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C’era una volta un uomo che chiedeva a gran voce la discontinuità. Era il 2005. Quell’uomo era uno dei maggiorenti dell’Udc di Follini e Casini. Era pure ministro. Quell’uomo ha un nome ed un cognome: Mario Baccini. Baccini ne ha passate tante e ne ha fatte passare tante al povero Cavaliere. Nuovo corso, nuova politica, no agli slogan eccetera eccetera. Baccini e il suo amico Tabacci sempre pronti a mettere i bastoni tra le ruote, sempre pronti a mettere il becco. Fino all’ultimo, fino allo scorso gennaio, quando il simpatico Mario si dichiarava pronto a sostenere un eventuale Governo Marini. Come dimenticare poi la fondazione dell’ennesimo micro partito, quella Rosa Bianca presieduta da Pezzotta? Dicevano che si presentavano perché “il popolo degli scontenti dei programmi irrealizzabili e degli spot vuole persone concrete”. Fatte le elezioni, passato aprile, Baccini si trasforma: da anti-berluscioniano sognatore di una nuova stagione centrista diventa berlusconiano, convinto sostenitore del Popolo della Libertà, tanto da appoggiare Alemanno quale Sindaco di Roma, votare Fini alla Camera e votare la fiducia all’Esecutivo. L’esperienza della Bianca Rosa è già finita, con Pezzotta e Tabacci già transitati nell’Unione di Centro e Baccini pronto alla transumanza nel gruppone pidiellino. Il centrismo utopico post democristiano è destinato a rimanere fumo. Sarebbe ora che anche tanti altri capissero che l’Italia di oggi non è più quella del 1992, che un’epoca si è chiusa, e non oggi. L’egemonia della balena è finita da un bel pezzo, e non solo per l’azione traumatica e traumatizzante della magistratura.
Il Mondo è cambiato, i muri sono caduti. Andare avanti a dire che bisogna essere terzi, stare né di qua né di là, non ha molto senso. Non lo ha più. L’Italia è da una quindicina d’anni un Paese normale, almeno in questo contesto: la gente sceglie dove stare. O a destra o a sinistra. Stop. Per altri non c’è spazio. L’abbiamo constatato per l’ennesima volta solo un mese fa, quando gli elettori hanno addirittura scelto di abbattere la sinistra-sinistra, quella dei verdi e degli specialisti del no, quella dei nostalgici della falce e del martello. Ora arriva Baccini che spiega di voler fondare un nuovo (ancora?!) partito alleato al PdL, perché “il bipolarismo va migliorato” e non distrutto, come tuonava fino a poche settimane fa. E’ un bel cambiamento. Addirittura è pronto a sostenere il federalismo fiscale.
Chissà, forse siamo davvero sulla buona strada. Forse le cose stanno davvero cambiando. Speriamo.


