Volevo scrivere un post (l’ennesimo) su Veltroni e la sua lettera paradisiaca all’Unità. Io ho caldo, attualmente dove scrivo ci sono 34° C. (Voglio tornare a casa…almeno lì ho l’aria condizionata), ho la faccia arrostita dal sole preso ieri, e sto colando sudore da ogni pertugio, come direbbe Marco Civoli (p.s. aridatece Sky!). Capiranno quindi i gentili lettori che non è proprio il caso di parlare del taumaturgo. Proprio no…
Post da Giugno 2008
Antò, fa caldo…
30, Giugno, 2008 · Lascia un Commento
Categorie: veltroni
Il Paese normale…
29, Giugno, 2008 · Lascia un Commento
E’ una domenica estiva. Calda. Io, tornato dal primo mare stagionale, ho letto questo post e mi sono ritrovato nuovamente nella solita Italia, quella che non cambia e probabilmente non cambierà mai.
Questo è il paese normale, il Paese che perde ancora tempo al primo colpo di sole estivo di quale “collaboratore di giustizia” che col caldo decide di dire o ridire la sua su questo o quel mistero d’Italia: Moro, la Orlandi, Ustica o altro ancora. Un paese normale dove un terrorista tiene conferenze e riceve applausi, in sfregio alle famiglie delle vittime che in un attimo hanno perso padre, fratello, marito e che magari hanno difficoltà ad arrivare a fine mese o a dormire la sera, sopraffatti ancora dal dolore che il tempo non ha saputo lenire. Servitori di uno Stato dalle memoria corta e dalle maglie troppo larghe. Questo è il paese normale, dove il bene comune non esiste, dove fare un passo indietro individualmente par farne due avanti tutti insieme è utopia. Una utopia perché a gamba tesa interverrà sempre qualcuno, a torto o a ragione, a fermare tutto, ad intralciare a dire la sua per zittire la maggioranza.
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Categorie: italia
All’armi, compagni!
27, Giugno, 2008 · 1 Commento
Fiato alle trombe, compagni! Si torna in piazza! Giro girotondo casca il mondo casca la terra tutti giù per terra. Già proprio così, o quasi. Quasi perchè è poco probabile che anziani signori come Furio Colombo si mettano a terra per protestare contro le “leggi canaglia” con cui “Berlusconi vuole distruggere il principio di uguaglianza davanti alla legge”. L’appuntamento per tutti i girotondini è l’8 luglio a Roma, zona Pantheon. Interessante. Ora che Silvio è tornato al potere, ora che il satrapo malvagio ha ottenuto nuovamente il consenso di circa 18 milioni di poveri imbecilli italiani (perchè per questi signori con la perenne puzza sotto al naso, tali sono gli elettori di Berlusconi), bisogna tornare a marciare, a fare guerra.
“As armas! As armas! Pela Patria lutar!”, urla il ritornello dell’inno nazionale portoghese, che potrebbe benissimo adattarsi a Furio Colombo, simpaticissimo ex senatore diessino che tante risate ci ha provocato nella scorsa indimenticabile legislatura, Pancho Pardi (che senatore lo è ora, con Mr Manette Di Pietro) e Paolo Flores D’Arcais, illustre illustrissimo della sinistra acculturata, teorico del giusto politico e di altre cose da colti, non certo da poveri beoti provinciali che stanno attaccati a guardare 24 su 24 le reti Mediaset, il cui compito oscuro è di trasmettere il verbo silviesco sottoforma di televendite, pubblicità, e quiz con vallette seminude. Eh, già. E’ sempre la solita storia. Furio Colombo che addirittura denuncia come in Italia il potere giudiziario sia “assalito, insultato, discriminato e messo nell’angolo”. Evidentemente il buon Furio dimentica come gli esponenti del terzo potere siano da sempre molto attivi nell’invadere gli altri due poteri, spingendosi pure a dire se una legge va bene o non va bene, come fossero il legislativo.
