Post da Maggio 2008

Bella, Prof!

31, Maggio, 2008 · Lascia un Commento

Il clima nelle nostre Università è davvero pesante. Per colpa degli studenti dei celebri collettivi di sinistra, ignoranti presuntuosi che si credono padroni del Mondo e lottano in nome di non meglio precisati ideali. Ma non è solo colpa loro, anche qualche professore ha le proprie responsabilità. E’ il caso della chiarissima Lucia Ronchi De Michelis, docente di Storia moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. L’illustre (?) signora si è lanciata in affermazioni che definire sconcertanti è dire poco. “Il fatto che l’Italia non è riuscita ad elaborare il proprio passato in modo democratico credo che sia aggravato dal governo attuale in cui siedono i fascisti che hanno un’idea della gestione del potere totalitaria e non democratica. Basta guardare come si pongono, quello che pensano della regole: non sono persone che concepiscono l’esercizio del potere come servizio al Paese”.

Evidentemente alla prof. il ‘68 ha lasciato più di un segno, portandola ad affermazioni quantomeno discutibili. Se questo (ed è questo) è il livello della docenza universitaria italiana, non dobbiamo stupirci di quello che accade alle nuove generazioni, del loro modo di gestire la cosa pubblica e la visione della vita e del Mondo che hanno. Se un’insegnante di Storia (anche se moderna) arriva a dire così tante stupidaggini, signigica che siamo alla frutta.

La Ronchi De Michelis è solo un esempio di docente tirata su a pane e Marx, con una visione assolutamente parziale della politica e, purtroppo, della storia. Peccato, certe volte è meglio forse stare zitti. Si eviterebbero figuracce.

Categorie: politica · storia · università

Fasci moderni

30, Maggio, 2008 · 10 Commenti

E ora spunta pure un ragazzo di colore. Sì, il “raid neofascista “contro gli stranieri del quartiere romano di Pigneto, diventa sempre più una comica politica, se non fosse che il problema rimane serio. Già, un ragazzo di colore. Uno straniero. Un extracomunitario. Sarà abissino forse? Sarà una faccetta nera che aspetta e spera che già l’ora si avvicini? Mah, non si sa davvero che dire. Dopo le rilevazioni del tizio costituitosi, “La razza non c’entra, sono di sinistra e c’ho pure il Che tatuato sul braccio io”, altri tasselli più o meno interessanti vengono a galla, facendo arrossire dalla vergogna i tromboni della sinistra benpensante che già gridavano da giorni al dilagante aumento dell’intelloranza di destra, alla xenofobia imperante nel nuovo clima post elettorale. Si guardava ad Alemanno come camerata mandante delle missioni punitive.

Niente di più falso. Uno del gruppo ha parlato chiaro, senza problemi: “C’era uno de colore a menà. E sai perchè? Lui al Pigneto è sempre stato rispettato. Nessuno l’ha mai fatto sentire di serie B. Questa è casa sua come è casa mia. E siccome stanno facendo lo schifo in casa nostra, a lui è salito il veleno come è salito a noi. Sai che gliene frega a lui del colore della pelle? Niente. A lui gliene frega ancora meno, visto che è nero. Lui si è rotto il cazzo come noi. Punto e basta”. Beh, parole forti ma nette, inequivocabili. E dietro la storia del nero che va a fare i raid sta tutto il dramma di un Paese pieno di preconcetti e pregiudizi, un Paese che vive ancora sull’onda della storia, che si arrovella per giorni sul problema dell’intitolazione di una strada ad Almirante, di anziani signori che vanno in giro brandendo la Costituzione come fossimo vicini ad una nuova dittatura. Di destra ovviamente. Non siamo capaci di chiudere il passato in un armadio. Di sigillarlo e di guardare avanti. La Germania l’ha fatto, noi no. Destra è fascismo, perchè è naturale che sia così.

Sessant’anni di ideologismo scolastico e universitario hanno plasmato (o tentato di plasmare) le generazioni al verbo della Resistenza, per cui se un gruppo di persone va a devastare un negozio di cittadini del Bangladesh, si tratta sicuramente di una ronda fascista. Quanto inchiostro è stato sprecato in questi giorni per descrivere le allarmate paure sul ritorno dei manganelli, dell’olio di ricino, della camicia nera! Tutte balle. Qualcuno dovrebbe capire che il Mondo è cambiato.

