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Il clima nelle nostre Università è davvero pesante. Per colpa degli studenti dei celebri collettivi di sinistra, ignoranti presuntuosi che si credono padroni del Mondo e lottano in nome di non meglio precisati ideali. Ma non è solo colpa loro, anche qualche professore ha le proprie responsabilità. E’ il caso della chiarissima Lucia Ronchi De Michelis, docente di Storia moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. L’illustre (?) signora si è lanciata in affermazioni che definire sconcertanti è dire poco. “Il fatto che l’Italia non è riuscita ad elaborare il proprio passato in modo democratico credo che sia aggravato dal governo attuale in cui siedono i fascisti che hanno un’idea della gestione del potere totalitaria e non democratica. Basta guardare come si pongono, quello che pensano della regole: non sono persone che concepiscono l’esercizio del potere come servizio al Paese”.

Evidentemente alla prof. il ‘68 ha lasciato più di un segno, portandola ad affermazioni quantomeno discutibili. Se questo (ed è questo) è il livello della docenza universitaria italiana, non dobbiamo stupirci di quello che accade alle nuove generazioni, del loro modo di gestire la cosa pubblica e la visione della vita e del Mondo che hanno. Se un’insegnante di Storia (anche se moderna) arriva a dire così tante stupidaggini, signigica che siamo alla frutta.

La Ronchi De Michelis è solo un esempio di docente tirata su a pane e Marx, con una visione assolutamente parziale della politica e, purtroppo, della storia. Peccato, certe volte è meglio forse stare zitti. Si eviterebbero figuracce.

E ora spunta pure un ragazzo di colore. Sì, il “raid neofascista “contro gli stranieri del quartiere romano di Pigneto, diventa sempre più una comica politica, se non fosse che il problema rimane serio. Già, un ragazzo di colore. Uno straniero. Un extracomunitario. Sarà abissino forse? Sarà una faccetta nera che aspetta e spera che già l’ora si avvicini? Mah, non si sa davvero che dire. Dopo le rilevazioni del tizio costituitosi, “La razza non c’entra, sono di sinistra e c’ho pure il Che tatuato sul braccio io”, altri tasselli più o meno interessanti vengono a galla, facendo arrossire dalla vergogna i tromboni della sinistra benpensante che già gridavano da giorni al dilagante aumento dell’intelloranza di destra, alla xenofobia imperante nel nuovo clima post elettorale. Si guardava ad Alemanno come camerata mandante delle missioni punitive.

Niente di più falso. Uno del gruppo ha parlato chiaro, senza problemi: “C’era uno de colore a menà. E sai perchè? Lui al Pigneto è sempre stato rispettato. Nessuno l’ha mai fatto sentire di serie B. Questa è casa sua come è casa mia. E siccome stanno facendo lo schifo in casa nostra, a lui è salito il veleno come è salito a noi. Sai che gliene frega a lui del colore della pelle? Niente. A lui gliene frega ancora meno, visto che è nero. Lui si è rotto il cazzo come noi. Punto e basta”. Beh, parole forti ma nette, inequivocabili. E dietro la storia del nero che va a fare i raid sta tutto il dramma di un Paese pieno di preconcetti e pregiudizi, un Paese che vive ancora sull’onda della storia, che si arrovella per giorni sul problema dell’intitolazione di una strada ad Almirante, di anziani signori che vanno in giro brandendo la Costituzione come fossimo vicini ad una nuova dittatura. Di destra ovviamente. Non siamo capaci di chiudere il passato in un armadio. Di sigillarlo e di guardare avanti. La Germania l’ha fatto, noi no. Destra è fascismo, perchè è naturale che sia così.

Sessant’anni di ideologismo scolastico e universitario hanno plasmato (o tentato di plasmare) le generazioni al verbo della Resistenza, per cui se un gruppo di persone va a devastare un negozio di cittadini del Bangladesh, si tratta sicuramente di una ronda fascista. Quanto inchiostro è stato sprecato in questi giorni per descrivere le allarmate paure sul ritorno dei manganelli, dell’olio di ricino, della camicia nera! Tutte balle. Qualcuno dovrebbe capire che il Mondo è cambiato.

E chissà che questo episodio, simbolico, non svegli tanta gente dal letargo in cui era caduta. Un uomo di sinistra con il Che tatuato che va a fare le ronde punitive contro gli stranieri. In compagnia di un nero. Anno 2008. Il ventennio è passato da un bel pezzo.

  • Consiglio la lettura del bel pezzo pubblicato oggi da il Pensatore. Di seguito, un estratto:

Ammettiamolo: in Italia si grida al ritorno del fascismo per distrarre l’opinione pubblica dalle vere intolleranze e dal vero razzismo che viene giorno per giorno perpetrato da chi è ideologicamente portato ad imporre le proprie idee credendole senza dubbio migliori di quelle degli altri.

L’altro giorno la carica dei 102 deputati del centrodestra assenti. Ma perchè erano assenti? Ecco una rapida carrellata delle motivazioni date:

Santo Versace: “Sto lavorando per tutti voi, per promuovere la mia azienda e il made in Italy nel Mondo. Ero a Mosca per presentare la torre di 52 piani che sorgerà a Panama. Un grattacielo tutto arredato Versace”

Gabriella Mondello: “Non sto bene, non mi sono ripresa dalle fatiche della campagna elettorale. Il medico mi ha detto di stare a casa”

Stefano Stefani: “Avevo delle persone nella stanza”

Barbara Saltamartini: “Ho preso un giorno di permesso. Ero a Palermo, con 45 gradi!”

Maria Teresa Armosino: “Un malanno. Avevo inviato i documenti, ma si sono persi”

Mario Baccini: “Ero appena tornato dalla Mongolia per inaugurare un ospedale per bambini”

Nicola Cosentino: “Non ha funzionato il pulsante”

Giacomo Chiappori: “In futuro dovrò schiacciare più forte il pulsante”

Fabrizio Cicchitto: “Ero in Transatlantico a chiamare in aula i nostri deputati” (questa è incredibile)

Una cena di gala, molti invitati. Una anziana signora che sorseggia gin tonic su una terrazza affacciata sulla cupola di San Pietro. Fa caldo a Roma, sebbene si sia ancora a maggio. Dovrebbe arrivare pure il Presidente del Consiglio, che invece mancherà incredibilmente. Tutti gli occhi degli invitati sono per lei, la circondano, la salutano calorosamente. Ad un certo punto, quando sembrava assente e assorta nei propri pensieri, l’anziana ospite alza la voce e dice: “Com’è questa storia dei rifiuti a Napoli? Non riesco a capire come si possa governare un Paese senza tenerlo pulito”. Imbarazzo generale. Silenzio. Colpi di tosse. Sarà pure malata, in là con gli anni e un po’ fuori dal Mondo. Ma Margaret Thatcher è sempre Margaret Thatcher.