Ma pazienza, si può sbagliare. Quello che aggiunge poi Colombo, però, sa tanto della fregatura: “In nessun altro Paese esiste l’immunità per il Premier. Questa vale solo per monarchi e Presidenti della Repubblica, tranne che negli Usa”. E come no, infatti negli Stati Uniti esiste solo una macroprocedura complessa che si chiama impeachment, che mette la testa del Presidente nelle mani del Congresso. L’ex direttore dell’Unità questo lo ignora, o fa finta di ignorarlo. D’Arcais, invece, si “limita” ad asserire che “Berlusconi vuole distruggere il principio fondamentale della convivenza civile per cui la legge è uguale per tutti e anche il libero giornalismo. Abbiamo deciso di muoverci subito con una manifestazione autorganizzata, di fronte alla mancanza di iniziative tempestive del maggior partito dell’opposizione”. Mah, sembrano tanti Curzio Maltese, tanti esponenti di quell’aristocrazia borghese (paradosso eh) che per stare con il popolo operaio (almeno questa dovrebbe essere la sinistra, in teoria), vanno in piazza con gli amici dei salotti per abbattare il despota democraticamente eletto.
Contraddizioni su contraddizioni. Odio perenne verso l’avversario politico, che semplicemente è stato più bravo di loro, fin da quel 1994 quando sconfisse l’improbabile e godereccia “gioiosa macchina da guerra” occhettiana. Il potere è stato tolto a loro, per questo detestano Berlusconi. Sembrava essersi aperta una nuova era, ma evidentemente l’odio è come l’amore: è duro a morire.
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Sono gli amori diversi…
26, Giugno, 2008 · Lascia un Commento
Per due giorni l’Italia intera ci aveva creduto. Per due giorni era rimasta con il fiato sospeso, pronta a stappare bottiglie di champagne e di spumante, pronta a lanciare coriandoli, stelle filanti e riso Carnaroli. Emma Bonino aveva allietato il Belpaese con la notizia del Secolo: “Sì, sono innamorata da due anni. Lui non è un politico, e non è italiano”. Boom! Fiato sospeso, trasmissioni interrotte. Pure Sandro Mazzola veniva quasi chiamato a dire la sua sulla notizia del millennio, tra una gaffe e l’altra nelle circa seicentoventisette trasmissioni cui partecipa nel mese degli Europei di calcio. Ricostruzioni biografiche che andavano a ricostruire la struttura mentale della pasionaria radicale, indagare le recondite cause dell’innamoramento boniniano. Mancavano solo Crepet e il criminologo Bruno, poi il salotto di Vespa era al completo.
Poi, tutto d’un tratto, il gelo. Il cuore che si ferma, la salivazione che s’azzera. “No, si tratta di una bufala, dovuta ad un dato di irritazione, oltre che da una riflessione che faccio da tempo sugli stereotipi al femminile“. Però, che notizia! Non è giusto, cara Emma, prendere in giro un Paese intero in questo modo, facendo dei test degni della CIA. Tornando per un nanosecondo seri, si rimane a bocca aperta davanti allo scalpore che questo scherzetto da adolescente matura ha suscitato nella paludata stampa italica. Tutto un fiume di analisi, di articoli, di commenti, di interviste. Addirittura c’è chi è andato ad indagare circa una presunta liason tra Bonino e Pannella, manco fosse Beautiful o prodotti affini.
E oggi non va diversamente, anzi. Il Corrierone della Sera, primo quotidiano italiano (grazie ai panini), affida alla acuta Maria Laura Rodotà un pezzo-lettera in cui (indignata) si schifa davanti al comportamento dell’ex ministra delle politiche comunitarie. “Bonino è stata troppo ingenua, troppo proterva, troppo poco inventiva, troppo poco Bonino”. Al di là di questi preziosi contribuiti di MLR sull’affaire-Emmà, da queste parti si pensa che forse ci sarebbe di meglio di cui parlare, anche se “fa caldo”, come sottolinea la Rodotà. Che ne so, c’è sempre Mugabe che vuole fare il ballottagio da solo, c’è sempre Di Pietro che urla, c’è sempre Salvatore Bagni che fa il Salvatore Bagni su Raiuno. Non penso che un pseudo-innamoramento (con tanto di scherzo) di Emma Bonino sia notizia che potrà cambiare il destino dell’Italia. Certo, la mente è già alle spiagge, ma non è positivo che l’autodefinitosi primo quotidiano italiano spenda spazio, tempo e inchiostro dietro gli amori (veri o falsi) di amabili signore che all’Italia tanto hanno dato in passato, magari con battaglie personali all’insegna della civiltà.
