“La Grande Russia ha saldato per sempre, un’Unione indivisibile di repubbliche libere! Viva l’unita e potente Unione Sovietica fondata sulla volontà dei popoli!”. Così inizia l’imponente inno sovietico, che sarà sicuramente molto caro agli aderenti del “Partito di Alternativa comunista“, lista candidata alle elezioni politiche del prossimo aprile. Fin qui niente di strano: come esistono duecento nanetti post-democristiani, così ogni giorno viene alla luce qualche falcemartellino. Pazienza, è la politica italiana. Questo sedicente Pdac è però davvero interessante, meriterebbe uno studio particolare, perchè è qualcosa fuori dal Mondo. Basta guardare il sito o leggere il programma elaborato dal “Comitato Centrale” . Già le parole della candidata premier, Fabiana Stefanoni, fanno capire di cosa stiamo parlando: “Il nostro è un partito impegnato nelle lotte, è lì che sta il baricentro di chi vuole rovesciare con la rivoluzione questa società corrotta; non crediamo che la soluzione per i lavoratori possa venire dalle urne: tuttavia, da leninisti, pensiamo che il momento elettorale possa costituire un’ottima tribuna di propaganda del programma dei rivoluzionari [...]“. La signora è una trentenne insegnante (precaria, aggiunge lei), e fa davvero specie che nell’Anno Domini 2008 ci sia ancora qualcuno che possa aggrapparsi alle idee della mummia imbalsamata.
Orgogliosamente leninisti, rivoluzionari per l’abbattimento della società capitalista. Sono contro a tutto, sono opposizione tout-court. Via le truppe di guerra, conversione delle caserme in centri sociali, “creazione di un fronte unico di lotta tra lavoratori della scuola e studenti”, “abolizione del diritto di obiezione di coscienza per i medici”. Insomma un concentrato di ideologismo vecchio di quasi un secolo, un internazionalismo scaduto come il latte dopo qualche giorno. Tuttavia c’è un punto di contatto con Berlusconi, perchè il PdAc è anti-stalinista. Il loro modello di riferimento è il bolscevismo.
Come dar loro torto, in un mondo globalizzato come quello in cui bene o male viviamo, non c’è nulla di meglio che sovietizzare la società. Collettivizzare, nazionalizzare, rovesciare tutto. Evidentemente la storia non insegna nulla, le utopie fanno fatica a morire. Afferma la leader: “Non solo difenderemo la falce e martello, ma per la prima volta nella storia d’Italia cercheremo di fare in modo che sulle schede elettorali compaia anche il simbolo della lotta anti-statalista del bolscevismo, cioè il quattro, che sta ad indicare il richiamo alla IV Internazionale fondata da Trotsky“. Quindi comunisti duri e puri, con il pugno perennemente chiuso.
Talmente comunisti da aver ceduto al piccolo capitalismo: qualche gadget messo in vendita sul sito. Vabbè, anche i bolscevichi devono modernizzarsi (almeno in qualcosa).