Emendamento sulla tutela della fauna selvatica e della caccia. Emendamento del Governo. Favorevoli 238, contrari 240. La Camera non approva. Non lo so, è tutto molto strano. Il Parlamento lavora neanche da un mese, eppure già dalle parti della gloriosa macchina da guerra berlusconiana sono già mosci, stanchi. Assenti. Sì, centodue-onorevoli-centodue che hanno pensato bene di prendersi una pausa dall’estenuante lavoro poltronaro che si ha in quel di Montecitorio. Oh, d’altronde siamo solo martedì eh! Fa caldo!

Torna alla ribalta il problema-Afghanistan. Dopo il biennio prodiano in cui un giorno sì e l’altro pure si levavano gli ululati dei cosiddetti pacifisti d’Italia, che reclamavano l’immediato ritiro delle truppe impegnate all’Estero, con il ritorno di Silvio Magno si ripropongono antichi quesiti circa la modifica delle regole d’ingaggio per i soldati spediti laggiù nel quadro della missione ISAF. Prima sottolineatura: quando si dice ISAF si deve intendere NATO.

Non è un vezzo linguistico, ma è il cuore del problema. Già, perché l’Italia, andrebbe ricordato ogni tanto, è un membro fondatore del Patto Atlantico, papà della North Atlantic Treaty Organization, seppur grazie alla testardaggine francese (va detto pure questo, ahimé). Invece noi del Belpaese siamo sempre lì a dubitare, sempre pronti a dire nì, sempre in vena di porre paletti o condizioni. Non ce lo possiamo permettere, in quanto da sessant’anni non siamo una Nazione guida in campo internazionale. Siamo una media potenza che bene o male è in fase di rilancio, da almeno un ventennio, e che ha indiscutibilmente accresciuto il proprio peso sullo scacchiere che conta grazie all’allineamento forte e senza obiezioni agli Stati Uniti.

Berlusconi avrà difetti, ma in politica estera sa come ci si comporta. Ha capito fin dal 2001 che l’ingessatura in stile democristiano avrebbe continuato a lasciarci nell’angolino, nello sgabuzzino della Casa Bianca, semmai avessero fatto il favore di invitarci. Prendere posizione è una cosa che risulta difficile agli italiani, abituati ai trasformismi, ai giochetti cerchiobottisti che hanno causato la decadenza del nostro Paese. Afghanistan e Iraq hanno riportato Roma dove conta, dove si prendono le decisioni. Prendete una carta dell’Afghanistan: l’Italia si è vista riconoscere ruoli di primo livello, addirittura è lead nation nella Regional Command Capital e guida il Comando Ovest. Non è poco. Ora la Nato, di cui facciamo parte (fino a prova contraria), torna alla carica chiedendo uno sforzo supplementare, ossia di trasferire parte del contingente nelle zone più impervie e difficili, quelle dove la guerra si combatte in maniera diretta e dura. I soliti tromboni solleveranno questioni di legittimità costituzionale, sono già pronti a sventolare fotocopie sbiadite dell’articolo 11 della nostra vetusta Carta. Basterà ignorarli, una volta per tutte. Ne va del prestigio dell’Italia.

Forse potremo dire tra qualche anno di essere riusciti a scalzare la vergogna di decenni in cui si diceva “noi siamo per Israele e per Arafat”, “noi siamo amici di America e Unione Sovietica”. Un dalemismo d’antan che forse è definitivamente morto. Ora, il morto va seppellito.

L’ONU, si sa, è da molti ritenuta inutile. Carrozzone di burocrati ipocriti strapagati, si dice ad ogni latitudine. Non serve a niente, sostengono altri. In gran parte hanno ragione, nel senso che in 60 anni di storia, il meglio che il Palazzo di Vetro è riuscito a fare è stata la decolonizzazione. E anche lì ci sarebbe molto da dire. Il bello è che questi burocrati non fanno nulla per allontanare il discredito che inesorabilmente si abbatte su di loro, anzi. Sembra quasi lo facciano apposta, affidando la Commissione per i diritti umani ad uno Stato come la Libia che manda alla forca donne e uomini con non-calanche, e promuovendo ad alti ruoli energumeni degni di qualche porcilaia dell’Iowa. Attenzione, non nel ruolo del fattore, ma nel ruolo del porcellum. Sì, perché quello che sta accadendo all’ONU in queste settimane è qualcosa di veramente incredibile, di assurdo.

Raccontiamo il fatto: l’UNESCO è una delle tante (troppe) agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Si occupa di cultura, di scienza, di educazione. Nel 2009 scadrà il mandato del suo direttore generale, Koichiro Matsuura. Ebbene, in pole position per succedergli c’è l’egiziano Faruq Hosni. C’era, forse. C’era, speriamo. Già, perché questo signore l’ha fatta letteralmente fuori dal vasino, sproloquiando come neanche un Cletus qualunque saprebbe fare. Faruq Hosni, classe 1938, è da ventuno anni il Ministro della Cultura di Mubarak, e da qualche tempo sogna di raggiungere lidi migliori, degni della sua pluriennale esperienza nel mondo della cultura. Cosa di meglio dell’UNESCO, che in fatto di libri, scienza ed educazione dovrebbe essere il culmine di ogni saggezza!? Sta di fatto che l’altro giorno, in Parlamento al Cairo, il buon vecchio Faruq ha tuonato, con voce imperiosa e solenne: “Libri israeliani nelle biblioteche egiziane? Non ci sono! E se ci fossero, li brucerei io stesso”. Hai capito il candidato-alla-direzione-generale-dell’-agenzia-Onu-per-la-cultura?! Davvero un lord super partes! E soprattutto lontano da pregiudizi di stampo razzista.

Come è nello stile delle Nazioni Unite, poche e assonnate voci si sono levate per denunciare il deplorevole comportamento del Bondi d’Egitto, solo qualche tiepido mugugno e richiesta di chiarimento, che puntualmente è arrivato. Anche se il chiarimento è addirittura peggiore. Sentite: “Le mie parole andavano contestualizzate. Sostenere che avrei bruciato ogni libro israeliano che si fosse trovato nelle biblioteche egiziane era un’iperbole. Un modo per dire che sicuramente tali libri non esistono”. Soddisfatta la comunità internazionale. Senza parole. Dure le proteste di Israele, in particolare del Centro Simon Wiesenthal, che non ha badato a mantenere i toni bassi in nome del buon costume, ma si è fatto sentire, paragonando Hosni ai peggiori nazisti. Non si può che dar ragione agli israeliani. Siamo arrivati al punto in cui l’ONU arriva praticamente a legittimare i roghi dei libri. Per carità, non lo fa direttamente, ma lo fa dire a chi stava (o sta ancora?) per essere nominato gran capo della cultura mondiale. Il nuovo Goebbels.

