Italia, 2007. Lecce, un ragazzo down di diciassette anni viene costretto dai delinquentelli ex compagni di classe ad umiliarsi. “Facci vedere che sai fare”, gli gridano, lo circondano. Inizialmente, sembra un gioco. Poi, però, non si scherza più quando gli viene intimato di toccarsi, di masturbarsi davanti a tutti gli altri. Nel frattempo, un videofonino riprende il triste spettacolo. Qualcuno ha il coraggio di dire che questa non è violenza sessuale? Beh, francamente sarebbe una tesi insostenibile. Obbligare, sghignazzando, un disabile a umiliarsi in un tal modo è assolutamente paragonabile ai tanti episodi di stupro che la cronaca degli ultimi tempi ci ricorda quotidianamente. Per fortuna, il giovane ha avuto il coraggio e la forza di parlarne con i suoi genitori, i quali hanno immediatamente denunciato il tutto. La difesa dei sette individui è stata la seguente: “ma non abbiamo mica diffuso il video in rete o lo abbiamo mandato ad altri cellulari!”. Disarmante, da rimanere a bocca aperta.
Ma non è finita qui: in Liguria uno studente (un altro) è stato vittima di un episodio altrettanto vergognoso: durante l’ora di religione (sic!), simpatici studentelli di quattordici anni hanno pensato bene di scrivergli sulla schiena “gay” e, peggio ovviamente, di tratteggiargli addosso una bella svastica. Che dire…si rimane perplessi. E’ dura dirlo, ma se la generazione nuova, quella degli anni ‘90, è questa, siamo messi davvero male. Non credono a nulla, solo cazzate per la testa e basta. Figa e cellulare. Stop. Sfido chiunque a dire il contrario. Non hanno interessi, ma solo pretese e richieste. “Voglio questo, voglio quello”, e spesso i genitori, o perchè esasperati o perchè non attenti, cedono. D’altronde il Mondo nel quale viviamo è questo, la colpa è difficilmente rintracciabile.
Quanti ragazzi under20 (almeno) si vedono nelle librerie, ad esempio? Pochi, lo constatavo proprio pochi giorni fa alla Feltrinelli di Padova…molti universitari, qualche anziano che sfogliava Rampini, zero frequentanti delle scuole superiori. Anche chi studia al tanto osannato Liceo non sfugge al dramma della generazione in questione: sempre meno ci si sofferma a pensare a sé, agli altri, alla vita. Per carità, non si richiedono astrazioni simil-buddhiste, ma la superficialità che si vede in giro fa davvero riflettere. Immaturità si dice, boh, chissà…può essere tutto.
Ma è anche vero che prima o poi questi videofonisti (che tanto si divertono) saranno chiamati a ruoli di responsabilità, ad avere le chiavi della loro vita e di quelle altrui. E se queste sono le premesse, c’è ben poco da rallegrarsi.