E chissà che questo episodio, simbolico, non svegli tanta gente dal letargo in cui era caduta. Un uomo di sinistra con il Che tatuato che va a fare le ronde punitive contro gli stranieri. In compagnia di un nero. Anno 2008. Il ventennio è passato da un bel pezzo.

  • Consiglio la lettura del bel pezzo pubblicato oggi da il Pensatore. Di seguito, un estratto:

Ammettiamolo: in Italia si grida al ritorno del fascismo per distrarre l’opinione pubblica dalle vere intolleranze e dal vero razzismo che viene giorno per giorno perpetrato da chi è ideologicamente portato ad imporre le proprie idee credendole senza dubbio migliori di quelle degli altri.

Categorie: cronaca · italia

Onorevoli giustificazioni

29, Maggio, 2008 · 5 Commenti

L’altro giorno la carica dei 102 deputati del centrodestra assenti. Ma perchè erano assenti? Ecco una rapida carrellata delle motivazioni date:

Santo Versace: “Sto lavorando per tutti voi, per promuovere la mia azienda e il made in Italy nel Mondo. Ero a Mosca per presentare la torre di 52 piani che sorgerà a Panama. Un grattacielo tutto arredato Versace”

Gabriella Mondello: “Non sto bene, non mi sono ripresa dalle fatiche della campagna elettorale. Il medico mi ha detto di stare a casa”

Stefano Stefani: “Avevo delle persone nella stanza”

Barbara Saltamartini: “Ho preso un giorno di permesso. Ero a Palermo, con 45 gradi!”

Maria Teresa Armosino: “Un malanno. Avevo inviato i documenti, ma si sono persi”

Mario Baccini: “Ero appena tornato dalla Mongolia per inaugurare un ospedale per bambini”

Nicola Cosentino: “Non ha funzionato il pulsante”

Giacomo Chiappori: “In futuro dovrò schiacciare più forte il pulsante”

Fabrizio Cicchitto: “Ero in Transatlantico a chiamare in aula i nostri deputati” (questa è incredibile)

Categorie: berlusconi · governo · pdl · politica

Sempre di ferro

28, Maggio, 2008 · Lascia un Commento

Una cena di gala, molti invitati. Una anziana signora che sorseggia gin tonic su una terrazza affacciata sulla cupola di San Pietro. Fa caldo a Roma, sebbene si sia ancora a maggio. Dovrebbe arrivare pure il Presidente del Consiglio, che invece mancherà incredibilmente. Tutti gli occhi degli invitati sono per lei, la circondano, la salutano calorosamente. Ad un certo punto, quando sembrava assente e assorta nei propri pensieri, l’anziana ospite alza la voce e dice: “Com’è questa storia dei rifiuti a Napoli? Non riesco a capire come si possa governare un Paese senza tenerlo pulito”. Imbarazzo generale. Silenzio. Colpi di tosse. Sarà pure malata, in là con gli anni e un po’ fuori dal Mondo. Ma Margaret Thatcher è sempre Margaret Thatcher.

Categorie: politica · thatcher

Onorevole assenza

27, Maggio, 2008 · 1 Commento

Emendamento sulla tutela della fauna selvatica e della caccia. Emendamento del Governo. Favorevoli 238, contrari 240. La Camera non approva. Non lo so, è tutto molto strano. Il Parlamento lavora neanche da un mese, eppure già dalle parti della gloriosa macchina da guerra berlusconiana sono già mosci, stanchi. Assenti. Sì, centodue-onorevoli-centodue che hanno pensato bene di prendersi una pausa dall’estenuante lavoro poltronaro che si ha in quel di Montecitorio. Oh, d’altronde siamo solo martedì eh! Fa caldo!

