L’ONU, si sa, è da molti ritenuta inutile. Carrozzone di burocrati ipocriti strapagati, si dice ad ogni latitudine. Non serve a niente, sostengono altri. In gran parte hanno ragione, nel senso che in 60 anni di storia, il meglio che il Palazzo di Vetro è riuscito a fare è stata la decolonizzazione. E anche lì ci sarebbe molto da dire. Il bello è che questi burocrati non fanno nulla per allontanare il discredito che inesorabilmente si abbatte su di loro, anzi. Sembra quasi lo facciano apposta, affidando la Commissione per i diritti umani ad uno Stato come la Libia che manda alla forca donne e uomini con non-calanche, e promuovendo ad alti ruoli energumeni degni di qualche porcilaia dell’Iowa. Attenzione, non nel ruolo del fattore, ma nel ruolo del porcellum. Sì, perché quello che sta accadendo all’ONU in queste settimane è qualcosa di veramente incredibile, di assurdo.
Raccontiamo il fatto: l’UNESCO è una delle tante (troppe) agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Si occupa di cultura, di scienza, di educazione. Nel 2009 scadrà il mandato del suo direttore generale, Koichiro Matsuura. Ebbene, in pole position per succedergli c’è l’egiziano Faruq Hosni. C’era, forse. C’era, speriamo. Già, perché questo signore l’ha fatta letteralmente fuori dal vasino, sproloquiando come neanche un Cletus qualunque saprebbe fare. Faruq Hosni, classe 1938, è da ventuno anni il Ministro della Cultura di Mubarak, e da qualche tempo sogna di raggiungere lidi migliori, degni della sua pluriennale esperienza nel mondo della cultura. Cosa di meglio dell’UNESCO, che in fatto di libri, scienza ed educazione dovrebbe essere il culmine di ogni saggezza!? Sta di fatto che l’altro giorno, in Parlamento al Cairo, il buon vecchio Faruq ha tuonato, con voce imperiosa e solenne: “Libri israeliani nelle biblioteche egiziane? Non ci sono! E se ci fossero, li brucerei io stesso”. Hai capito il candidato-alla-direzione-generale-dell’-agenzia-Onu-per-la-cultura?! Davvero un lord super partes! E soprattutto lontano da pregiudizi di stampo razzista.
Come è nello stile delle Nazioni Unite, poche e assonnate voci si sono levate per denunciare il deplorevole comportamento del Bondi d’Egitto, solo qualche tiepido mugugno e richiesta di chiarimento, che puntualmente è arrivato. Anche se il chiarimento è addirittura peggiore. Sentite: “Le mie parole andavano contestualizzate. Sostenere che avrei bruciato ogni libro israeliano che si fosse trovato nelle biblioteche egiziane era un’iperbole. Un modo per dire che sicuramente tali libri non esistono”. Soddisfatta la comunità internazionale. Senza parole. Dure le proteste di Israele, in particolare del Centro Simon Wiesenthal, che non ha badato a mantenere i toni bassi in nome del buon costume, ma si è fatto sentire, paragonando Hosni ai peggiori nazisti. Non si può che dar ragione agli israeliani. Siamo arrivati al punto in cui l’ONU arriva praticamente a legittimare i roghi dei libri. Per carità, non lo fa direttamente, ma lo fa dire a chi stava (o sta ancora?) per essere nominato gran capo della cultura mondiale. Il nuovo Goebbels.
Stando così le cose, è davvero sempre più difficile stare a dietro ai cantori delle virtù del Palazzo di Vetro, a quelli che, novelli San Sebastiano, vanno di casa in casa brandendo lo stendardo blu e bianco delle Nazioni Unite. La realtà nuda e cruda ti mostra poi come si stia tornando pericolosamente indietro. E di molto. Non avrei mai pensato di poter assistere a roghi di libri. Non nel 2008.