Stando così le cose, è davvero sempre più difficile stare a dietro ai cantori delle virtù del Palazzo di Vetro, a quelli che, novelli San Sebastiano, vanno di casa in casa brandendo lo stendardo blu e bianco delle Nazioni Unite. La realtà nuda e cruda ti mostra poi come si stia tornando pericolosamente indietro. E di molto. Non avrei mai pensato di poter assistere a roghi di libri. Non nel 2008.

Roberto Mancini: voto 10. E’ l’allenatore più vincente nella storia dell’Inter e adesso si appresta a un ulteriore salto di qualità nella sua carriera: fare il secondo di Mourinho“.

Gene Gnocchi, SportWeek


Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Questi versi sono un passo del capolavoro di Giacomo Leopardi Il Sabato del Villaggio. Per chi fosse poco addentro le questioni poetiche, è l’idillo che inizia con “la donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole…”. Non ho mai avuto particolari predilizioni per Leopardi, ma Il Sabato del Villaggio mi è sempre piaciuto, fin dai tempi della Scuola. Lì dentro trovavo tutto. E’ l’amara verità: il giorno che precede la festa è sempre quello più bello, quello più eccitante. Dopo, sopraggiungono solo delusioni e tristezze. L’attesa per qualcosa può essere una dose equina di adrenalina, o una tensione indescrivibile. Ma è sicuramente l’aspetto più bello. L’apice. Il resto, come diceva Califano, è noia. Tutto il resto.

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Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo,

Antonio Montinaro

Capaci, 23 maggio 1992.

prima pagina Corriere della Sera 24.5.92

“I turisti tedeschi fanno roboanti gare di rutti dopo pantagrueliche bevute di birra e scorpacciate di kartoffel fritte”. Era il 2003, e questa frase la diceva il Signor Stefano Stefani, sottosegretario leghista al Turismo. L’incidente diplomatico che ne conseguì costrinse Berlusconi a pretendere le dimissioni di Stefani. Oggi, 2008, Stefano Stefani è stato eletto Presidente della Commissione Esteri a Montecitorio. Una votazione incandescente, con almeno 6 franchi tiratori annidati nelle fila del centrodestra. La cosa più disarmante è che questo signore è stato preferito ad una donna di capacità e di grande qualità come Margherita Boniver. Ancora logiche spartitorie, ancora corsa alle poltrone. Pure io non ce l’avrei fatta a votare Stefani. Lo stomaco non può sopportare tutto.

“Siete xenofobi”. Chi l’ha detto? Maria de la Vega? Qualche ministro o sottosegretario del Gobierno Zapatero? Russo Spena? No, no e no. L’autore di queste paroline è il celeberrimo Martin Schulz, capogruppo del Pse all’Europarlamento. Il famoso Schulz, già kapò per berlusconiana memoria, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista al Riformista di Antonio Polito. “Ci opporremo sempre a certi atteggiamenti xenofobi di cui è portatore il Governo Berlusconi”. Il tedesco socialista sostiene che il reato di immigrazione clandestina “è una restrizione alla libera circolazione dei cittadini europei”. Ma come? Se uno è clandestino, significa che non ha (o quantomeno non dovrebbe) avere la libertà di circolazione in un Paese. Non c’entra nulla il fatto che la Romania sia un membro dell’UE, anche perchè allora avremmo voluto sentire le stesse ondate d’indignazione europeiste allorché Stati come la Francia introdussero le restrizioni sull’ingresso nel proprio territorio dei cittadini (comunitari) bulgari e romeni.

Non si tratta forse di discriminazioni? E perchè questa attenzione ai diritti umani arriva ora e solo ora, proprio adesso che in Italia è tornato il diavolo Berlusconi? Sarà una coincidenza, supponiamo… Certo, come no. L’Europarlamento, quel coacervo di interessi e di fannulloni che se ne sta con le braccia conserte ad osservare il corso degli eventi nel Mondo. Panta rei, diceva Eraclito. Tutto scorre, ed è così anche dalle parti di Strasburgo. Iran, Darfur, Cina, Medioriente. Quartetti e Alti rappresentanti inventati ad hoc, che nella realtà non fanno (né possono fare) nulla. Corti di giustizia che passano anni a dissertare sulla grandezza dei peperoni o sull’altezza delle bistecche. Arriva l’Italia, cambio di Governo, ed è subito un riofirire degli spiriti illuminati, di quelli che si improvvisamente si trovano ad essere crociati degli human rights. Ovviamente per quanto riguarda noi, perchè tutti questi signori hanno il vizietto di non saper guardare in casa loro, dove costruiscono muri con il filo spinato, dove limitano l’accesso al lavoro per i bulgari e i romeni, dove la polizia è liberissima di fare quello che vuole con chi è “diverso”.

Schulz è uno di questi, non aspettava altro. E pensare che dovrebbe diventare Presidente dell’Europarlamento, cioè assurgere ad una carica per definizione super-partes. E’ l’Europa, è quest’Europa che ci ritroviamo.

Brevemente perchè non ho tempo:

Kentucky: Clinton 65% - Obama 30%

Oregon: Obama 58% - Clinton 42%

Come scrive Camillo, è un gran casino. E McCain sghignazza…

“Mantenere segreti i siti delle discariche? Che facciamo? Vestiamo gli operai da Cappuccetto Rosso e camuffiamo le scavatrici da carri di Babbo Natale?”

Ora, qualcuno è così gentile da spiegarmi come è stato possibile che solo due anni fa Rosetta Russo Jervolino, autrice delle succitate parole (biasimate oggi da Angelo Panebianco), sia stata rieletta Mayor of Naples con il 57% dei consensi? Spazzatura a parte, non mi pare che la lady partenopea sia celebre per grande acutezza politica o sia nota per sagacia amministrativa… probabilmente mi sbaglio io, anche perchè mi riesce difficile ipotizzare che i cittadini di Napoli possano aver preso una tranvata così clamorosa. Io di Rosetta non mi fiderei manco come amministratrice di condominio, figurarsi come Sindaco della terza città più importante d’Italia.

