Soffrire di mania di protagonismo. E’ una cosa abbastanza comune nella nostra società, solo che alcuni soggetti ne sono affetti in maniera maggiore. E’ sicuramente il caso del letterato Tonino, conosciuto alla massa come Di Pietro (sì, non ho sbagliato ad invertire). L’ex pm, nostalgico della forca di Mani Pulite, non perde occasione per darsi alle requisitorie e ai discorsi pontificali pieni di retorica stantia tipici delle aule di giustizia. Imbarcato maldestramente da Veltroni (chissà se riuscirà a perdonarselo il taumaturgo), Di Pietro è incazzato nero.
Lo è per tante cose; lo hanno fatto fuori dalle cariche parlamentari, gli hanno negato la presidenza della Vigilanza Rai, non gli è stata assegnata manco una cadrega nel Governo delle ombre. Nulla di nulla. Più che mani pulite, Tonino è rimasto a mani vuote. E oggi ci è andato giù di brutto. Un intervento greve (e pure lugubre) in quel di Montecitorio, con accuse implicite (ed esplicite) a Berlusconi. La storia giudiziaria del Cavaliere, l’inadeguatezza, le leggi ad personam. Insomma, il solito copione sinistro che saggiamente il Pd ha messo in cantina, capendo che fa solo perdere le elezioni. Ma il campione di Montenero di Biscaccia questo concetto (semplice) non lo capisce. No, Berlusconi è Belzebù, e quindi va cacciato, rimandato all’Inferno. Voleva fare il Matteotti, Di Pietro. Ma non ne ha neanche lontanamente la stoffa. Non è lungimirante, non è capace.
E’ solo un Grillo istituzionalizzato, uno che parla bene e che razzola male. Uno che si scaglia contro i privilegi della Casta e poi monta casini su casini perchè non gli promettono la poltrona di Ministro della Giustizia. Caro Veltroni, hai fatto un errore madornale a portartelo con te. Sarà la tua palla al piede. Una palla che parla.



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