E dispiace anche vedere una donna che aspirava al Quirinale, una battagliera che ha rischiato la vita per fare quello in cui credeva (vedi attentati scampati in medioriente e nell’Afghanistan dei talebani), fare burle a Diva&Donna, con tutto il rispetto parlando. Vabbè, fa caldo. Tutto si perdona.
Cadono a pezzi
25, Giugno, 2008 · 7 Commenti
L’opposizione è in frantumi, o meglio, le opposizioni. Già, perchè ormai dalle parti sinistre dell’emiciclo parlamentare è guerra aperta, e pure palese, senza tanti ipocriti silenzi. Di Pietro contro il Partito Democratico, Parisi contro Veltroni, D’Alema e la sua Red contro Parisi e Veltroni. Insomma, non si sa da che parte voltarsi, perchè i coltelli affilati arrivano da tutte le direzioni Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione di questa guerra civile politica, quando il Senato ha votato ha respinto l’autorizzazione a procedere contro Di Girolamo, senatore Pdl per cui la Procura di Roma aveva chiesto l’arresto. Tonino de noantri è sbottato, trovandosi sempre più a suo agio nel ruolo di Masaniello barricadero dell’antiberlusconismo alla Travaglio: “Con il Pd si pone un problema gravissimo di alleanze”, ha tuonato con il suo noto savoir-faire. E ancora, “Ci dicano se vogliono fare la ruota di scorta a Berlusconi. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo chiesto agli elettori di essere alternativi a Berlusconi, se il Pd ha deciso di fare da supporto a Berlusconi non possiamo essere alleati. Ci vuole un immediato chiarimento pubblico“.
Di Di Pietro si può dire tutto, proprio tutto, meno che non sia persona che parla chiaro. Il suo ultimo ammonimento pontificale è una nuova, ennesima pietra gettata contro il cartonato altrimenti detto Partito Democratico, creatura di vetro soffiato sempre più in pericolo, attaccata da tutte le parti da predatori affamati e assai golosi. La difficoltà del principale partito della “nuova” sinistra sono ben visibili, tant’è che alla sfuriata savonaroliana dipietrista ha dovuto rispondere Antonello Soro, panchinaro illustre, ma non certo la punta titolare. “Il tono delle dichiarazioni di Di Pietro è inaccettabile e assolutamente sopra le righe. Non so chi gli abbia dato la patente per giudicare la qualità dell’opposizione del Pd. Ma sul supporto al Governo forse a Di Pietro sfugge la dimensione del regalo che fa alla maggioranza ogni qualvolta indossa abiti massimalisti e regola sul tono di voce la profondità degli argomenti”. Secca pure la risposta del sardo Antonello, mandato allo sbaraglio contro l’ex pm, che pensa di trovarsi perennemente nelle aule di giustizia (magari richiedendo pure l’utilizzo del codice penale a Montecitorio).
Il fatto è che la strategia politica di Di Pietro è assolutamente comprensibile: con una sinistra massimalista fuori dal Palazzo e in crisi d’identità dopo lo sciagurato biennio prodiano, e con un Democratic Party fragile come un bambino in fasce e alla ricerca (soft) di un minimo di dialogo civile con il satrapo Berlusca, il ruolo di gendarme della sinistra giustizialista, demagogica e forcaiola non può spettare ad altri che a lui ed al suo partito personale. E in questi ruoli di accusatore permanente, Torquemada di Montenero di Bisaccia, Tonino si trova benissimo. Gli manca solo la toga nera, e poi tutto è a puntino. Fa specie, invece, vedere un Veltroni così in difficoltà, costretto addirittura a negare l’evidenza del buco di Roma. Costretto a dire che “se Alemanno non fa la Notte Bianca è perchè non la sa fare”. Costretto a parlare ad un’Assemblea di partito con più o meno la metà di quelli che avrebbero dovuto parteciparvi. Costretto a promettere il ritorno in piazza (ma in autunno, ora si va in ferie). E’ un’opposizione allo sbando, ma lo si poteva immaginare. Tanti scrissero sull’errore madornale di portarsi la serpe in seno, ossia di aprire le porte del Loft a Di Pietro.