Mah, tutto è relativo a questo Mondo, e de gustibus non est disputandum. Però… qui i però abbondano in maniera esponenziale. Tra l’altro pure dal suo partito arrivano messaggi ironici ed avvisi di sfratto. Lo ha fatto oggi Ermete Realacci, che d’ambiente se ne intende. Dice l’Ermes de noantri: “se non è riuscita a rispettare i patti sulla raccolta differenziata dovrebbe essere commissariata, come tutti i Sindaci di qualsiasi colore che non siano riusciti a farlo, senza guardare il colore politico. A Napoli sono state assunte 200 persone per la raccolta differenziata. Boom! Buona a sapersi…

Ma Zapatero è d’accordo? La pensa veramente come i suoi ministri? Quel Zapatero che fu il primo a chiamare Silvio Berlusconi per congratularsi della vittoria elettorale parla poco, lascia che i suoi sottoposti insultino, che si diano alla totale libertà di espressione, contro ogni regola di buon vicinato e di prudenza politica. Chiacchiere in libertà, insomma. E’ tutto molto strano. Dopo le stoltezze della vicepresidenta primera, la matura Maria Teresa Fernandez de la Vega, è stato il turno di tale Celestino Corbacho, titolare del Lavoro e dell’Immigrazione, il quale ha affermato che “le politiche sull’immigrazione del Governo italiano pongono l’accento più sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno. Di più, intendono criminalizzare il diverso. Il baldanzoso Celestino si dilunga poi in una lezione di diritti umani, di quelle che vanno tanto di moda all’Onu, tanto per capirci: Io mi assumo la responsabilità di governare il fenomeno. Un immigrato illegale può avere un solo destino, il ritorno al suo Paese, ma nel mezzo bisogna osservare tutti i requisiti del rispetto dei diritti umani.

Ok, perfetto. Ma continuiamo a non capire. Come può la Spagna accusare l’Italia di attuare politiche razziste, xenofobe, inumane, criminali quando in realtà il Governo di Roma non ha ancora fatto praticamente nulla? Come può Madrid scatenare ondate di schifezze (false, per giunta) quando in casa loro sparano sui barconi degli immigrati, quando loro costruiscono muri muniti di filo spinato nelle enclaves di Ceuta e Melilla? E ancora, perché nessuno ha zittito l’infanta Bibiana Aido, ministra (in Spagna si dice così) dell’Uguaglianza? Cos’ha detto questa signora? Beh, si è limitata a sostenere che sarei pronta a pagare uno psichiatra a Silvio Berlusconi. Ma forse anche questo non sarebbe efficace. Ci vorrebbero molte sedute. Una cosa del genere non si era mai vista. Uno Stato, per di più membro dell’Unione Europea, da quattro giorni bombarda l’Italia di menzogne ed offese. Qual è il messaggio? C’è qualcosa che ci vogliono dire? Qualche avvertimento? Qualche paura nascosta? C’è chi dice che Zapatero sia in difficoltà in Patria, e che cerca di farsi bello agli occhi di Izquierda Unida (i super rossi di Spagna) attaccando sul tema dell’immigrazione l’Italia, Paese con analogo problema di sbarchi che ha il vantaggio (per loro) di essere guidato dalla destra. Chissà, può essere che questa analisi sia vera, oppure no.

Certo è che la nuova Spagna, quella risorta dopo anni di stato comatoso, quella che doveva guidare la vecchia Europa alla riscossa, sta facendo una pessima figura. Va sottolineato , invece, l’atteggiamento di Berlusconi. Non ha fatto una piega, non ha replicato. Ha lasciato che se ne occupasse Franco Frattini, il quale è riuscito, con calma invidiabile, a mettere Zapatero nell’angolo, esigendo, pacatamente, spiegazioni. Una volta tanto, ci siamo dimostrati superiori. Quelli che si devono vergognare, stavolta, sono altri.

Mi alzo: sono contento. Vengano i mesi e gli anni, non mi prenderanno più nulla. Sono tanto solo, tanto privo di speranza che posso guardare dinanzi a me senza timore. La vita, che mi ha portato attraverso questi anni, è ancora nelle mie mani e nei miei occhi. Se io abbia saputo dominarla, non so. Ma finché dura, essa si cercherà la sua strada, vi consenta o non vi consenta quell’essere, che nel mio interno dice “io”.

E’ domenica mattina, fuori diluvia. Non sembra affatto di essere a metà maggio, il mese delle rose e del Rosario (tanto per dare un tocco di spiritualismo al post). Capita, a me capita, che la domenica mattina io mi metta a “riordinare” la mia personale libreria, che mi sembra perennemente in disordine. Libri, carte, fogli, fotocopie e cartelline in un concentrato potenzialmente esplosivo. Ho pure trovato in mezzo due speciali sul Milan Campione d’Europa 2007 (della Gazzetta e di Repubblica). Il riordino per me è angosciante, anche perchè so che prendendo in mano i libri, certi libri, quelli prediletti, mi fermo a sfogliarli e, di conseguenza, a leggerli. Quasi sempre parto dalla fine, perchè le conclusioni, gli epiloghi racchiudono l’essenza del libro. Come il risultato di un processo di distillazione. Quelle poche righe che ho scritto sopra sono il (quasi) finale di “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, capolavoro grandioso di Erich Maria Remarque.

A chi non l’avesse fatto, ne consiglio la lettura. E’ un libro di guerra, certo, ma soprattutto di inattesa umanità. La trincea, il fronte più duro di tutta la prima guerra mondiale. Eppure, nella desolazione e nel sostegno reciproco tra gli adolescenti strappati dai banchi di scuola per essere inviati al fronte, emerge un grande messaggio: avere sempre fiducia nell’avvenire, non perdere mai la speranza. Anche se la malinconia domina sovrana.

Spesso, nei libri, riscopriamo qualcosa di nostro, che ci appartiene.

Vent’anni fa moriva Enzo Tortora.

Maria Teresa Fernandez de la Vega non è parente di Diego De la Vega, alias Zorro. Però potrebbe benissimo darsi al mondo del cinema o dei cartoni animati. Erano anni che non si vedeva (sopratutto in Europa!) un’ingerenza così forte e stupida da parte di un Paese (per di più UE) nei confronti di un altro (per di più praticamente dirimpettaio). Ieri la senora Teresa l’ha sparata grossa: “il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che avviene in Italia. La Spagna lavora a una politica dell’immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri”. Esistono, ha ricordato ancora, “meccanismi legali per arginare l’immigrazione clandestina. Sono questi i meccanismi da utilizzare, e non altri”.

