Cuba vista dal suo cuore, dal suo interno. Un racconto quotidiano del regime castrista, quello tanto amato dai comunisti di casa nostra, sempre pronti a sfoderare per le strade la bandiera della Revolucion e l’effige sacralizzata di Che Guevara. Yoani Sanchez ha coraggio da vendere. Trentatreenne sposata con un figlio, ha aperto il suo blog Generacion Y, dove non critica con toni veementi il sistema politico cubano. Non c’è ne bisogno. Basta soffermarsi sugli aspetti quotidiani, su quelli così piccoli e (per noi) ininfluenti che in realtà ti dimostrano l’altro volto di Cuba, non certo quello delle spiagge e dei mojito. Non si troverà da nessuna parte un post che denuncia apertamente il vecchio Fidel, icona smunta di un passato che si ostina a fingersi eterno presente.
No, basta scrivere, tra una riga e l’altra, che i disgraziati che frugano nell’immondizia vengono arrestati in quanto danno una cattiva immagine della città. E queste sono le cose più dure da sopportare per le dittature. Il grattacielo di propaganda rivoluzionaria è fragile nelle fondamenta, e non solo a Cuba. Lo abbiamo visto a Bucarest, con il Conducator dall’aspetto fiero e freddo ridotto ad un timido gattino impaurito, in quel lontano Natale del 1989, quando pure i rumeni trovarono la forza di dire basta. Lo abbiamo visto a Pechino, quando un ragazzo disperato, ma dal coraggio unico, si pose davanti al carrarmato in Piazza Tien An Men, sotto gli occhi di un Mao Tse Tung reso perpetuo da un quadro asettico e pure di scarsa qualità. Sono queste cose che fanno capire quanto finto sia un Regime, quando fragile e debole sia nella realtà.
Dietro le parate, le urla retoriche dei capi, le bandiere svolazzanti, sta un castello di carte che aspetta solo un soffio per crollare. Anche nella bella Cuba è così. Lì basta un blog non politico per far dire a Fidel che “la Sanchez mina le fondamenta della Rivoluzione, che il suo è giornalismo neocolonialista“. E’ la paura di perdere la battaglia, solo questo. Un protezionismo socio-culturale destinato ad essere inesorabilmente sconfitto, prima o poi. Ma così sarà. Lo insegna la storia.







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