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Quelli che non avrebbero mai rinunciato al simbolo. Quelli che sarebbero andati da soli e distanti dai due partitoni. Quelli che non digerivano le fusioni. Quelli che nascevano dal Family Day. Eccoli qui, dopo un mese. Insieme, sotto lo stesso tetto. Casini e Pezzotta. Per sempre.
Sarà capitato anche a voi di girare per le vostre città. E’ tempo di elezioni, manifesti e volantini si vedono dovunque si posi lo sguardo. Un’overdose che andrà sempre aumentando fino al benedetto 14 aprile, quando gli scatoloni del Ministero dell’Interno si apriranno per ricevere le schede elettorali. Ovviamente è capitato anche al sottoscritto. E fra tutto il populismo debordante, mi ha colpito il manifesto che qui vedete. Lo ritengo paradigmatico (scusate l’italiano forbito) della mistificazione che il baldanzoso Uolter sta portando avanti. Non rientrate nel caos. Voltate pagina. La prima volta che l’ho visto ero in autobus. Pensavo che la vista mi avesse giocato uno scherzo. Mi era sembrato di aver notato il gaudente viso del taumaturgo Re di Roma, ma poi mi ero convinto che una frase del genere potesse provenire solo dalle opposizioni allo sfigato Governucolo Prodi.
Invece no, avevo visto bene. Il Partito Democratico nega le proprie origini. Sì, perchè fino a prova contraria, il caos era l’esecutivo-Mortadella, e i ministri di quel baraccone erano in gran parte piddini. Dulcis in fundo, si ricorda agli smemorati (veri o che si fingono tali) che il presidente del PD è, fino a prova contraria, il Professor Prodi Romano. Già, quello che doveva cambiare l’Italia in modo serio e coeso.
Chissà se gli italiani se ne rendono conto o hanno già perso la memoria
Sergio De Gregorio è indagato per corruzione. Passare dal centrosinistra al centrodestra per la Procura della Repubblica di Roma è evidente corruzione. Passare dal centrodestra al centrosinistra no. Dura lex, sed lex.
  • excursus elettorale: i sondaggi, quelli veri (Euromedia Research) dicono che Berlusconi è al 46,4%, mentre Veltroni è al 36,4%. Casini al 3,6%

Non c’è niente da fare. Il Partito Democratico è er mejo. Va votato perchè è ganzo, affascina tutti. E’ più ammaliante di Mata Hari, più sexy di Marilyn Monroe. Uolter è più invitante di un ghiacciolo alla menta quando ti trovi in spiaggia con 40 gradi all’ombra. Oggi ci arriva la conferma. E’ di Totti Francesco da Roma. “Grazie Walter, sei un amico di Roma”. Uno spottone degno del miglior Silvio, ma ovviamente non si può dire. Loro sono diversi.

 qui il video 

Il Partito Democratico si sta ammaccando. Sono eccessivo? Probabile. Ma è indubbio che l’ingresso dei Radicali nel minestrone veltroniano ha fatto emergere tutte le contraddizioni del Loft. Oggi la Segretaria invisibile, Bernardini, ha ricordato ai sigonorotti della nuova sinistra, che “vogliamo non si chieda ai radicali di smettere di fare i radicali e per questo non ci vuole molto: ci vuole ascolto e la volontà di andare in fondo alle questioni”. Insomma, sì alla cooptazione nel listone, perchè 9 seggi e una poltrona ministeriale sono sempre cosa assai gradita, ma con qualche però. I radicali, d’altronde, son sempe radicali. Devono fare casino, altrimenti non sono radicali. Chiedere, chiedere e ancora chiedere. E meno male che non erano accattoni.
A testimoniare, se ce ne fosse ancora bisogno, il caos taciuto che domina il Pd, ci si sono messi pure i virgulti teodems, quelli della Binetti, tanto per capirci. La vispa senatrice, mai così in forma, si dice “perplessa, smarrita e preoccupata” e si chiede “Ora che fine farà l’equilibrio raggiunto all’interno del partito tra area cattolica e riformista?”. Bene, la pace veltroniana sembra in pericolo, anche perchè viene annunciata battaglia: “i cattolici del nostro partito, che sono tanti, dovranno fare quadrato per difendere i loro valori stando sempre all’interno del Pd”.
Grande Uolter, in bocca al lupo. Hai una bella gatta da pelare, coraggio.
L’Udc era per Cuffaro. Miccichè, di Forza Italia, ce l’aveva con Cuffaro. Berlusconi fa l’accordo con Lombardo. Casini si incazza. Lombardo è amico di Cuffaro. Miccichè si incazza. Berlusconi candida Lombardo. Miccichè si incazza di più. Lombardo vuole pure l’Udc. Berlusconi si incazza. Miccichè si candida. Lombardo si incazza. Miccichè va a Roma. Abbraccia Berlusconi. Berlusconi candida la Prestigiacomo.
Tutto estremamente chiaro. Come si fa a non votarli?

