La politica italiana sta tornando indietro, precipitosamente. Sembra infatti che la fragile tregua post-elettorale, siglata tra Berlusconi e Veltroni, sia già morta e sepolta. Il vecchio teatrino delle accuse e delle sceneggiate si sta facendo nuovamente largo sui media e nelle aule parlamentari, dove tornano di moda le proteste teatrali con tanto di cartelli denuncianti l’inizio della dittatura berlusconiana. La causa di questo ritorno al passato è, almeno così si dice, la volontà di approvare una norma che permetterebbe ai magistrati di affrontare subito le cause più urgenti, e di rimandare quelle di minore entità. Non sembra sia uno scandalo, anzi. Si fa un gran parlare di ingolfamento della macchina giudiziaria, sempre più simile ad un monstrum di tecno-burocrazia, quindi sarebbe cosa buona e giusta stabilire un ordine di precedenza. C’è però un piccolo particolare.

Tra i processi che slitterebbero c’è pure uno che coinvolge Berlusconi (l’affaire Mills-Fininvest). Apriti cielo! L’opposizione allo sfascio, senza quasi più ossigeno, con le vene tagliate in attesa dell’ultimo respiro (pensate al suicidio di Seneca), si è vista recapitare un regalino inatteso, l’opportunità di rinvigorire la propaganda anti-berlusconiana, assopita dalla perestrojika veltroniana del volemose bene. Chiediamoci un attimo il perchè di questa inversione a U del Partito Democratico, quello che ha messo da sempre al primo posto la concordia tra le forze politiche, al fine di varare una nuova era per l’Italia. Beh, il sottoscritto non pensa che l’ex Sindaco di Roma sia rimbecillito improvvisamente, né che covasse da sempre certi progetti d’ancient regime. Più realisticamente parlando, è assai probabile che il caso-norma-salva-premier (aberrazione giornalistica da Pravda programmata per disinformare e aizzare il sonnolento popolo rosso) abbia dato l’occasione a Uolter di uscire dall’angolino in cui i mandrilloni suoi compagni di partito lo avevano ficcato. I vari Parisi, D’Alema e Rutelli. Lupi e leoni allo stesso tempo, avevano già preso le misure all’occhialuto Veltroni per preparargli la cassa da morto (è una metafora, s’intende).

Settimane di dichiarazioni critiche, accuse, richieste di Congressi e di assemblee, di svolte nella linea politica. Troppo soft come opposizione, dicevano. Berlusconi è Berlusconi, è sempre il Diavolo. Guardate Di Pietro, lui sì che ha capito tutto! Spara letame sul premier ad ogni ora del giorno e della notte e fa incetta di consensi, mentre noi affoghiamo nelle sabbie mobili dell’italica palude. Più o meno sarà stato questo il ragionamento. E così il Segretario piddino non ha potuto far altro che sfoderare il bastone, dopo aver resistito un mesetto con la carota in mano. Dare addosso a Silvio, far capire che la sinistra ancora c’è, che il cuore rosso palpita ancora, nonostante i gravi infarti degli ultimi tempi. E così sia.

E così, aggiunge Senatore vostro, probabilmente sarà. E’ certo però che a rimetterci, come dice lui, sarà l’Italia, ancora una volta. Storicamente divisa, Guelfi da una parte e Ghibellini dall’altra, Savoia di qua e Borboni di là, repubblicani sopra e monarchici sotto, democristiani a destra e comunisti a sinistra, si avvia sempre più veloce all’ineluttabile destino di declino e di sofferenza. Un Paese che non è normale, che vive nella lotta intestina continua e senza sosta, con acrimonia nociva per tutto e per tutti. Per carità, c’è sempre l’opportunità di sviare dalla buia strada in cui ci stiamo nuovamente incamminando, ma è pur vero che sbagliare è umano…perseverare è diabolico.