Bene, interessante parere. La vicepresidenta dovrebbe però, prima di parlare di cose che non esistono (ancora) in riferimento ad altri Stati sovrani, guardare in casa sua, nel fantastico Reyno de Espana. Perché? Beh, “Cinco muertos en un asalto en la frontera de Ceuta; Zapatero moviliza a 480 soldados”, titolava El Mundo il 29 settembre 2005. In pratica, l’esercito spagnolo aprì il fuoco sui clandestini che tentavano di transitare in territorio spagnolo. Sempre lo stesso quotidiano spiegava che Cinco inmigrantes han muerto y más de 100 han resultado heridos esta madrugada en la valla fronteriza que separa Ceuta de Marruecos en un intento masivo de entrada de entre 500 y 600 inmigrantes. Tras este nuevo incidente, el Gobierno ha anunciado la movilización de 480 soldados para que apoyen a la Guardia Civil en las fronteras con Marruecos de Ceuta y Melilla. Benissimo, anzi, malissimo. Nello stesso articolo sono presenti pure solenni, grevi e chiare parole della De la Vega, che evidentemente soffre di amnesie.

Sarà l’età, non pensiamo sempre male!

C’era una volta un uomo che chiedeva a gran voce la discontinuità. Era il 2005. Quell’uomo era uno dei maggiorenti dell’Udc di Follini e Casini. Era pure ministro. Quell’uomo ha un nome ed un cognome: Mario Baccini. Baccini ne ha passate tante e ne ha fatte passare tante al povero Cavaliere. Nuovo corso, nuova politica, no agli slogan eccetera eccetera. Baccini e il suo amico Tabacci sempre pronti a mettere i bastoni tra le ruote, sempre pronti a mettere il becco. Fino all’ultimo, fino allo scorso gennaio, quando il simpatico Mario si dichiarava pronto a sostenere un eventuale Governo Marini. Come dimenticare poi la fondazione dell’ennesimo micro partito, quella Rosa Bianca presieduta da Pezzotta? Dicevano che si presentavano perché “il popolo degli scontenti dei programmi irrealizzabili e degli spot vuole persone concrete”. Fatte le elezioni, passato aprile, Baccini si trasforma: da anti-berluscioniano sognatore di una nuova stagione centrista diventa berlusconiano, convinto sostenitore del Popolo della Libertà, tanto da appoggiare Alemanno quale Sindaco di Roma, votare Fini alla Camera e votare la fiducia all’Esecutivo. L’esperienza della Bianca Rosa è già finita, con Pezzotta e Tabacci già transitati nell’Unione di Centro e Baccini pronto alla transumanza nel gruppone pidiellino. Il centrismo utopico post democristiano è destinato a rimanere fumo. Sarebbe ora che anche tanti altri capissero che l’Italia di oggi non è più quella del 1992, che un’epoca si è chiusa, e non oggi. L’egemonia della balena è finita da un bel pezzo, e non solo per l’azione traumatica e traumatizzante della magistratura.

Il Mondo è cambiato, i muri sono caduti. Andare avanti a dire che bisogna essere terzi, stare né di qua né di là, non ha molto senso. Non lo ha più. L’Italia è da una quindicina d’anni un Paese normale, almeno in questo contesto: la gente sceglie dove stare. O a destra o a sinistra. Stop. Per altri non c’è spazio. L’abbiamo constatato per l’ennesima volta solo un mese fa, quando gli elettori hanno addirittura scelto di abbattere la sinistra-sinistra, quella dei verdi e degli specialisti del no, quella dei nostalgici della falce e del martello. Ora arriva Baccini che spiega di voler fondare un nuovo (ancora?!) partito alleato al PdL, perché “il bipolarismo va migliorato” e non distrutto, come tuonava fino a poche settimane fa. E’ un bel cambiamento. Addirittura è pronto a sostenere il federalismo fiscale.

Chissà, forse siamo davvero sulla buona strada. Forse le cose stanno davvero cambiando. Speriamo.

Secondo l’Unità, il Governo Berlusconi è partito male, malissimo. Fiducia sì, ma che fatica! i baldanzosi rossastri del quotidiano fondato da Gramsci si lanciano in fantasiose ricostruzioni degne di J.K. Rowling. “Polemica assenza di Beppe Pisanu”, si legge nel lancio web del giornale stesso. Come? Già un pidiellino che rompe e se ne va? E perchè poi? Niente paura, sono tutte falsità. Basta andare a recuperarsi lo stenografico della seduta odierna di Palazzo Madama per averne la conferma. Ecco l’incipit e la conclusione della dichiarazione di voto dell’ex ministro dell’Interno:

“Signora Presidente, onorevoli colleghi, penso che solo interlocutori prevenuti o del tutto sfiduciati possano respingere l’invito al dialogo che il presidente Berlusconi ha rivolto a tutti i settori del Parlamento, un invito ampio e persuasivo, senza precedenti negli ultimi 15 anni della vita politica nazionale, gli anni della cosiddetta seconda Repubblica. Fino a martedì scorso, infatti, il dialogo veniva prospettato come una risorsa eccezionale a cui ricorrere solo in occasioni particolarmente difficili, quasi fosse la nottola di Minerva che si alza in volo soltanto quando si fa buio. E invece, in una democrazia matura, o che voglia maturare, il dialogo è strumento ordinario di confronto politico. Sue uniche alternative sono lo scontro tra maggioranza e opposizione, muro contro muro, o l’imposizione brutale della ragione del maggior numero”.

E in chiusura:

“Parta subito, all’alba di questa legislatura, per farne davvero una legislatura costituente. Con questa convinzione, noi saremo al fianco del Presidente e sosterremo il suo Governo”.

Il problema per l’Unità è che Pisanu non ha partecipato al voto. Beh, allora gatta ci cova, potrebbe dire qualcuno. No, perchè il sardo senatore ha chiesto la parola per dire quanto segue:

“Signor Presidente, per un fatto puramente accidentale, non ho potuto partecipare alla votazione; me ne dolgo sinceramente. Ovviamente, il mio voto sarebbe stato favorevole al Governo, come avevo preannunziato nel mio intervento. Chiedo con profondo rincrescimento che questa dichiarazione risulti agli atti”.

Capisco il dolore, il trauma. Ma almeno facessero i giornalisti e non i venditori di fumo.

“Non intendo concedere la mia fiducia né politica né morale nei confronti del suo Ministro dell’Interno che forse, per far dimenticare di esser appartenuto quando io combattevo il terrorismo di sinistra ad un’area di movimentismo non lontano dalla lotta armata, fa oggi il reazionario e dice cose intollerabili per me cristiano, antirazzista e democratico nei confronti dell’immigrazione e dell’accoglienza”.

dichiarazione di voto di Francesco Cossiga

Per la cronaca, Cossiga ha votato sì. Guai se non ci fosse il buon vecchio Koss!

Soffrire di mania di protagonismo. E’ una cosa abbastanza comune nella nostra società, solo che alcuni soggetti ne sono affetti in maniera maggiore. E’ sicuramente il caso del letterato Tonino, conosciuto alla massa come Di Pietro (sì, non ho sbagliato ad invertire). L’ex pm, nostalgico della forca di Mani Pulite, non perde occasione per darsi alle requisitorie e ai discorsi pontificali pieni di retorica stantia tipici delle aule di giustizia. Imbarcato maldestramente da Veltroni (chissà se riuscirà a perdonarselo il taumaturgo), Di Pietro è incazzato nero.

