Conquistatori moderni

5, Marzo, 2008 · Lascia un Commento

Image HostingDiritti della persona, dell’individuo. In Italia se ne parla poco e male. Tutto è uno show, una spettacolarizzazione, tra scioperi della sete farlocchi e incatenamenti vari. Le grandi conquiste civili sono invece quasi sempre sottaciute, messe in un angolino. Pochi applausi per i moderni conquistadores. Così è stato anche per Tina Lagostena Bassi. Molti l’hanno conosciuta in tv, dove faceva parte dei giudici di Forum. Ma Lagostena Bassi è stata anche e soprattutto altro. E’ stata una campionessa nell’affermazione dei diritti della donna. Ha rotto tabu medievali, ha sconfitto il maschilismo della magistratura italiana, che vedeva nella donna una tentatrice, una provocatrice. E’ lei che ha introdotto la parola “stupro”. In quel lontano 1979, la sua arringa contro i mostri del Circeo si concluse così:“Se la donna viene trasformata in un’imputata, si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale. Secondo me è umiliare una donna venire qui a dire non è una puttana… una donna ha diritto di essere quello che vuole, senza bisogno di difensore, e io non sono difensore della donna, io sono l’accusatore di un certo modo di fare i processi per violenza, ed è una cosa diversa… Tutto si cerca di sporcare” . Il capovolgimento di un mondo imbalsamato, statico. Da sepolcro imbiancato. Solo trent’anni fa, eppure questo bisognava gridare con forza nella pseudo-moderna Italia. L’affermazione e l’emancipazione della donna, un pensiero fisso. Troppo sbrigativo definire Tina Lagostena Bassi una “femminista”. Semplicemente con le sue parole dure, crude, imperative, ha squarciato un velo d’ipocrisia che vedeva nella donna solo un mezzo a servizio dell’uomo, una Maddalena e nulla di più.  E’stata tra le fondatrici del Telefono Rosa.
E’ stata parlamentare. Un’esperienza breve, solo due anni, eppure anche lì ha lasciato il segno. Una legge, la numero 66 del 1996. Si battè come un leone per l’approvazione, tanto da esultare come fosse una ragazzina al via libera di Montecitorio. Cosa prevedeva quella legge? lo stupro veniva considerato reato contro la persona. Già, perchè nell’Italia dei bevitori d’urina, degli incappucciati con cartelli appesi al collo, degli scioperanti della fame, fino a dodici anni fa lo stupro era considerato reato contro la morale. Contro la morale, sottolineo.
Ecco, questo breve omaggio, ricordo, ad una vera combattente per i diritti umani. Quelli veri. Quelle conquiste talmente grandi da sembrare normali. Grazie, avvocata.

Categorie: lagostena bassi

Fine dei sogni

5, Marzo, 2008 · Lascia un Commento

No, non parlo del Milan eliminato dalla Champions, ma di politica. Ancora.“Il Pd si è dimostrato inaffidabile. Noi abbiamo firmato il programma, ma sappiamo che i programmi sono fatti per essere disattesi da chi li fa”. Queste parole sono state pronunciate ieri da Emma Bonino, la non accattona che poi si è genuflessa al diktat veltroniano del “o con noi o fuori dal Parlamento” in cambio di 9 (presunti) seggi più una cadrega ministeriale. Tutti felici e contenti, insomma. I flash dei fotografi a immortalare il best moment della firma del programma piddino, manco si trattasse della Pace di Versailles. Strette di mano, applausi, baci e abbracci. Felicità, visi gaudenti.
Oggi il vento è cambiato, tira contro. Sì, perchè se il veterano Pannella arriva a urlare “Non ci fottete, vogliamo vedere fin dove siete capaci di arrivare”, significa che le cose non sono tanto idilliache. Il fatto è che i tanto pubblicizzati nove seggi in realtà non ci sono, o meglio, sono collocati in posizioni talmente basse nelle liste che sarà quasi impossibile una loro elezione. Una presa per i fondelli, si direbbe in italiano semi-fine. Insomma, il racconto bucolico alla Dafni e Cloe (i grecisti sanno di che parlo) che Uolter ha sbandierato in giro per il Paese durante le sue gite della domenica in pullman, non esiste. E’, come abbiamo già avuto modo di dire altre volte, un’opera da Madonnaro, bellissima in apparenza, ma che svanisce appena piove un po’. Un sogno, che finisce quando ci si sveglia. “Ce la possiamo fare”, recitano i cartelli alla Obama alzati dai sostenitori del Pd. Chissà, la speranza è sempre l’ultima a morire, ma qui sembra tanto un disperato tentativo di autoconvincimento. Siamo loro vicini, spiritualmente. Il sogno, caro taumaturgo, sta diventando un brutto incubo.
E se “l’Italia della legalità” lascia spazio al Pannella-pensiero “l’Italia non è un paese democratico”, le cose si mettono male. Una prece.

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