Possibile che l’amore, l’amore santo e devoto, non sia onnipotente? Oh, no! Per quanto appassionato, peccatore e turbolento sia il cuore nascosto in una tomba, i fiori che vi crescono sopra ci guardano serenamente coi loro occhi innocenti: non dell’eterno riposo soltanto essi ci parlano, di quella gran pace della natura “indifferente”; essi ci parlano anche di un’eterna riconciliazione e di una vita senza fine…
La normalità. In questo capolavoro della letteratura russa (forse uno dei più bei libri che io abbia mai letto), Turgenev insegna a vivere, e a morire. Come scrive Franco Cordelli “in questo Turgenev è più grande di Tolstoj, che pretendeva di ridurre l’uomo a uomo comune; e più grande di Dostoevskij, che pretendeva non vi fossero altro che eroi, demoni o santi”. “Padri e Figli” è un’indagine al cuore della vecchia Russia zarista, conservatrice ma toccata flebilmente dai primi moti liberali. E’ una continua contrapposizione tra vecchio e nuovo, tra eccitazione e delusione, tra tradizione e rinnovamento. Questo romanzo non si legge, si divora. Imperdibile.