Lo è per tante cose; lo hanno fatto fuori dalle cariche parlamentari, gli hanno negato la presidenza della Vigilanza Rai, non gli è stata assegnata manco una cadrega nel Governo delle ombre. Nulla di nulla. Più che mani pulite, Tonino è rimasto a mani vuote. E oggi ci è andato giù di brutto. Un intervento greve (e pure lugubre) in quel di Montecitorio, con accuse implicite (ed esplicite) a Berlusconi. La storia giudiziaria del Cavaliere, l’inadeguatezza, le leggi ad personam. Insomma, il solito copione sinistro che saggiamente il Pd ha messo in cantina, capendo che fa solo perdere le elezioni. Ma il campione di Montenero di Biscaccia questo concetto (semplice) non lo capisce. No, Berlusconi è Belzebù, e quindi va cacciato, rimandato all’Inferno. Voleva fare il Matteotti, Di Pietro. Ma non ne ha neanche lontanamente la stoffa. Non è lungimirante, non è capace.

E’ solo un Grillo istituzionalizzato, uno che parla bene e che razzola male. Uno che si scaglia contro i privilegi della Casta e poi monta casini su casini perchè non gli promettono la poltrona di Ministro della Giustizia. Caro Veltroni, hai fatto un errore madornale a portartelo con te. Sarà la tua palla al piede. Una palla che parla.

No, questo no. Non riuscirò mai ad accettarlo. Sarà pur vero che siamo nell’Anno del Signore Duemilaotto, ma che bisogno c’era di mettere negli scatoloni le parrucche dei giudici inglesi? Ma io dico, stiamo parlando non di comuni magistrati continentali, ma degli Eminenti magistrati di Her Majesty Queen Elizabeth II! Io sono nato con i parrucconi d’Oltremanica e non posso ora veder crollare di botto tutto un Mondo. Per me, la parrucca dei Lords e dei Barristers è come il Big Ben, come il tè alle cinque, come la nebbia che quasi perennemente avvolge Londra, come Jack lo Squartatore e come Piccadilly Circus. Come Carlo e Camilla, come il The Sun, come la voce della Tube che dice “this is Russell Square” (la prima volta che andai a Londra alloggiavo da quelle parti). Di più, come tutta la Tube. Come Queen Victoria, come Harrod’s, come la City, come il Tower Bridge. Come Westminster.

Insomma, toglietemi tutto, ma non le parrucche. Potrei non riprendermi.

Povero Marco Travaglio. Anche da Repubblica arrivano pubbliche stroncature al suo savonarolismo del secondo Millennio. Lo fa oggi Giuseppe D’Avanzo che, in modo sottilmente perfido, lo mette alla ghigliottina. Liberté, Egalité, Fraternité. Chapeau.

Dopo qualche giorno un po’ così, torniamo ad occuparci del nostro Richelieu.

Per oggi segnalo il bel discorso di Silvio Berlusconi alla Camera dei Deputati. Un Cavaliere diverso, aperto alle opposizioni, alle proposte che verranno per rialzare l’Italia. Il discorso integrale lo trovate nel blog de Il Pensatore. Buona lettura.

Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.

Ogni blog grande o piccolo che sia, si diverte a lanciare petizioni affinchè propri paladini vengano messi a sedere in qualche ministero, viceministero, sottosegretariato. Preciso subito: non c’è nulla di male, anche Richelieu l’ha fatto, perorando la causa di Adriana Poli Bortone. Oggi voglio soffermarmi sull’appello per nominare Luca Barbareschi sottosegretario ai Beni Culturali lanciato da Damiano e ripreso pure da Daw. Non mi sento di condividerlo. Innanzitutto rimango sorpreso dalla definizione, a mio avviso un po’ spinta, di “rappresentante del nuovo corso della destra italiana”. Che significa? Perchè rappresenta la nuova destra italiana? Solo perchè è favorevole alle unioni civili? Mi sembra un po’ flebile come motivazione. Pure io concordo sulle unioni civili (ma qualcosa di meno ipocrita dei PACS), e come me tanti altri destrorsi fans di Nicolas Sarkozy. Ma non per questo credo di rappresentare la nuova destra italiana. La nuova destra, moderna e civile, non può essere incarnata da un uomo, che ha alle spalle una più che discreta carriera teatrale e televisiva.

No, deve essere qualcosa di più profondo, che nasce dalla base. Barbareschi è un novizio, non è un politico. E’ una Carfagna al maschile, solo un po’ più accorto. L’altra sera era a Porta a Porta: a molti è piaciuto, a me è parso molto astuto. Ha fatto il politicamente corretto, l’innovatore, l’uomo del futuro. Poco credibile, almeno per il sottoscritto. Barbareschi non mi piace, non mi è mai piaciuto, lo dico chiaro. Qui però queste considerazioni non contano: per rialzare l’Italia ci vuole gente capace, preparata e che, soprattutto, sappia maneggiare la macchina dello Stato. Luca non lo sa fare. Lasciamo spazio alle tante persone meritevoli che ci sono a destra. Anche a destra. Senza andare a cercare nel mondo dello spettacolo. Di Reagan ce n’è stato uno solo. Purtroppo.

Dovrebbe nascere domani il Governo. No, non il Governo Berlusconi IV, quello che ha giurato ieri nelle mani di Napolitano. Stiamo parlando del Governo-ombra, quello annunciato da Uolter, quello che dovrà (dovrebbe?) fare da contraltare al legittimo esecutivo repubblicano. Le consultazioni sono iniziate già da tempo, i posti sono pochi, e ovviamente ci sono problemi. Già. Pochi posti e pochi pretendenti. Quasi tutti gli ex ministri prodiani si sono tirati indietro, e anche quelli allora trombati dalla distribuzione endemica delle poltrone, non ne vogliono sapere. Il simpatico barzellettiere Bersani, ex dello Sviluppo economico, si è incazzato: “Io starei riflettendo? Ma se non me l’hanno neanche chiesto!”. Per il momento, l’unica casella coperta è quella di ombra agli Esteri. Toccherà a Fassino, già missionario di Solana in Birmania (si ignorano i risultati della spedizione). L’unico che pretende poltrone surrealiste è Tonino Di Pietro, che è ormai in campagna elettorale perenne. Chiede, urla, si dimena: “Dateci una vicepresidenza della Camera!!”. Niente. “L’Italia dei Valori chiede la Presidenza della Commissione di vigilanza sulla Rai”. Anche qui, risultati zero. Ora, il molisano fu magistrato, si lancia in critiche veementi al taumaturgo“rimarrà solo l’ombra del suo Governo! Non ci consulta mai!”. Che dire, la minoranza è già a pezzetti. Litigavano al Governo quando erano in 101, litigano all’opposizione ora che sono rimasti quattro gatti.