Non sono, né sarò mai un veltroniano elettore del finto Partito Democratico. Quel che è vero, però, è che sono sempre più lontano dalla mia prima casa politica

Già, perchè mentre il PdL pensa di candidare Angela Sozio (ex partecipante del Grande Fratello), Peppino di Capri e Aida Yespica (che grazie a Dio ha rifiutato), il Pd risponde con Pietro Ichino. Urgono riflessioni.

Nessun commento da parte mia. Bastano e avanzano le note d’agenzia sui complessi psicologici interni al Partito Democratico.

Anna Finocchiaro dice no alla proposta di Di Pietro di lasciare Mediaset con una sola rete e richiama il leader dell’idv al rispetto del programma . “La firma del programma del Pd da parte di Di Pietro - ha detto a Repubblica radio - deve avere come conseguenza che le proposte del pd, come i due disegni di legge Gentiloni, devono essere considerate come proposte comuni. Tra l’altro, Di Pietro, dopo aver fatto quelle dichiarazioni, si è corretto. Si è trattato di un momento di intemperanza“.

D’ALEMA: “SI’ AI RADICALI”
“Noi non vorremmo fare una coalizione con il partito radicale, perché siamo contrari a questa logica, ma stiamo ragionando della possibilità che alcune personalità, in particolare Emma Bonino, possano essere nelle liste del Pd. Lo vedrei come un elemento di viva alchimia, visto che è stata un ministro eccellente ed è una donna di grande valore e capacità”. Così il vicepremier D’Alema, ospite di Radio anch’io, a proposito della trattativa tra Pd e Radicali.

BINETTI: “NO AI RADICALI”
Il Partito Democratico “non ha bisogno dei Radicali” perché rischiano di portare “conflittualità dentro il Pd“, afferma la senatrice teodem Paola Binetti, sbarrando la strada a una candidatura dei radicali nelle liste del Pd. “La loro presenza strutturata dentro il Pd sarebbe destabilizzante“, afferma la senatrice cattolica in un’intervista al Giornale, contraddicendo la linea del segretario del Pd Walter Veltroni.

