Post da Marzo 2008

Milano, Italia.

31, Marzo, 2008 · 1 Commento

Milano voti 86, Smirne voti 65. E’ tutta qui, in sintesi, l’immagine della vittoria dell’Italia, che ha conquistato l’Expo 2015. Dico Italia e non Milano perchè, per una volta, l’unità delle forze politiche e sociali ha fatto la forza, determinando un successo di tutto il Paese, non solo del capoluogo lombardo. Seppur sotto elezioni, il grande obiettivo ha messo in secondo piano inimicizie, rivalità, scontri. Tutti insieme per sostenere Milano verso l’esposizione mondiale, traguardo fondamentale per rilanciare la capitale industriale d’Italia, la città che diffuse in Italia l’illuminismo, che iniziò a lottare con le unghie e con i denti per l’unificazione della penisola. Prodi con Formigoni, D’Alema con la Moratti: non capita tutti i giorni di vederli fianco a fianco. Oggi a Parigi è accaduto, ed è stata vittoria. Una grande vittoria che darà certamente ossigeno alla città, ma che contribuirà a lucidare il modello-Italia, tanto dileggiato negli ultimi tempi. La presentazione al Palais des Congres del nostro dossier è stata eccellente: un mix di modernità e di storia, di orgoglio nazionale (che non guasta mai e non è disdicevole) e di concretezza. E’ stato un lavoro intenso, corposo, ma che ha dato i suoi frutti. Ora bisogna rimboccarsi le maniche, perchè da oggi e per i prossimi sette anni, Milano sarà il simbolo di un’Italia che vuole svecchiarsi, che vuole guardare avanti. Complimenti a tutti e buon lavoro!

Categorie: expo2015

L’opinione dell’esperto

29, Marzo, 2008 · 1 Commento

Jacques Séguéla è uno che di campagne elettorali se ne intende. E’ suo (o quasi suo) il celebre “La force tranquille”, slogan che nel 1981 ipnotizzò la Francia, portando François Mitterand all’Eliseo. Sull’ultimo numero del Magazine del Corriere della Sera, Vittorio Zincone ha intervistato Monsieur Séguéla, il quale ha dato taglienti (e tutto sommato condivisibili) giudizi su come vanno le cose nella politica nostrana, tra manifesti e slogan. Partiamo dal manifesto principale del Popolo della Libertà. “Non voglio fare il saccentello – dice il pubblicitario transalpino – però… Mi cascano le braccia. Siamo tornati alle réclame vecchio stampo. Tecnicamente lo slogan è ineccepibile. Due parole, chiare. E’ molto di destra. Più di quanto lo sia mai stato Berlusconi. E’ imperativo, volontaristico, quasi violento. Troppo per questi tempi: oggi la comunicazione di un grande leader deve essere una specie di conversazione, coinvolgente. Il contrario di quanto ha fatto il PdL. L’errore più grande è però l’immagine, arcaica”. Séguéla sostiene infatti che sia errore non da poco l’aver completamente trascurato l’aspetto “visivo”: si vota l’uomo, non il partito. E nei manifesti manca la faccia di Berlusconi. E’ vero, ed è pure molto strano. Chissà, forse il Cavaliere non si vedeva bene accostato al più giovane Veltroni, oppure c’era l’esigenza di imprimere nella mente degli elettori il nuovo simbolo.

Più positivo il giudizio relativo al lavoro del Partito Democratico. Il guru francese evidenzia l’astuzia di Veltroni: “Si vota per il futuro, non per il passato. Voltate pagina. Fondamentale. E’ una campagna seria. Nei manifesti l’ex sindaco è sorridente, accogliente. Funziona”. Ciò che non va bene è lo slogan obamiano, definito “moscio e blando”: “c’è una passività di fondo incomprensibile. Si può fare sembra un maybe, we can più che un yes, we can. Relativamente ai simboli, Séguéla promuove a pieni voti quello del Pdl, “molto americano”, mentre sarebbe eccessivamente grafico quello della forza di centrosinistra.

Per quanto concerne le forze minori, promosso lo slogan di Casini “Io c’entro”, mentre troppo chic la campagna della Sinistra Arcobaleno: “il manifesto è interessante e nuovo. Bella l’idea della scelta partigiana, anche se manca una foto del leader. Tuttavia è una campagna più adatta alle riviste che non alla strada”. Bocciata la Santanchè: “Il nero drammatizza la campagna e quella faccia un po’ scavata che sembra la Callas fa paura”.

Categorie: elezioni

Io sono qui

26, Marzo, 2008 · Lascia un Commento

Torna anche quest’anno il simpatico giochetto openpolis per capire (in teoria) a quale partito si è più vicini.

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

Questo è il mio risultato…. provateci un po’ voi ora!

Categorie: elezioni

Scherzi della storia

25, Marzo, 2008 · 1 Commento

“…Aveva uno spiccato senso dell’umorismo. Raccontava spesso barzellette e rideva a crepapelle. Ma il suo humor a volte non veniva capito, tanto era raffinato”.