Era una contraddizione palese, si diceva. La forca con il santone, l’uomo dalle manette facili con quello che kennedyanamente invocava dialogo, pace e bene per tutti. Abele e Caino, è sempre la stessa storia. Caro Uolter, ora è troppo tardi. E’ inutile piangere sul latte versato.
Cristianamente parlando
24, Giugno, 2008 · 4 Commenti
Macchè Lega! La vera costola della sinistra è Famiglia Cristiana, settimanale “d’ispirazione cattolica” (molto d’ispirazione) che da anni sputa veleno contro un unico soggetto: Silvio Berlusconi. Il periodico paolino è fermo nella condanna senza appello all’attuale premier, e non perde occasione per dargli addosso, con malcelata soddisfazione e parole forti. Non è una novità, assolutamente. Stavolta l’occasione è servita dai provvedimenti sulla giustizia in discussione, con il can-can mediatico e propagandistico circa la cosiddetta “salva-premier”, che in realtà esiste già grazie a Prodi-Scalfaro-Flick. Ovviamente a Christian Family non frega nulla, e mira dritta all’obiettivo prediletto, accusandolo di essere ossessionato dalla giustizia, di non tener conto dei problemi del Paese e di nominare segretari generali-avvocati nei posti chiave.
Sì, ce l’hanno pure con Angelino Alfano, i pretoni rossi di Famiglia Cristiana, vertebre più che costole di quel pensiero dossettiano utopico e fallimentare, nonché superato dalla storia e dalla contemporaneità. “Alfano è uno degli avvocati eletti, ex Segretario personale messo a fare il Ministro della Giustizia”. Beh, al sottoscritto sembra un po’ superficiale come analisi, ma si vede che agli “ispirati cattolici” basta e avanza per agire di mannaia sul satanico governo delle destre, dell’odiato Berlusconi. Chissà, forse il nuovo direttore è Curzio Maltese, potrebbe pensare qualcuno.
No no, quel giornale è da sempre così, schierato santorianamente a sinistra, facendo politica attiva e lasciando perdere i veri problemi del globo terracqueo che tanto a cuore dovrebbero stare a chi è “cattolico ispirato”. Magari una dissertazione su Mugabe non guasterebbe, ma si sa, Berlusconi tira di più. D’altronde è giusto che il Demonio sia combattuto. Non importa come.
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Perdonatelo
22, Giugno, 2008 · 2 Commenti
Curzio Maltese è uno di quegli italiani che vivono con il livore perenne nei confronti di Satana Berlusconi, il genio del male, la reincarnazione di Benito Mussolini, del potere assoluto di Luigi XIV, dei peggiori tiranni della storia dell’umanità. L’acido che sgorga dalla penna del succitato giornalista ha corroso le pagine della barricadera Repubblica anche sabato scorso, quando in un pezzo drammatico ha ammonito gli italiani sulla pericolosità del “morso del Caimano”, del tentativo totalitario che straripa da ogni poro berlusconiano.
Scrive il prode Curzio che il Cavaliere “era così anche prima della discesa in politica, con la sua naturale carica eversiva, il paternalismo autoritario, l’amore per la scorciatoia demagogica e il disprezzo irridente per ogni contropotere democratico, a cominciare dalla magistratura e dal giornalismo indipendenti, l’insofferenza per le regole costituzionali, appresa alla scuola della P2″. Accidenti, un concentrato di acrimonia che forse neppure gli storici di qualche decennio fa utilizzarono per Adolf Hitler o per Stalin. Maltese, che è uno moderno, un gajardo, ha costruito queste forbite proposizioni per il nostro Cavaliere, premier eletto da circa 18 milioni di italiani. Ma chi se ne frega, l’importante è sottolineare il disprezzo per il potere democratico che si incarna, secondo Curzio, nella magistratura. Un ragionamento azzardato, neanche Montesquieu era arrivato a tanto. Per Repubblica, invece, i giudici sono investiti da un’aura di sacralità, profumano di rose, sono intoccabili. Chissà, magari sono pure capaci di fare i miracoli, come i re francesi del ‘200 o del ‘300.