Di questi albori di campagna elettorale di cose da dire ce ne sarebbero. Dai viaggi turistici di Veltroni alla scomparsa accertata e definitiva della Dc, dalle pretese della Bonino alle folgorazioni di Ferrara. Voglio però soffermarmi su quanto sta accadendo nel centrodestra. Da un anno e mezzo Berlusconi andava chiedendo elezioni anticipate, sventolando a destra e a manca sondaggi grandiosi...più 10, 12, 14, 16 percento sulla agonizzante corazzata prodiana. Tutto era pronto, si stava preparando ormai a rientrare trionfante a Palazzo Chigi. Si mormorava che avesse addirittura già pronta la lista dei ministri. Ora però che le elezioni le ha avute, il Cavaliere è caduto in stand-by: mogio, abbattuto, gioca a fare lo statista (ruolo che non gli si addice). Vuole fare il buono, il gentleman pronto all’agreement con lo sfidante.
Diciamocelo chiaro: Uolter è partito alla grande, davanti allo schermo è riuscito a dare l’immagine del nuovo (che sappiamo benissimo non essere), sta facendo bene: sorprendente come abbia relegato Prodi (presidente del suo partito) in un angolino, facendolo quasi dimenticare allo smemorato popolo italico. Furbo come una volpe, ha copiato il programma di Berlusconi del 2001, i famosi punti che si aprono con la fotocopia del celebre (e tanto irriso, allora) “meno tasse per tutti”. Ridicolo, sì. Però funziona.
Dall’altra parte, invece, è tutto un rincorrere, cosa impensabile fino a venti giorni fa. I ruoli sembrano essersi invertiti. L’unica cosa che sanno fare è andare a dire “ci copiano il programma”. Scusate, io sarò sbadato, per carità, ma vorrei sapere qual è il programma del neonato PdL. Voi l’avete visto? Sapete dirmi dov’è, dove lo posso recuperare? Non vorrei che sia stata data per scontata una vittoria tutta ancora da guadagnare (e servirà una vittoria inequivocabile, altrimenti si torna nel pantano unionista), con una sottovalutazione dell’uomo Veltroni. Berlusconi sembra spaesato, non sa che dire. Elenca sondaggi favorevoli, torna a dire “abbasserò le tasse” (omettendo di dire come, a differenza del Pd che ha fatto parlare l’esperto Morando), si avvita su discorsi idealistici di cui agli italiani non può fregare di meno (”daremo libertà”).
L’impressione, sbagliata sicuramente eh, è che davvero l’obiettivo sia quello di una Grosse Koalition alla tedesca. Il motivo è ignoto, e per questo credo di sbagliarmi. Non avrebbe senso, però serve una svolta. E al più presto. Altrimenti il PdL appena venuto al Mondo sarebbe colto da invecchiamento precoce. Con tutte le conseguenze che ne deriveranno.
Tutto sommato, chi vi scrive ha in simpatia Giuliano Ferrara. Non tanto per le sue idee da teo-con post comunista, quanto per il soggetto che è. Insomma, una questione di pelle. Sarà la sua arroganza, il suo savoir-faire. Non lo so. Oggi però sta sbroccando. Ospite a “In mezz’ora” dalla Annunziata ha mandato un avvertimento a Berlusconi: “Ti conviene apparentarti con me, visto che la mia lista prenderà il 6-7%”. E, infine, una risposta da primadonna all’offerta (di cui non comprendo bene le motivazioni) giuntagli dal neonato PdL: “Mi candido a Sindaco di Roma solo se mi tengono nella coalizione”.
Forse che la folgorazione sulla via di Damasco lo abbia preso nel punto sbagliato?
Il partito che guarda ai poveri, ai derelitti. Il partito che deve far ripartire l’Italia. E per dare un segnale alle classi deboli, Veltroni arruola i poveri d’Italia: Matteo Colaninno, Martina Mondadori, Rosella Sensi, Alessandro Benetton.
Ca vans dire..
E’ morta. La Balena bianca non c’è più. Non è un post scritto quindici anni fa, ma oggi. Perchè con lo strappo definitivo e drammatico tra Berlusconi e Casini, vengono messi in soffitta sessant’anni di storia. La diaspora tangentopoliana aveva fabbricato tanti micropartitini che con gli anni e con il sistema malato della nostra politica si erano ritagliati spazi sempre maggiori. Casini, Mastella, Tabacci, Follini. Amanti del doppiogiochismo, delle minacce, dei ricatti. Tutto per visibilità, per brama di potere, di poltrone. Aghi della bilancia perenni, da sempre. Quello scudocrociato che doveva in qualche modo imporsi anche nell’era del bipolarismo. Popolari da una parte e cicciddini dall’altra. Ora è finita. Veltroni e Berlusconi hanno scelto una strada diversa, meglio soli che mal accompagnati. Infatti sarà così.
Non si possono scordare in quattro e quattr’otto i cinque anni di governo berlusconiano, quando l’Udc si impegnò a fondo per logorare la leadership del Cavaliere. Come dimenticare l’insulsa e farlocca crisi di Governo pretesa dal democratico Follini? Fu un’opera d’arte, l’importante era umiliare l’uomo nero, l’orco, il diavolo. Antipatia verso l’imprenditore di successo, certo. Ma ancor più gelosia, invidia. Nel ‘94 tolse loro la possibilità di rimettere su in qualche modo la baracca rottamata, riverniciare lo scudo democristiano. Fu uno tsunami, “qui comando io”, disse Silvio. E i voti gli diedero ragione. Casini, il delfino di Forlani, dovette abbassare la testa e fare buon viso a cattivo gioco. E con lui il Sindaco di Ceppaloni, che poi si è divertito a zompettare a destra e a sinistra.
Ora basta, però. Non si scherza più, perchè il gioco è bello quando dura poco. E il Cavaliere si è rotto. “O con me o contro di me”, proruppe il divo d’Arcore. E loro scelsero di andare contro. Poco sagaci, ma per chi vi scrive è meglio così, dopotutto. Almeno ci sarà più chiarezza e meno ipocrisia.
Giuliano Ferrara non dovrà montare i banchetti per raccogliere le firme necessarie alla presentazione della sua lista pro-life. Non dovrà farlo perchè dalla defunta Forza Italia sono giunti inattesi aiuti (bastano due firme di parlamentari in carica per esimere la lista candidata dalla raccolta delle sottoscrizioni). Talmente tanto convinti di vincere i lords azzurri, da andare a benedire listarelle dai principi solenni ma che con le elezioni politiche c’entrano ben poco. La cosa più esilarante è andare a vedere chi ha dato il proprio benestare: Alfredo Biondi, Lino Iannuzzi ed Egidio Sterpa. L’anima liberale di Forza Italia.
La motivazione? Beh, lo diceva Voltaire: “Per dar modo di esprimere idee non condivise si può dare anche la vita”. E il suicidio continua.
p.s. intanto il Foglio ha battezzato il nuovo sito 

