quelli bianchi con le gigantesche scritte “Pizza ecc ecc” nei tre colori della nostra bandiera. Addiriturra qui hanno aggiunto pure il solito quanto osceno ramoscello d’ulivo, ultimo mesto omaggio a Mortadella, fondatore undici anni fa dell’attuale e poco moderno centrosinistra italiano. Un merito però questo logo ce l’ha: finalmente viene mandato in soffitta il cerchio riempito per far posto al rettangolo in stile SPD. Alè, sprazzi di rinnovamento. Attendiamo ora di vedere come reagirà Berlusconi, con il simbolo definitivo della nuova creatura. Pure l’occhio vuole la sua parte.

Categorie: partito democratico · veltroni

Bamboccioni

20, Novembre, 2007 · Lascia un Commento

I bamboccioni sarebbero Fini e Casini. Senza scrivere altro, in mancanza anche di tempo materiale, vi rimando a quanto ho postato nella notte su DAW.

Categorie: casini · fini

E’ nato

19, Novembre, 2007 · 5 Commenti

Image HostingInsomma, ne parlavano da un anno e mezzo. Convegni, fondazioni, associazioni. Tutto un mondo che voleva il partito unico del centrodestra. Fini che lo voleva per diventare l’erede legittimo di Berlusconi, Casini che non lo voleva invece perchè voleva divenire lui stesso il deus ex machina del centrismo italico. Berlusconi sembrava indifferente: sì, si farà, vedremo.Un’attenzione di facciata, che faceva morire dalla rabbia gli alleati, presunti o tali. E invece, sotto sotto, Silvio stava allestendo il tutto. L’hanno fatto incazzare, gli hanno dato del finito, e adesso lui si è inventato, come 13 anni fa, un partito nuovo.F

Chiariamo: è troppo presto per commentare l’iniziativa berlusconiana. Bisognerà attendere l’assemblea costituente del 2 dicembre, quindi gli obiettivi della nuova forza politica, perchè è questo che è importante. Tuttavia già da ora possiamo parlare di un terremoto, di un sisma (o cataclisma) che probabilmente farà nascere in Italia la terza repubblica, quella della semplificazione del quadro politico (così cara a Lamberto Dini e a Willer Bordon, guardacaso). Possiamo anche ammettere l’esistenza di molti dubbi circa questa iniziativa, apparentemente frettolosa. Anche qui però, bisogna sempre tener presente il soggetto in questione, il motore che ha deciso e che animerà il nuovo partito: è sempre Berlusconi. Quando si mette in testa una cosa è quella, e sa quel che fa. E già certe reazioni degli alleati, sempre pseudo o tali, testimoniano la paura che serpeggia nei quartieri generali aennini o udiccini.  Paura di perdere voti, i voti di quei milioni che si considerano semplicemente di centrodestra, senza privilegiare un partito in particolare. L’hanno fatto incazzare, di brutto.

Lui è andato in giro a cercare di portare a destra vari senatori per affossare Prodi, mentre gli altri se ne stavano con le mani in mano o scrivevano lettere da inviare al Corriere mortadellico a finanziaria appena approvata. E così, in barba a mesi e mesi di discorsi, congressi, incontri e seminari, Silvio ha rotto gli indugi e ha scelto di fare tutto da solo.

Per fortuna, aggiungo io.

Categorie: berlusconi · casini · centrodestra · fini