E’ stato il discorso dell’equilibrio, quello che John McCain ha tenuto ieri al Xcel Energy Center di Saint Paul, in Minnesota. Non un equilibrio motivato dalla voglia, dalla necessità di convincere quella larga fetta di indecisi (soprattutto democratici border-line), bensì un equilibrio finalizzato a no “offendere” la base del proprio partito. E così, tra un applauso e l’altro, il veterano del Vietnam ha preferito sorvolare sulle tematiche sociali ed ambientali che avrebbero potuto rappresentare per lui ben più di una buccia di banana sulla quale scivolare e spaccarsi una gamba, vedendo così naufragare il sogno di arrivare alla Casa Bianca. Pragmatismo ed essenzialità, potremmo dire.
Dopo la pagina revival delle proprie esperienze belliche (che lo fanno American Idol), McCain ha delineato una linea del rigore e della fermezza che attraverserebbe ogni campo della propria amministrazione. Molte volte, infatti, ha pronunciato la parola “veto”, come del resto ha fatto la sera prima Sarah Palin. Fermezza contro gli abusi di una Russia “che vuole restaurare l’Impero sovietico”, plauso all’opera del generale Petreus in Iraq, proud e freedom che (come il prezzemolo) comparivano a ogni pie’ sospinto. Un buon discorso, indiscutibilmente, anche perchè di più non si poteva fare, almeno non ora. Bisognava cavalcare l’onda di una Convention che, partita in sordina, si era rianimata sotto i colpi poderosi del tandem Giuliani-Palin, abili trascinatori di folle e capaci di toccare le giuste corde dell’animo patriottico che corrobora il Grand Old Party.
McCain l’ha fatto, a modo suo, senza entusiasmare, senza dispensare sogni o messaggi messianici sulla falsa riga del suo “competitore” disceso direttamente dall’Olimpo per salvare l’umanità con il contributo di Ahmadinejad. L’obiettivo di rassicurare la destra evangelica è riuscito, anche se il difficile viene ora. Il candidato repubblicano dovrà fare quello che gli viene meno bene, ossia parlare di economia, di welfare, di sanità. Dovrà rassicurare la middle class, dovrà impegnarsi a fondo nel dare garanzie ai bluecollars, dovrà dimostrare di non essere solo un American Hero.
L’impresa è ardua, ma ce la può fare. Karl Rove, guru della campagna elettorale, ha dato il suo verdetto: “per vincere, bisogna conquistare Ohio, Virginia e Colorado”. Chi vivrà, vedrà.