Alla fine, sull’onda lunga del supertuesday, Barack Obama mette la freccia a svolta, lasciandosi la triste (e senza soldi) Hillary alle spalle. La CNN certifica il sorpasso: 1.215 delegati per Obama, 1.190 per Clinton. Ora la moglie di Bill si concentrerà su Texas e Ohio, frontiera ultima delle sue speranze. Si voterà a marzo.

 e da domani torniamo a parlare della triste politica di casa nostra.

Obama ha vinto anche in Maine (58%). Non un risultato rilevante sul piano dei delegati (pochi), ma importante perchè suggella il declino (rebus sic stantibus) di Hillary.

E proprio ieri, Madame Clinton ha cambiato i vertici della propria macchina elettorale, sostituendo la storica Patti Solis Doyle con Maggie Williams, già braccio destro di Hillary quando quest’ultima era la presidentessa consorte.

Nel frattempo, sembra imminente la decisione di Edwards su chi appoggiare. Il difensore dei poveri si è ritirato già da qualche settimana, e vorrebbe rientrare in gara per il ticket novembrino. L’altra volta gli andò male: fare il portatore d’acqua di Kerry non deve essere stato entusiasmante. Lui vorrebbe diventare vicepresidente, ma Christian Rocca ci informa che se vincerà Hillary, il posto di Cheney sarà preso dal Governatore dell’Ohio, Ted Strickland.

Image HostingCome previsto, Barack Obama sbaraglia Hillary in questa appendice del supertuesday. Il senatore di Chicago vince in Nebraska (68%), Washington (ancora 68%) e Lousiana (57%). In campo repubblicano, il predicatore Mike Huckabee stravince in Kansas (60%), in Lousiana (43% contro il 42% di McCain), mentre John McCain si aggiudica i caucuses di Washington (26% contro il 24% di Huckabee).
Il conto dei delegati è quantomai incerto. La CNN dà la Clinton a quota 1.100, mentre Obama sarebbe fermo a 1.039. Una differenza minima. Il New York Times sostiene invece che Hillary avrebbe conquistato 1.095 delegati, Obama 1.070. Queste differenze derivano, così ci dicono, dall’astruso meccanismo elettorale dei caucuses.
Comunque il dato di fatto non cambia: Obama è in netto recupero, e la partita si preannuncia ancora più aperta ora che la moglie di Bill ha finito i dollari. Vedremo impazienti.
Dall’altra parte, invece, non sembra aver riscosso molto successo il timido appoggio di Bush a McCain: il ritiro di Romney, “il” candidato del GOP, favorisce il conservatore Huckabee. I risultati di stanotte lo dimostrano.
Annuntio vobis gaudium magnum: habemus il Popolo delle Libertà. Ebbene sì, dopo la rivoluzione del predellino, dopo le lettere minatorie di Gianfranco Fini al Corriere della Sera, dopo le minacce di andare da soli, le gelosie, le possessività, i casini, è scoppiata la pace. Fini e Berlusca vanno d’amore e d’accordo, tanto da unificarsi elettoralmente in un cartello che si contrapporrà all’algida sommatoria di margheritini e diessini. Un cartello che diventerà cartellone, visto che hanno già comunicato il loro ingresso i vari Dini, Rotondi (troppo sottovalutato il leader della DcA), Fatuzzo. Un minestrone insomma. Prossimi ingredienti potrebbero essere la pasionaria Mussolini e il destrorso Storace, accompagnato da Teodoro-er pecora-Buontempo. Che dire, si rimane un po’ perplessi.
Almeno io rimango perplesso. Non disdegno le novità, ma ho bisogno di tempo per metabolizzarle. Il partito unico del centrodestra, di un centrodestra moderno e portato a guardare ai modelli in voga nel resto d’Europa (dell’Europa che conta), è sempre stato un auspicio. Ma va fatto con calma, attraverso un processo democratico e trasparente. Un partito non si improvvisa, né può essere la fredda unione formale (ma non sostanziale) di vecchie forze politiche. La svolta storica non nasce dall’oggi al domani, non è mai successo. Se poi si vuole sognare, è un altro discorso. Razionalmente parlando, rimane l’amaro in bocca. A me, almeno.
*Per “approfondimenti”, ne parlo pure qui 