No, non si tratta di Silvio Berlusconi, ma di Vladimir Ilich Ulianov, noto ai più come Lenin. A raccontare il padre della Rivoluzione del 1917 è stata sua nipote Olga Ulianova nel numero di Panorama in edicola.

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Auguri

23, Marzo, 2008 · 1 Commento

Buona Pasqua a tutti i lettori del blog

Categorie: Senza Categoria

Dignità

20, Marzo, 2008 · 2 Commenti

 

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Chantal Sébire, 52 anni, ha finito di soffrire. Da otto anni un tumore la faceva “vivere” tra sofferenze atroci, le aveva sfigurato il viso. Allergica alla morfina era Chantal. Ha lottato, ha sperato, ha tentato tutte le cure possibili. Desiderava vivere, l’aveva ammesso lei stessa. Se non altro per i tre figli. Ma a tutto c’è un limite. Chantal si chiedeva il senso della vita, di quella vita che le macchine o dosi equine di farmaci avrebbero un po’ allungato. Una vita buia, spenta, con davvero poco senso. Non sarebbe stata serena, non avrebbe potuto godere degli affetti più cari. Distesa su un letto, magari intorpidita, sofferente come non mai. No, il senso non lo trovo. Non capisco davvero perchè si debba a tutti i costi vegetare. Chi vi scrive pensa, e lo ha già detto più volte, che questa non sia vita, bensì pre-morte. Vivere è muoversi, leggere, scrivere, guardare, pensare, lavorare, piangere, ridere. Divorati dal male fisico e psichico, attaccati ad una macchina, imbottiti di farmaci per alleviare il dolore è essere oltre la vita, è soffrire e basta. Inutilmente. L’unica possibilità per Chantal era quella di “essere indotta in coma farmacologico”. Bella roba, davvero un futuro radioso le si prospettava.  Non sentiva più gli odori, non vedeva più, non sentiva più i sapori.

Ma per la legge (francese in questo caso, ma vale per tutta Europa tranne Olanda, Belgio e forse Lussemburgo), lei doveva rimanere  nel nostro Mondo. Assolutamente. In coma, certo. Perchè è giusto così. E’ giusto che Virginie, Vincent e Mathilde (tredicenne) vedessero la loro madre in quello stato. Consumandosi a poco a poco spossata da dolori lancinanti ed insopportabili. “Io domando di essere accompagnata alla morte come se fosse un atto di amore. Vorrei morire nella mia casa, circondata dai miei figli. Non voglio smettere di respirare dentro una stanza anonima di un hotel di Zurigo, né voglio impiegare mezzi che possano mettere a repentaglio la vita di altre persone o traumatizzare la mia famiglia”, aveva supplicato. Ma i giudici di Digione non hanno acconsentito alla morte con dignità. Già, è proprio questo il nocciolo della questione: la dignità. Perchè un essere umano non deve essere libero di decidere della propria esistenza? Perchè io non posso decidere di morire quando mi pare e mi piace, quando il futuro che mi si prospetta è niente di più che un’agonia? Perchè in Italia non si può fare il proprio testamento biologico? Siamo nel 2008, eppure c’è chi dice che non si può. Che la vita, più che un diritto, è un dovere, un’imposizione. Che va vissuta anche quando non è più vita, ma pre-morte, stato vegetativo. Tra morfina (se siamo fortunati a non essere allergici), tubi, cannule, aspiratori.

Un gran bel vivere, davvero. Eppure a tanti piace così. A me no, e spero di poter decidere (se del caso) come e quando dire basta. Non è suicidio, è solo esercizio di un diritto. La dignità, prima di tutto.

Categorie: vita

Sempre i soliti

19, Marzo, 2008 · Lascia un Commento

Non cambieranno mai. C’è sempre un odio profondo, viscerale, difficile da eliminare. A sinistra, celandosi dietro la satira, credono di poter far tutto. Insultare, diffamare. Pesantemente. L’amico di Santoro, tale Vauro, autore rinomato di vignette che ridere fanno ben poco, stavolta l’ha fatta fuori dal vaso. Un “ritratto” razzista, vergognoso e pure scadente della giornalista Fiamma Nirenstein, che è colpevole di essere candidata con il Popolo delle Libertà. Notare i particolari: quel piccolo marchio con la stella di David sul petto della Nirenstein è qualcosa di infame. A tutto c’è un limite. Per non parlare dell’accostamento della stella con il simbolo del Partito Fascista e con quello del Popolo delle Libertà. Qualche solone snob che ama tanto certa stampa e certa satira ci spieghi per cortesia dove sta l’ilarità di questa cagata. Io francamente non la vedo. L’unica cosa che percepisco è la tristezza di Vauro. Uno che ha bisogno di attaccare la Nirenstein definendola “mostro elettorale” quando in casa ha chi si divertiva a sfasciare le vetrine non deve essere sereno. Speriamo che almeno ci risparmino il Vauro’s moment in tv. Sopravviveremo lo stesso. E’ censura? Sì, e chi se ne frega. Qualche volta è meglio che certa gente non apra bocca, non scriva, non disegni. Solidarietà, ma è superfluo dirlo, a Fiamma Nirenstein.