In questo pezzo di bolsa retorica annacquata nell’odio per l’uomo di Arcore, Maltese parla di “conquista di Palazzo Chigi” (la marcia no, però…ha evitato almeno questo), di “forzature degli assetti costituzionali” (sic!), di “tentativi eversivi”, di “salva-ladri”. Mamma mia, un poema vuoto che avrebbe intenerito uno Stalin in tempo di purghe, un proclama da tribunale del popolo. Una vergogna. Ma c’è anche spazio per il divertimento. Già, perchè Maltese sostiene che “l’Italia è un popolo antipatico da quando governa Berlusconi”, e che “il ritorno di Berlusconi al potere e le sue prime e devastanti uscite hanno evocato i peggiori fantasmi sulla scena internazionale“. In pratica, se scoppia la guerra nucleare, non è colpa dell’unto Ahmadinejad, bensì di Berlusconi. Chapeau. Poi c’è spazio per l’allarme, la paura: “bisogna vedere se nell’opinione pubblica esistano ancora quei reagenti democratici che hanno impedito nel ‘94 e nel 2001 la deriva verso un regime“.
Regime? Ma questo non sa neanche di cosa parla. Per nulla, tanto che arriva a denunciare come “gli ex allievi di Gramsci non comprendono i meccanismi e la portata della strategia in atto”. Quale strategia? Forse Maltese è un appassionato di play station, e si confondeva con Metal Gear o con qualcosa di affine. Non lo sapremo mai. Però, signori e signore, la conclusione è emozionante. E’ una chiamata alle armi: “bisogna trovare qui e ora il coraggio di proposte forti e alternative al pensiero unico dominante, invenzioni in grado di suscitare dibattito e bucare la plumbea egemonia bulgara dell’agenda governativa. Bisogna svegliare l’opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi”.
Azz, avete capito? Bisogna svegliarsi! Subito! Ma solo l’opinione pubblica democratica. Noi siamo esclusi, quindi…
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Foto della domenica
22, Giugno, 2008 · Lascia un Commento

Nella foto il Cavaliere Berlusconi Silvio, sfoggiante un fantastico cappello Panama in finissima paglia ottenuta da una palma dell’Ecuador. Tale copricapo ha ben 150 anni di storia. E’ il nostro Marlon Brando.
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Trenitalia, il supplizio
21, Giugno, 2008 · Lascia un Commento
Io sono un pendolare. Purtroppo settimanalmente mi ritrovo nella disgraziata situazione di viaggiare qualche ora sui regionali (o interregionali) di Trenitalia. La situazione dell’azienda è drammatica, lo sappiamo tutti bene. I buchi sono voragini e le varie amministrazioni alternatesi negli ultimi anni hanno cercato di rattoppare le falle con toppe di scarsa qualità. E così, a fronte dell’aumento dei passeggeri sulle tratte “lavorative”, Trenitalia decide di tagliare i vagoni, “perchè ci sono problemi di bilancio”. Va bene, già si viaggia come sardine (specie in certi orari), costretti magari ad odorare le ascelle di sconosciuti per ore, visto che la compressione in stile treno-piombato degli anni quaranta non lascia scampo o alternative.
Ma è veramente risibile che il signor Mauro Moretti, di professione amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, venga a dire che “sparirà il vagone ristorante, essendo il servizio ristorazione in perdita di qualche milione“. Sai che importa a chi è obbligato a viaggiare sui fatiscenti vagoni di prima o seconda classe delle tratte regionali? Ancora un po’ bisogna indossare le mascherine anti-gas prima di salire a bordo, quasi fosse una situazione di allarme batteriologico. Carrozze perennemente sporche, sedili con macchie vistose color giallo-marrone (sempre uguali tra l’altro), vetri che fanno sembrare una giornata di sole sahariano una consueta nebbiosa Londra di novembre.