Categorie: governo · politica

In prima linea

27, Maggio, 2008 · 2 Commenti

Torna alla ribalta il problema-Afghanistan. Dopo il biennio prodiano in cui un giorno sì e l’altro pure si levavano gli ululati dei cosiddetti pacifisti d’Italia, che reclamavano l’immediato ritiro delle truppe impegnate all’Estero, con il ritorno di Silvio Magno si ripropongono antichi quesiti circa la modifica delle regole d’ingaggio per i soldati spediti laggiù nel quadro della missione ISAF. Prima sottolineatura: quando si dice ISAF si deve intendere NATO.

Non è un vezzo linguistico, ma è il cuore del problema. Già, perché l’Italia, andrebbe ricordato ogni tanto, è un membro fondatore del Patto Atlantico, papà della North Atlantic Treaty Organization, seppur grazie alla testardaggine francese (va detto pure questo, ahimé). Invece noi del Belpaese siamo sempre lì a dubitare, sempre pronti a dire nì, sempre in vena di porre paletti o condizioni. Non ce lo possiamo permettere, in quanto da sessant’anni non siamo una Nazione guida in campo internazionale. Siamo una media potenza che bene o male è in fase di rilancio, da almeno un ventennio, e che ha indiscutibilmente accresciuto il proprio peso sullo scacchiere che conta grazie all’allineamento forte e senza obiezioni agli Stati Uniti.

Berlusconi avrà difetti, ma in politica estera sa come ci si comporta. Ha capito fin dal 2001 che l’ingessatura in stile democristiano avrebbe continuato a lasciarci nell’angolino, nello sgabuzzino della Casa Bianca, semmai avessero fatto il favore di invitarci. Prendere posizione è una cosa che risulta difficile agli italiani, abituati ai trasformismi, ai giochetti cerchiobottisti che hanno causato la decadenza del nostro Paese. Afghanistan e Iraq hanno riportato Roma dove conta, dove si prendono le decisioni. Prendete una carta dell’Afghanistan: l’Italia si è vista riconoscere ruoli di primo livello, addirittura è lead nation nella Regional Command Capital e guida il Comando Ovest. Non è poco. Ora la Nato, di cui facciamo parte (fino a prova contraria), torna alla carica chiedendo uno sforzo supplementare, ossia di trasferire parte del contingente nelle zone più impervie e difficili, quelle dove la guerra si combatte in maniera diretta e dura. I soliti tromboni solleveranno questioni di legittimità costituzionale, sono già pronti a sventolare fotocopie sbiadite dell’articolo 11 della nostra vetusta Carta. Basterà ignorarli, una volta per tutte. Ne va del prestigio dell’Italia.

Forse potremo dire tra qualche anno di essere riusciti a scalzare la vergogna di decenni in cui si diceva “noi siamo per Israele e per Arafat”, “noi siamo amici di America e Unione Sovietica”. Un dalemismo d’antan che forse è definitivamente morto. Ora, il morto va seppellito.

Categorie: afghanistan · berlusconi · politica

Al rogo! Al rogo!

26, Maggio, 2008 · Lascia un Commento

L’ONU, si sa, è da molti ritenuta inutile. Carrozzone di burocrati ipocriti strapagati, si dice ad ogni latitudine. Non serve a niente, sostengono altri. In gran parte hanno ragione, nel senso che in 60 anni di storia, il meglio che il Palazzo di Vetro è riuscito a fare è stata la decolonizzazione. E anche lì ci sarebbe molto da dire. Il bello è che questi burocrati non fanno nulla per allontanare il discredito che inesorabilmente si abbatte su di loro, anzi. Sembra quasi lo facciano apposta, affidando la Commissione per i diritti umani ad uno Stato come la Libia che manda alla forca donne e uomini con non-calanche, e promuovendo ad alti ruoli energumeni degni di qualche porcilaia dell’Iowa. Attenzione, non nel ruolo del fattore, ma nel ruolo del porcellum. Sì, perché quello che sta accadendo all’ONU in queste settimane è qualcosa di veramente incredibile, di assurdo.

