Poveri rom, poveri rumeni! Quante volte nelle ultime settimane, negli ultimi mesi, i soliti benpensanti hanno speso queste parole così banali da essere penose. Oggi sappiamo che uno di questi poveri ragazzi, condannato per aver assassinato quattro giovani ragazzi in provincia di Ascoli Piceno lo scorso aprile, è diventato testimonial di una serie di gadget col marchio “Linearom”. Già il nome dice molto.

Ecco, ancora una volta, il senso della giustizia italiana. Una giustizia che vale meno di niente, in cui è difficile riconoscersi. Grida ancora vendetta la condanna a sei anni e sei mesi agli arresti domiciliari. Evidentemente in Italia guidare ubriachi, travolgere e uccidere quattro giovani comporta una pena da ridere. Se poi questa lascia pure il tempo di diventare modelli, beh, non rimane altro che sospirare e allargare le braccia. Scoramento. Ha ragione Azouz Marzouk, protagonista (suo malgrado) del dopo-Erba. “In Italia non si sente parlare mai di ergastolo”.

Come dargli torto. Qui si è contrari alla pena di morte, ovviamente, ma non certo all’ergastolo. Se aboliamo le pene forti e severe, non resta nulla.

Rendiamoci conto che il sistema-giustizia in Italia si sta decomponendo. Letteralmente. Prima che sia troppo tardi, ma forse lo è già.