E i bagni? Volgiamo parlare dei bagni? Beh, il sottoscritto non ha l’onore di sapere come sono fatti (o in che condizioni siano) i servizi igienici dei regionali…bastano i racconti dei vecchi saggi che da trent’anni sono abbonati alle FS. Poveracci. Dalle epiche leggende sembra manchino solo i muschi e i licheni. Che schifo. Non ci metterò mai piede, a costo di morire da martire (perchè sarei un martire) a bordotreno. Quello che so, invece, è che lo scorso 3 gennaio sull’Eurostar Roma Termini-Venezia delle 15.30 (mi pare) non funzionava nessun bagno. Provati tutti, e su tutti campeggiava il solito bigliettino scritto a mano “GUASTO”. Gli Eurostar, che in teoria dovrebbero essere il vanto della nostra compagnia di bandiera sui binari. Evidentemente gli sfigati come me dovevano sacrificarsi per il bene patrio e per le casse dell’azienda.
Ovviamente, siccome siamo in Italia, ad un vergognoso precipitare della situazione (che neanche Grissom riuscirebbe a risolvere) consegue uno spropositato aumento delle tariffe. Di tutte le tariffe. E che non vengano a dire che salgono solo i prezzi dei treni a lunga percorrenza. Io è da qualche anno che viaggio sulla stessa tratta, e ogni anno il costo del mio misero biglietto è aumentato in modo sensibile. I
n conclusione, caro Moretti, anzichè parlare di vagoni ristorante sostituiti da chioschi, pensi a dare una lavata ai pavimenti delle carrozze di noi poveri pendolari, che tanti euri versiamo alla causa-Trenitalia, e che per tutta risposta ci ritroviamo a fare compagnia agli scarafaggi. Sarà difficile, sarà dura. Ma ci pensi.
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Un blog contro il regime
20, Giugno, 2008 · Lascia un Commento
Cuba vista dal suo cuore, dal suo interno. Un racconto quotidiano del regime castrista, quello tanto amato dai comunisti di casa nostra, sempre pronti a sfoderare per le strade la bandiera della Revolucion e l’effige sacralizzata di Che Guevara. Yoani Sanchez ha coraggio da vendere. Trentatreenne sposata con un figlio, ha aperto il suo blog Generacion Y, dove non critica con toni veementi il sistema politico cubano. Non c’è ne bisogno. Basta soffermarsi sugli aspetti quotidiani, su quelli così piccoli e (per noi) ininfluenti che in realtà ti dimostrano l’altro volto di Cuba, non certo quello delle spiagge e dei mojito. Non si troverà da nessuna parte un post che denuncia apertamente il vecchio Fidel, icona smunta di un passato che si ostina a fingersi eterno presente.
No, basta scrivere, tra una riga e l’altra, che i disgraziati che frugano nell’immondizia vengono arrestati in quanto danno una cattiva immagine della città. E queste sono le cose più dure da sopportare per le dittature. Il grattacielo di propaganda rivoluzionaria è fragile nelle fondamenta, e non solo a Cuba. Lo abbiamo visto a Bucarest, con il Conducator dall’aspetto fiero e freddo ridotto ad un timido gattino impaurito, in quel lontano Natale del 1989, quando pure i rumeni trovarono la forza di dire basta. Lo abbiamo visto a Pechino, quando un ragazzo disperato, ma dal coraggio unico, si pose davanti al carrarmato in Piazza Tien An Men, sotto gli occhi di un Mao Tse Tung reso perpetuo da un quadro asettico e pure di scarsa qualità. Sono queste cose che fanno capire quanto finto sia un Regime, quando fragile e debole sia nella realtà.
Dietro le parate, le urla retoriche dei capi, le bandiere svolazzanti, sta un castello di carte che aspetta solo un soffio per crollare. Anche nella bella Cuba è così. Lì basta un blog non politico per far dire a Fidel che “la Sanchez mina le fondamenta della Rivoluzione, che il suo è giornalismo neocolonialista“. E’ la paura di perdere la battaglia, solo questo. Un protezionismo socio-culturale destinato ad essere inesorabilmente sconfitto, prima o poi. Ma così sarà. Lo insegna la storia.






