E ora spunta pure un ragazzo di colore. Sì, il “raid neofascista “contro gli stranieri del quartiere romano di Pigneto, diventa sempre più una comica politica, se non fosse che il problema rimane serio. Già, un ragazzo di colore. Uno straniero. Un extracomunitario. Sarà abissino forse? Sarà una faccetta nera che aspetta e spera che già l’ora si avvicini? Mah, non si sa davvero che dire. Dopo le rilevazioni del tizio costituitosi, “La razza non c’entra, sono di sinistra e c’ho pure il Che tatuato sul braccio io”, altri tasselli più o meno interessanti vengono a galla, facendo arrossire dalla vergogna i tromboni della sinistra benpensante che già gridavano da giorni al dilagante aumento dell’intelloranza di destra, alla xenofobia imperante nel nuovo clima post elettorale. Si guardava ad Alemanno come camerata mandante delle missioni punitive.
Niente di più falso. Uno del gruppo ha parlato chiaro, senza problemi: “C’era uno de colore a menà. E sai perchè? Lui al Pigneto è sempre stato rispettato. Nessuno l’ha mai fatto sentire di serie B. Questa è casa sua come è casa mia. E siccome stanno facendo lo schifo in casa nostra, a lui è salito il veleno come è salito a noi. Sai che gliene frega a lui del colore della pelle? Niente. A lui gliene frega ancora meno, visto che è nero. Lui si è rotto il cazzo come noi. Punto e basta”. Beh, parole forti ma nette, inequivocabili. E dietro la storia del nero che va a fare i raid sta tutto il dramma di un Paese pieno di preconcetti e pregiudizi, un Paese che vive ancora sull’onda della storia, che si arrovella per giorni sul problema dell’intitolazione di una strada ad Almirante, di anziani signori che vanno in giro brandendo la Costituzione come fossimo vicini ad una nuova dittatura. Di destra ovviamente. Non siamo capaci di chiudere il passato in un armadio. Di sigillarlo e di guardare avanti. La Germania l’ha fatto, noi no. Destra è fascismo, perchè è naturale che sia così.
Sessant’anni di ideologismo scolastico e universitario hanno plasmato (o tentato di plasmare) le generazioni al verbo della Resistenza, per cui se un gruppo di persone va a devastare un negozio di cittadini del Bangladesh, si tratta sicuramente di una ronda fascista. Quanto inchiostro è stato sprecato in questi giorni per descrivere le allarmate paure sul ritorno dei manganelli, dell’olio di ricino, della camicia nera! Tutte balle. Qualcuno dovrebbe capire che il Mondo è cambiato.
E chissà che questo episodio, simbolico, non svegli tanta gente dal letargo in cui era caduta. Un uomo di sinistra con il Che tatuato che va a fare le ronde punitive contro gli stranieri. In compagnia di un nero. Anno 2008. Il ventennio è passato da un bel pezzo.
- Consiglio la lettura del bel pezzo pubblicato oggi da il Pensatore. Di seguito, un estratto:
Ammettiamolo: in Italia si grida al ritorno del fascismo per distrarre l’opinione pubblica dalle vere intolleranze e dal vero razzismo che viene giorno per giorno perpetrato da chi è ideologicamente portato ad imporre le proprie idee credendole senza dubbio migliori di quelle degli altri.