Probabilmente ha ragione chi ieri parlava nei piani alti del Loft: “Va a finire che ci mettiamo più noi a fare il Governo finto che Berlusconi a fare quello vero”. Che ridere!!

AGGIORNAMENTO: il Governo delle ombre sarà presentato oggi alle ore 18.00

Qui commentavo brevemente la squadra del Berlusconi IV. Al di là delle promesse non mantenute (tante donne e squadra snella), ciò che non mi piace è la suddivisione partitica delle poltrone. Ci avevano fatto credere che con il PdL sarebbero finiti i problemi, le risse, i ricatti, gli ultimatum. Macchè. La nascita di questo Governo è stata un parto lungo e difficile. Bastava sentire Matteoli ieri mattina, che commentava pesantemente la lista che Berlusconi gli aveva fatto leggere nella notte. Ovviamente, le cose sono cambiate allorchè il buon Silvio dal cervello fumante ha dispensato posti da viceministri agli aennini, non paghi di avere il Campidoglio e Montecitorio. Il Giornale ci racconta che il Cav aveva chiesto a Fini due donne. La terza carica dello Stato aveva scritto su un biglietto Giorgia Meloni e Adriana Poli Bortone. Bene, il problema è che nel Consiglio dei Ministri doveva sedere pure Andrea Ronchi (chissà perché poi, manco fosse Sarkozy). Così, ad essere brutalmente fatta fuori è stata l’ex Sindaco di Lecce, la più preparata tra la pattuglia post missina. Ma non è solo questo il problema. Ok alle quote rosa, l’importante è che siano appropriate al ruolo. Ieri me la sono presa contro la povera Mariastella Gelmini, giovane avvocatessa di Leno, splendida coordinatrice lombarda di Forza Italia. Il problema è che con la Scuola, con la ricerca e con l’Università non c’entra nulla. Come la Moratti nel 2001 e come il Medico Fioroni nel 2006. Ancora una volta Berlusconi mostra di fregarsene dell’educazione italiana, non capendo che il futuro è tutto qui. O si riforma radicalmente la scuola superiore e l’Università, o sarà la fine.

Non è catastrofismo il mio, è sufficiente dare un’occhiata ai rapporti sul livello della preparazione degli studenti italiani in confronto ai pari età europei. Un disastro. Lo sottolinea molto bene Angelo Panebianco sul Magazine del Corriere in edicola oggi. “Il nuovo ministro non conceda nessuna immediata intervista per pontificare (dicendo, ovviamente, solo stupidaggini o banalità) su istruzione e ricerca. Si dedichi ad una full immersion nei problemi del suo ministero”. E ancora “solo una grande serietà e una grande preparazione potranno essere di aiuto. Di ministri ciarlieri e incompetenti ne abbiamo visti troppi in questo settore”. Tutto giusto. Il problema non è la serietà della Gelmini, quanto, piuttosto, la sua scarsa preparazione. Si dice che pure lei, con grande umiltà, non volesse occupare quella poltrona bollente. Avrebbe fatto bene ad insistere. Rischia di bruciarsi subito, e sarebbe un peccato, perché le qualità ci sono. Spero solo che Berlusconi, in un momento di lucidità, la circondi di una task force di esperti e di menti brillanti. E anche a destra ce ne sono.

Su Alfano preferisco non esprimermi. Vorrei capire perché Forza Italia abbia insistito tanto per Via Arenula, mandandoci non una persona preparata in grado di tenere testa ai parrucconi della casta dei magistrati (Bruno, Mantovano, ad esempio), ma il giovane e totalmente inesperto Angelino Alfano. Temo che la mia sia una domanda retorica. E lo dico con dispiacere. Ci sono anche aspetti positivi, sia chiaro. Maroni agli Interni è l’uomo giusto per dare le risposte che i cittadini si attendono in tema di sicurezza, Frattini gode di consenso bipartisan negli ambienti che contano, Tremonti è l’altro volto di Berlusconi, Sacconi è semplicemente the best. Bene anche Prestigiacomo e Calderoli.

Gli altri vanno valutati con il tempo, non mi pronuncio. Mi aspettavo qualcosa di meglio, comunque. Molto di meglio. Ma è andata così. Pazienza. Buon lavoro.

Alla fine, Silvio Magno ha annunziato al volgo chi saranno i 21 componenti del suo quarto governo. Tutto come previsto e scritto sui giornali, nessuna sorpresa (anche se ha fatto impressione, una bella impressione, la trombatura di MVB). A me, non piace. Per nulla. Salvo Maroni, Calderoli, Frattini, La Russa e Sacconi. Per il resto gente che non c’azzecca nulla (avvocato Gelmini all’Istruzione, Università e Ricerca è un insulto), moltiplicazione delle poltrone per accontentare tutti. E gente meritevole rimane fuori, tagliata dalle lotte tra partiti (mai discioltisi). Vedremo, li aspetteremo al varco. Col fucile puntato. Delusione, una grande delusione. Si parte male.

Ci eravamo lasciati alle 2.00 della scorsa notte con un quadro molto incerto e drammatico per i Democratici made in USA. Trionfo di Clinton in Indiana e super-trionfo di Obama in North Carolina. A una dozzina di ore di distanza, il quadro è mutato, eccome. Il trionfo di Hillary in Indiana è in realtà una mezza sconfitta: 51% a 49%, solo 37 delegati contro i 33 di Barack, il quale invece ha fatto incetta di elettori nello stato costiero: 56% a 42%, 58 delegati contro 42. Tirando le somme, Obama avanza nel computo totale: può contare su 1.836 voti certi, mentre Lady Clinton è ferma a 1.681. Una differenza che ormai pare incolmabile, e c’è gia chi parla di imminente ritiro dell’ex prima donna. E McCain se la ride.

Primarie americane. Si è votato in Indiana ed in North Carolina. Si preannuncia l’ennesimo bagno di sangue in casa democratica, mentre il veterano McCain se la spassa sull’altra riva del fiume.

buonanotte!

