L’opposizione è in frantumi, o meglio, le opposizioni. Già, perchè ormai dalle parti sinistre dell’emiciclo parlamentare è guerra aperta, e pure palese, senza tanti ipocriti silenzi. Di Pietro contro il Partito Democratico, Parisi contro Veltroni, D’Alema e la sua Red contro Parisi e Veltroni. Insomma, non si sa da che parte voltarsi, perchè i coltelli affilati arrivano da tutte le direzioni Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione di questa guerra civile politica, quando il Senato ha votato ha respinto l’autorizzazione a procedere contro Di Girolamo, senatore Pdl per cui la Procura di Roma aveva chiesto l’arresto. Tonino de noantri è sbottato, trovandosi sempre più a suo agio nel ruolo di Masaniello barricadero dell’antiberlusconismo alla Travaglio: “Con il Pd si pone un problema gravissimo di alleanze”, ha tuonato con il suo noto savoir-faire. E ancora, “Ci dicano se vogliono fare la ruota di scorta a Berlusconi. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo chiesto agli elettori di essere alternativi a Berlusconi, se il Pd ha deciso di fare da supporto a Berlusconi non possiamo essere alleati. Ci vuole un immediato chiarimento pubblico“.
Di Di Pietro si può dire tutto, proprio tutto, meno che non sia persona che parla chiaro. Il suo ultimo ammonimento pontificale è una nuova, ennesima pietra gettata contro il cartonato altrimenti detto Partito Democratico, creatura di vetro soffiato sempre più in pericolo, attaccata da tutte le parti da predatori affamati e assai golosi. La difficoltà del principale partito della “nuova” sinistra sono ben visibili, tant’è che alla sfuriata savonaroliana dipietrista ha dovuto rispondere Antonello Soro, panchinaro illustre, ma non certo la punta titolare. “Il tono delle dichiarazioni di Di Pietro è inaccettabile e assolutamente sopra le righe. Non so chi gli abbia dato la patente per giudicare la qualità dell’opposizione del Pd. Ma sul supporto al Governo forse a Di Pietro sfugge la dimensione del regalo che fa alla maggioranza ogni qualvolta indossa abiti massimalisti e regola sul tono di voce la profondità degli argomenti”. Secca pure la risposta del sardo Antonello, mandato allo sbaraglio contro l’ex pm, che pensa di trovarsi perennemente nelle aule di giustizia (magari richiedendo pure l’utilizzo del codice penale a Montecitorio).
Il fatto è che la strategia politica di Di Pietro è assolutamente comprensibile: con una sinistra massimalista fuori dal Palazzo e in crisi d’identità dopo lo sciagurato biennio prodiano, e con un Democratic Party fragile come un bambino in fasce e alla ricerca (soft) di un minimo di dialogo civile con il satrapo Berlusca, il ruolo di gendarme della sinistra giustizialista, demagogica e forcaiola non può spettare ad altri che a lui ed al suo partito personale. E in questi ruoli di accusatore permanente, Torquemada di Montenero di Bisaccia, Tonino si trova benissimo. Gli manca solo la toga nera, e poi tutto è a puntino. Fa specie, invece, vedere un Veltroni così in difficoltà, costretto addirittura a negare l’evidenza del buco di Roma. Costretto a dire che “se Alemanno non fa la Notte Bianca è perchè non la sa fare”. Costretto a parlare ad un’Assemblea di partito con più o meno la metà di quelli che avrebbero dovuto parteciparvi. Costretto a promettere il ritorno in piazza (ma in autunno, ora si va in ferie). E’ un’opposizione allo sbando, ma lo si poteva immaginare. Tanti scrissero sull’errore madornale di portarsi la serpe in seno, ossia di aprire le porte del Loft a Di Pietro.
Era una contraddizione palese, si diceva. La forca con il santone, l’uomo dalle manette facili con quello che kennedyanamente invocava dialogo, pace e bene per tutti. Abele e Caino, è sempre la stessa storia. Caro Uolter, ora è troppo tardi. E’ inutile piangere sul latte versato.






