Scrive bene Enzo Reale su 1972: “I giochi a Pechino non avrebbero mai dovuto essere assegnati. Non c’era bisogno di una nuova repressione per sapere come i cinesi trattavano le minoranze etniche e i loro stessi cittadini”. Infatti, non ce n’era proprio bisogno. Eppure l’8 agosto prossimo dallo Stadio Olimpico della capitale asiatica echeggeranno i soliti discorsi del nulla, vuoti sproloqui che richiameranno tutti alla fratellanza, alla pace ed alla tolleranza. Lo spirito dei giochi, si dirà, deve aleggiare su tutti, indistintamente. Si accenderà il braciere e tutti faranno festa felici e contenti. Sarà l’ennesima ipocrisia occidentale: baccanali in quel di Pechino e pulizie etniche a qualche migliaio di chilometri di distanza. Si sa, il gigante asiatico è troppo importante, non bisogna disturbarlo…non si sa mai, potrebbe reagire male. E’ talmente fondamentale l’amicizia cinese che il Dipartimento di Stato americano ha vergognosamente deciso di cancellare Pechino dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. E’ la politica, bellezza, certo. Ma fa un po’ schifo. Un po’ tanto. Ci vuole forse una nuova Tienanmen perchè il globalizzato, civile e snob mondo occidentale apra finalmente gli occhi e, soprattutto, la bocca sul genocidio messo in pratica dai cinesi? Basterebbe meno, stavolta. Ma forse conviene poco, a qualcuno.
- Consiglio per la lettura un bel post di Jack da Binario Unico






