L’opinione dell’esperto

29, Marzo, 2008 · 1 Commento

Jacques Séguéla è uno che di campagne elettorali se ne intende. E’ suo (o quasi suo) il celebre “La force tranquille”, slogan che nel 1981 ipnotizzò la Francia, portando François Mitterand all’Eliseo. Sull’ultimo numero del Magazine del Corriere della Sera, Vittorio Zincone ha intervistato Monsieur Séguéla, il quale ha dato taglienti (e tutto sommato condivisibili) giudizi su come vanno le cose nella politica nostrana, tra manifesti e slogan. Partiamo dal manifesto principale del Popolo della Libertà. “Non voglio fare il saccentello – dice il pubblicitario transalpino – però… Mi cascano le braccia. Siamo tornati alle réclame vecchio stampo. Tecnicamente lo slogan è ineccepibile. Due parole, chiare. E’ molto di destra. Più di quanto lo sia mai stato Berlusconi. E’ imperativo, volontaristico, quasi violento. Troppo per questi tempi: oggi la comunicazione di un grande leader deve essere una specie di conversazione, coinvolgente. Il contrario di quanto ha fatto il PdL. L’errore più grande è però l’immagine, arcaica”. Séguéla sostiene infatti che sia errore non da poco l’aver completamente trascurato l’aspetto “visivo”: si vota l’uomo, non il partito. E nei manifesti manca la faccia di Berlusconi. E’ vero, ed è pure molto strano. Chissà, forse il Cavaliere non si vedeva bene accostato al più giovane Veltroni, oppure c’era l’esigenza di imprimere nella mente degli elettori il nuovo simbolo.

Più positivo il giudizio relativo al lavoro del Partito Democratico. Il guru francese evidenzia l’astuzia di Veltroni: “Si vota per il futuro, non per il passato. Voltate pagina. Fondamentale. E’ una campagna seria. Nei manifesti l’ex sindaco è sorridente, accogliente. Funziona”. Ciò che non va bene è lo slogan obamiano, definito “moscio e blando”: “c’è una passività di fondo incomprensibile. Si può fare sembra un maybe, we can più che un yes, we can. Relativamente ai simboli, Séguéla promuove a pieni voti quello del Pdl, “molto americano”, mentre sarebbe eccessivamente grafico quello della forza di centrosinistra.

Per quanto concerne le forze minori, promosso lo slogan di Casini “Io c’entro”, mentre troppo chic la campagna della Sinistra Arcobaleno: “il manifesto è interessante e nuovo. Bella l’idea della scelta partigiana, anche se manca una foto del leader. Tuttavia è una campagna più adatta alle riviste che non alla strada”. Bocciata la Santanchè: “Il nero drammatizza la campagna e quella faccia un po’ scavata che sembra la Callas fa paura”.

Categorie: elezioni