Image Hosting“Insegnavo tre cose alla Columbia University: teoria della democrazia, che dovrebbe essere rilevante per un futuro presidente; un corso di teoria dei partiti, e anche questo dovrebbe essere di interesse per un futuro presidente; e un corso di logica che spiegava come costruire un discorso e ragionare in politica. Io non l’ho mai visto questo Obama, in nessuno dei corsi. Ne sono offeso. Allora: o aveva altri obiettivi o faceva il lavativo. Io ero noto come professore severo. Quindi i lavativi mi scansavano. Ho questa prevenzione a titolo personale, e oggi per vendetta non lo voterei. Se ha saltato i miei corsi non sa nulla di democrazia, di partiti, né di buona logica”.

Queste le parole di Giovanni Sartori apparse sul Corriere di oggi. Ovviamente le accolgo con un sorriso, anche se l’anziano prof fiorentino non ha tutti i torti.

A questo punto parte la questione del secolo: ma il lavativo Obama, cos’ha studiato alla Columbia University?

  •  P.S. Intanto, dopo il no di Huckabee, si inizia a mormorare di un ticket GOP tra McCain e Condi Rice…se son rose…
Image HostingAmerica come Italia? Bestemmia, sì. Eppure, a neanche ventiquattr’ore dal distruttivo (fisicamente) supertuesday, seguito su Daw, in campo democratico iniziano a volare gli stracci. Ieri era tutto uno scambiarsi di complimenti reciproci, con Madame Clinton di giallo vestita che si congratulava con Obama, e questi, da vero gentleman, ricambiava mielosamente. Oggi, dal sito del senatore di Chicago, si sbandiera ai quattro venti la vittoria obamiana sia in termini di Stati che di delegati. Basta leggere il comunicato e ci si accorge che Hillary viene trattata come una bambolina vudu, una sorta di delegittimazione mediatica che vorrebbe far apparire la sessantenne moglie di Bill come la perdente delle primarie di ieri. Chissà, non siamo in grado di smentire le proiezioni di Barack, ma è singolare che tutto questo avvenga proprio nel momento in cui si inizia ad avere dubbi sul fatto che le primarie faranno emergere il candidato democratico in grado di battere il lanciatissimo McCain. Fondamentale sarà il 4 marzo, quando al voto andranno Ohio e Texas, che assegneranno più di 300 delegati. Lì probabilmente si tireranno le somme. Personalmente non so con chi schierarmi, ammesso che debba schierarmi. Nessuno me l’ha chiesto, nessuno lo pretende. Eppure qui si era per Giuliani, suicidatosi con una campagna incomprensibile. Peggio per lui, the show must go on. E lo show è davvero meraviglioso. Beati gli americani!
* nella foto, la 97enne mamma di John McCain, simbolo della campagna elettorale del senatore dell’Arizona. 
Stasera lo spettacolo americano delle primarie che decideranno, molto probabilmente, i due sfidanti alla Casa Bianca. Più di venti Stati chiamati al voto, un viaggio emozionante attraverso gli Stati Uniti.
Noi seguiremo tutto, ovviamente sul re delle maratone:

DAW

Qual è la differenza tra Italia e Stati Uniti? In realtà siamo due Mondi completamente diversi. Eppure, in questi giorni di napolitanica riflessione e di mariniane consultazioni, un elemento fa capire quanto vasto sia l’Oceano Atlantico. Quanto lontani siano gli States. Laggiù, dopo lo show del superbowl, sono impegnati nello tsunamy tuesday, gran giorno che incoronerà McCain e (probabilmente) Hillary Clinton quali vincitori dei preliminari per la corsa alla Casa Bianca.
Qui da noi, nell’Italietta infelice e sfigata, Oscar Luigi Scalfaro riempie l’auditorium di Roma per spiegare alla folla che la nostra Costituzione va bene così com’è, che è “forte, buona e vivissima”.
E chi se ne frega dei caucuses…

Già si scatenano le trombe del Mondo. Silvio Berlusconi è unfit a guidare l’Italia, e questo già lo sapevamo. Ora che le elezioni si avvicinano inesorabilmente, i corrispondenti anglosassoni recuperano le vecchie teorie sul modello-Italia e le ripropongono ai loro ignari lettori. Certo, perchè Romano Prodi è stato the best. Ma non erano gli inglesi snobboni che lo definirono “il peggior presidente della Commissione europea di tutti i tempi“?

Comunque, ecco cosa scrive il solito Ian Fisher dalle colonne del prestigioso (?) The New York Times. Una sottolineatura merita il fatto che, intervistando Eugenio Scalfari, Fisher definisca Repubblica come “a liberal newspaper”.

Lanciata la nostra petizione “Vogliamo Otto von Bismarck!“, chiudiamo il discorso con queste azzeccate parole di Jena Barenghi pubblicate ieri su “La Stampa”. Quanto ha ragione il comunistardo barbuto! Che mi tocca scrivere… ma è domenica, e non ho molta voglia di dilungarmi in sermoni.

“Oggi Marini incontra le parti sociali, domani Marini va a messa, lunedì Marini incontra Berlusconi e Veltroni, martedì Marini riflette, mercoledì va da Napolitano, giovedì Napolitano riflette, venerdì Marini e Napolitano riflettono insieme, sabato Marini e Napolitano incontrano le loro mogli, domenica la moglie di Napolitano incontra la moglie di Amato…”

Fortunatamente lo tsunami tuesday si avvicina…


Sì, ci vuole Otto von Bismarck! Si scherza, eppure lo sfilamento ridicolo di questa settimana prima davanti al Capo dello Stato poi davanti al Presidente del Senato, ricorda cerimoniali scomparsi in tutta Europa, perfino nei paesi che il Re ce l’hanno ancora. Noi invece siamo ancora immersi nel rito ieratico delle consultazioni, del paralamentarismo fine a se stesso, dei leaders di partiti più o meno significanti che vanno a riferire al Pontefice Massimo della Repubblica la loro posizione ufficiale. Il tutto condito da lunghe pause di riflessione, di rimpalli tra  le alte cariche dello Stato al fine di trovare la formula più idonea ad evitare le elezioni. Dai governi balneari ai governi istituzionali, da quelli di salvezza a quelli di pacificazione, da quelli di scopo a quelli finalizzati. Che schifo.
Un governo gastrointestinale, viene definito qui. E’ vero, un rigurgito inverecondo. Robe da Statuti del XIX secolo, quando il Sovrano concedeva qualcosina al popolino ribelle. Qui in Italia è la stessa cosa: le elezioni sono da evitare, perchè sciogliere le camere è una decisione “grave”, ha fatto sapere l’uomo del Colle, il reverendo Napolitano. Reverendo all’Unione, coalizione che lo ha issato sul colle più alto della capitale.
Un Paese sempre più alla deriva, governato da una lobby di dinosauri ben attaccati alla poltrona e ad etichette vetuste e senza più alcun senso. W l’Italia! Forse…

 

Febbraio 2008
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