Indiana, scrutinio 36%: Clinton 57,0% - Obama 43,0%

Indiana, scrutinio 26%: Clinton 57,0% - Obama 43,0%

aggiornamento ore 01:38: in Indiana Clinton è avanti di 33.784 voti

CNN: the race in Indiana is still too close to call

Barack Obama will win Democratic primary in North Carolina, CNN projects

Indiana, scrutinio 17%: Clinton 57,0% - Obama 43,0%

Indiana, scrutinio 10%: Clinton 58,0% - Obama 42,0%

aggiornamento ore 01.12: tra 18 minuti chiudono i seggi in North Carolina

Indiana, scrutinio 4%: Clinton 58,5% - Obama 41,5%

Indiana, scrutinio 2%: Clinton 60,6% - Obama 39,4%

George W il mese prossimo sarà in Italia. Corre come un fulmine ad abbracciare il suo friend Silvio, nuovo Re d’Italì, eletto per la terza volta alla Presidenza del Consiglio. Come sono lontani i tempi in cui a Washington si vergognavano di ricevere Romano Prodi…poveretto, gli hanno fatto cadere il Governo pochi giorni prima di varcare l’augusto accesso alla Casa Bianca. Queste sono le ingiustizie della vita. Ora però si cambia. Nuovo Premier è Silvio Berlusconi, quello che “ha fatto diventare l’Italia lo zimbello d’Europa“, quello “della ridicola politica estera”, quello delle strette di mano “grondanti di sangue”. Insomma, l’inetto nanerottolo di Arcore che di diplomacy non capisce niente. Quello delle corna e delle pacche sulle spalle. Già, talmente incompetente che, neanche costituito il Governo, già ha in agenda gli incontri con Mubarak, Bush e Olmert. Ma d’altronde si sa, la politica estera è buona, alta, autorevole se si va a braccetto con Hezbollah, mentre è squallida, ridicola, imbarazzante se si organizzano e si presiedono vertici come Pratica di Mare, ad esempio, o se si possono considerare propri amici personali i signori Bush, Putin, Mubarak, Olmert, Sarkozy, Erdogan. Che volete, Berlusconi è Berlusconi, quindi è il male. Continuano a non capire niente. E perderanno.

Non c’entra nulla con il senso di questo blog politicante, anche se sempre questione di democrazia si tratta. Ebbene, Telecom Italia e Vodafone hanno firmato con Apple l’accordo per portare l’iPhone in Italia entro l’anno. E se noi poveri italioti lo vedremo (certo, come no…) per la prima volta, negli States sono tutti eccitati nell’attesa dell’ iPhone 3G, che andrà a sostituire quello attualmente in commercio. Novità principale sarà una connessione internet incredibile. Apple ha infatti assicurato di aver risolto i problemi di connessione che la precedente versione aveva manifestato.

Basta. Tutto finito. La scenografia può essere smontata. “Con il 33% non si è autosufficienti, bisogna allearsi”. Il messaggio è forte e chiaro. Il mittente è nientepopodimenoche Max D’Alema, ex Premier, ex Segretario della fu quercia, ex cuoco risottaro e, tra pochi giorni, ex Ministro degli Affari Esteri. Ora che è libero da incarichi governativi, Baffino vuol ricordare al Mondo che, dopotutto e nonostante tutto, l’eminenza grigia della sinistra progressista rimane lui. Veltroni avvisato, e con lui tutti i progetti fumosi e affumicati di neo-sinistra che va sola, ma anche no.

Alea iacta est.

Boris Johnson 1.168.738 - Ken Livingstone 1.028.966.

aggiornamento 00.48: Sky news, prima preferenza (14 su 14) - Johnson 43%, Livingstone 37%

aggiornamento 00.02: Sky news, prima preferenza (10 const.su 14) - Johnson 43%, Livingstone 39%, Paddick 9%

aggiornamento 23.43: Sky news, prima preferenza (7 const.su 14) - Johnson 46%, Livingstone 40%, Paddick 8%

aggiornamento 22.50: Sky news, prima preferenza (5 const.su 14) - Johnson 45%, Livingstone 41%, Paddick 9%

aggiornamento 22.30: Ken Livingston vince la prima preferenza nelle North East, City e East constituences. Boris Johnson si aggiudica Bexley & Bromley, Havering e Redbridge.

la signora Tessa Jowell potrebbe però almeno comunicare i risultati parziali

aggiornamento 19.11: An early London mayoral result looks increasingly unlikely. Word reaches us that the Lib Dems are not expecting a result before 10.30pm at the earliest. And Labour minister Tessa Jowell has just told the BBC that one of the counting machines has broken down

aggiornamento 19.07: BBC: Conservative 65 councils (+ 12), +290 seggi. Labour 18 councils (-9), -395 seggi. Lib-dem 12 councils (+1), +34 seggi.

aggiornamento 17.50: Conservative 64 councils (+ 9), +290 seggi. Labour 17 councils (-9), -395 seggi. Lib-dem 12 councils (=), +32 seggi.

aggiornamento 17.40: Tories claim victory for Boris Johnson

aggiornamento 16.45: Conservative 62 councils (+ 8 ), +243 seggi. Labour 17 councils (-9), -364 seggi. Lib-dem 11 councils (=), +40 seggi.

aggiornamento 15.37: Con il 22% delle schede scrutinate, Johnson è in testa in 9 electoral areas di Londra, mentre Livingstone guida in 5.

aggiornamento 15.30: Conservative 60 councils (+9), +230 seggi. Labour 15 councils (-9), -330 seggi. Lib-dem 11 councils (=), +30 seggi.

aggiornamento 14.18: Conservative 56 councils (+10), +196 seggi. Labour 15 councils (-8), -281 seggi. Lib-dem 10 councils (-1), +32 seggi.

in fondo al post gli altri (e più dignitosi) liveblogging.

Dio salvi Gordon Brown. Questo auspicio (?) riassume alla perfezione il risultato complessivo delle elezioni amministrative tenutesi ieri in Inghilterra e Galles. Una disfatta per il Labour Party, alla prima uscita elettorale dopo l’addio di Tony Blair. I dati sono impietosi: al momento, -144 consiglieri, -5 municipi. A livello nazionale, stando alle proiezioni della BBC, i laburisti sarebbero addirittura il terzo partito: 24% contro il 44% dei conservatori ed il 25% dei liberaldemocratici. Un disastro, il peggior risultato dagli anni ‘60. E se Brown sprofonda, Cameron vola alto: +138 consiglieri, + 7 municipi. Ora sarà necessario attendere il risultato di Londra per sapere se occorrerà il cappio per l’attuale inquilino di Downing Street. Una eventuale sconfitta del rosso Ken Livingstone contro il surreale più che surrealista Boris Johnson, sarebbe peggio della Caporetto per Cadorna, peggio della Normandia per Hitler. Uno sfacelo. I risultati della capitale sono attesi in serata. Stando ai primi riscontri, si profila un serrato testa a testa. Vedremo.

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QUI il liveblogging di Freedomland

QUI il liveblogging di The Right Nation