Categorie: satira

Cina uber alles

16, Marzo, 2008 · 4 Commenti

Scrive bene Enzo Reale su 1972: “I giochi a Pechino non avrebbero mai dovuto essere assegnati. Non c’era bisogno di una nuova repressione per sapere come i cinesi trattavano le minoranze etniche e i loro stessi cittadini”. Infatti, non ce n’era proprio bisogno. Eppure l’8 agosto prossimo dallo Stadio Olimpico della capitale asiatica echeggeranno i soliti discorsi del nulla, vuoti sproloqui che richiameranno tutti alla fratellanza, alla pace ed alla tolleranza. Lo spirito dei giochi, si dirà, deve aleggiare su tutti, indistintamente. Si accenderà il braciere e tutti faranno festa felici e contenti. Sarà l’ennesima ipocrisia occidentale: baccanali in quel di Pechino e pulizie etniche a qualche migliaio di chilometri di distanza. Si sa, il gigante asiatico è troppo importante, non bisogna disturbarlo…non si sa mai, potrebbe reagire male. E’ talmente fondamentale l’amicizia cinese che il Dipartimento di Stato americano ha vergognosamente deciso di cancellare Pechino dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. E’ la politica, bellezza, certo. Ma fa un po’ schifo. Un po’ tanto. Ci vuole forse una nuova Tienanmen perchè il globalizzato, civile e snob mondo occidentale apra finalmente gli occhi e, soprattutto, la bocca sul genocidio messo in pratica dai cinesi? Basterebbe meno, stavolta. Ma forse conviene poco, a qualcuno.

  •  Consiglio per la lettura un bel post di Jack da Binario Unico

Categorie: cina · tibet

Liste elettorali

15, Marzo, 2008 · 1 Commento

Perchè questa donna non è stata candidata nelle liste del Popolo della Liberta? Credo ci sarebbe stata benissimo, visti alcuni soggetti accolti dalle braccia sante del Cavalier Berlusconi che siederanno in Parlamento dal prossimo aprile. Peccato!

Categorie: elezioni · pdl

Comunismo “alternativo”?

14, Marzo, 2008 · 1 Commento

Image Hosting“La Grande Russia ha saldato per sempre, un’Unione indivisibile di repubbliche libere! Viva l’unita e potente Unione Sovietica fondata sulla volontà dei popoli!”. Così inizia l’imponente inno sovietico, che sarà sicuramente molto caro agli aderenti del “Partito di Alternativa comunista“, lista candidata alle elezioni politiche del prossimo aprile. Fin qui niente di strano: come esistono duecento nanetti post-democristiani, così ogni giorno viene alla luce qualche falcemartellino. Pazienza, è la politica italiana. Questo sedicente Pdac è però davvero interessante, meriterebbe uno studio particolare, perchè è qualcosa fuori dal Mondo. Basta guardare il sito o leggere il programma elaborato dal “Comitato Centrale” . Già le parole della candidata premier, Fabiana Stefanoni, fanno capire di cosa stiamo parlando: Il nostro è un partito impegnato nelle lotte, è lì che sta il baricentro di chi vuole rovesciare con la rivoluzione questa società corrotta; non crediamo che la soluzione per i lavoratori possa venire dalle urne: tuttavia, da leninisti, pensiamo che il momento elettorale possa costituire un’ottima tribuna di propaganda del programma dei rivoluzionari [...]“. La signora è una trentenne insegnante (precaria, aggiunge lei), e fa davvero specie che nell’Anno Domini 2008 ci sia ancora qualcuno che possa aggrapparsi alle idee della mummia imbalsamata.

Orgogliosamente leninisti, rivoluzionari per l’abbattimento della società capitalista. Sono contro a tutto, sono opposizione tout-court. Via le truppe di guerra, conversione delle caserme in centri sociali, “creazione di un fronte unico di lotta tra lavoratori della scuola e studenti”, “abolizione del diritto di obiezione di coscienza per i medici”. Insomma un concentrato di ideologismo vecchio di quasi un secolo, un internazionalismo scaduto come il latte dopo qualche giorno. Tuttavia c’è un punto di contatto con Berlusconi, perchè il PdAc è anti-stalinista. Il loro modello di riferimento è il bolscevismo.

Come dar loro torto, in un mondo globalizzato come quello in cui bene o male viviamo, non c’è nulla di meglio che sovietizzare la società. Collettivizzare, nazionalizzare, rovesciare tutto. Evidentemente la storia non insegna nulla, le utopie fanno fatica a morire. Afferma la leader: “Non solo difenderemo la falce e martello, ma per la prima volta nella storia d’Italia cercheremo di fare in modo che sulle schede elettorali compaia anche il simbolo della lotta anti-statalista del bolscevismo, cioè il quattro, che sta ad indicare il richiamo alla IV Internazionale fondata da Trotsky. Quindi comunisti duri e puri, con il pugno perennemente chiuso.

Talmente comunisti da aver ceduto al piccolo capitalismo: qualche gadget messo in vendita sul sito. Vabbè, anche i bolscevichi devono modernizzarsi (almeno in qualcosa).

Categorie: comunismo · elezioni