Raccontiamo il fatto: l’UNESCO è una delle tante (troppe) agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Si occupa di cultura, di scienza, di educazione. Nel 2009 scadrà il mandato del suo direttore generale, Koichiro Matsuura. Ebbene, in pole position per succedergli c’è l’egiziano Faruq Hosni. C’era, forse. C’era, speriamo. Già, perché questo signore l’ha fatta letteralmente fuori dal vasino, sproloquiando come neanche un Cletus qualunque saprebbe fare. Faruq Hosni, classe 1938, è da ventuno anni il Ministro della Cultura di Mubarak, e da qualche tempo sogna di raggiungere lidi migliori, degni della sua pluriennale esperienza nel mondo della cultura. Cosa di meglio dell’UNESCO, che in fatto di libri, scienza ed educazione dovrebbe essere il culmine di ogni saggezza!? Sta di fatto che l’altro giorno, in Parlamento al Cairo, il buon vecchio Faruq ha tuonato, con voce imperiosa e solenne: “Libri israeliani nelle biblioteche egiziane? Non ci sono! E se ci fossero, li brucerei io stesso”. Hai capito il candidato-alla-direzione-generale-dell’-agenzia-Onu-per-la-cultura?! Davvero un lord super partes! E soprattutto lontano da pregiudizi di stampo razzista.

Come è nello stile delle Nazioni Unite, poche e assonnate voci si sono levate per denunciare il deplorevole comportamento del Bondi d’Egitto, solo qualche tiepido mugugno e richiesta di chiarimento, che puntualmente è arrivato. Anche se il chiarimento è addirittura peggiore. Sentite: “Le mie parole andavano contestualizzate. Sostenere che avrei bruciato ogni libro israeliano che si fosse trovato nelle biblioteche egiziane era un’iperbole. Un modo per dire che sicuramente tali libri non esistono”. Soddisfatta la comunità internazionale. Senza parole. Dure le proteste di Israele, in particolare del Centro Simon Wiesenthal, che non ha badato a mantenere i toni bassi in nome del buon costume, ma si è fatto sentire, paragonando Hosni ai peggiori nazisti. Non si può che dar ragione agli israeliani. Siamo arrivati al punto in cui l’ONU arriva praticamente a legittimare i roghi dei libri. Per carità, non lo fa direttamente, ma lo fa dire a chi stava (o sta ancora?) per essere nominato gran capo della cultura mondiale. Il nuovo Goebbels.

Stando così le cose, è davvero sempre più difficile stare a dietro ai cantori delle virtù del Palazzo di Vetro, a quelli che, novelli San Sebastiano, vanno di casa in casa brandendo lo stendardo blu e bianco delle Nazioni Unite. La realtà nuda e cruda ti mostra poi come si stia tornando pericolosamente indietro. E di molto. Non avrei mai pensato di poter assistere a roghi di libri. Non nel 2008.

Categorie: cultura · israele · mondo · onu

Parola di Gene

25, Maggio, 2008 · Lascia un Commento

Roberto Mancini: voto 10. E’ l’allenatore più vincente nella storia dell’Inter e adesso si appresta a un ulteriore salto di qualità nella sua carriera: fare il secondo di Mourinho“.

Gene Gnocchi, SportWeek

Categorie: calcio · inter

L’attesa

24, Maggio, 2008 · 2 Commenti


Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Questi versi sono un passo del capolavoro di Giacomo Leopardi Il Sabato del Villaggio. Per chi fosse poco addentro le questioni poetiche, è l’idillo che inizia con “la donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole…”. Non ho mai avuto particolari predilizioni per Leopardi, ma Il Sabato del Villaggio mi è sempre piaciuto, fin dai tempi della Scuola. Lì dentro trovavo tutto. E’ l’amara verità: il giorno che precede la festa è sempre quello più bello, quello più eccitante. Dopo, sopraggiungono solo delusioni e tristezze. L’attesa per qualcosa può essere una dose equina di adrenalina, o una tensione indescrivibile. Ma è sicuramente l’aspetto più bello. L’apice. Il resto, come diceva Califano, è noia. Tutto il resto.

Categorie: pensieri · vita

23.05.1992

23, Maggio, 2008 · Lascia un Commento

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Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo,

Antonio Montinaro

Capaci, 23 maggio 1992.

prima pagina Corriere della Sera 24.5.92

Categorie: giovanni falcone