You are currently browsing the category archive for the 'berlusconi' category.

L’atmosfera nipponica è romantica, si sa. Il mare, il sol-levante, la brezza marina…. e queste scene degne dei migliori film d’amore (la lacrima è già in procinto di scendere copiosa, solcando il viso bruciato dalla nostra stella…che poeticità eh…). Fatto sta che al G8 ci sono gli incontri bilaterali, e questo è il divertente siparietto andato in scena tra Frau Angela Merkl, cancelliera tedesca e il nostro ruspante Silvio.
Silvio: “Ho un regalo per te…c’è del salame italiano” - e sfodera un salame avvolto nel tricolore.
Angela: “Mi dispiace, ma io non ho nulla per te, solo buone parole e un bacio”.
E detto ciò, la Cancelliera imprimeva sulla guancia dell’arzillo Berlusca un bacio (a stampo).
Ah, che coppia…
I pretoni rossi di Famiglia Cristiana sono tornati alla carica. Come sempre, quasi non avessero altri obiettivi, hanno sparso inutile letame sul sacrosanto (tanto per rimanere in tema) provvedimento di prendere le impronte ai bambini Rom. Dall’alto della loro ingiustificata e paradossale altezzosità, quelli del settimanale paolino, che sembra sempre di più al Manifesto, denunciano “il silenzio assordante contro l’indecente proposta di Maroni” e la boutade (assai scurrile) di “prendere prima le impronte dei parlamentari e dei loro figli”. Si scende quindi nel patetico e nell’offensivo, allorché ci si chede se “Berlusconi permetterebbe che agenti di polizia prendessero le impronte dei suoi figli e dei suoi nipotini“.
A parte questo vergognoso tirare in ballo i figli e i nipoti del Presidente del Consiglio (che non c’entrano nulla con la politica, criticabile o meno, del padre e del nonno), Famiglia Cristiana non ha perso neanche stavolta l’occasione per ribadire ancora una volta che è il nostro Economist. Editoriali poverelli di contenuto, ma taglienti e densi di acido muriatico, che hanno un unico target: Silvio Berlusconi. Può fare qualunque cosa il Cavaliere che i paolini sono sempre lì, pronti a insultare ed a offendere tirando in mezzo pure i familiari che nulla c’azzeccano, come direbbe l’attuale Capo dell’opposizione parlamentare. “Per loro la dignità dell’uomo vale zero”, si legge ancora. Ah sì? E quanto vale, si chiede il sottoscritto, la dignità dei 510.000 morti di AIDS nello Zimbabwe negli ultimi tre anni? Quelle persone a cui la Chiesa Cattolica (faro di Famiglia Cristiana, dopotutto) ha rifiutato di distribuire i preservativi per cercare di limitare il numero dei contagi? Rispondano i rossastri poco-global dell’Economist d’Italì, se hanno qualcosa da dire.
Il fatto più clamoroso, è che la paginata corrosiva di Famiglia Cristiana ha rappresentato l’occasione per far tornare alla ribalta i desaparecidos della sinistra estrema, quella bastonata (eufemismo) alle urne pochi mesi fa. L’ex ministro del nulla, Paolo Ferrero, in quota Rifondazione Comunista (forse, perchè non ho ben capito se esiste ancora questo partito), si è detto pronto a lanciare la “disobbedienza civile contro la proposta di Maroni”. Bella roba, bel senso dello Stato, bel rispetto delle leggi e delle istituzioni. E pensare che questi soggetti erano al Governo fino a poco tempo fa.
Il problema dei Rom è reale e grave: i bambini vengono sfruttati dai genitori per andare a rubare, e chiunque lo può constatare girando per le città. Se prendere loro le impronte può servire come deterrente, ben venga. La gente non ne può più della delinquenza imperante in questo Paese. La linea dura di Maroni non sarà la panacea di tutti i mali, ma almeno un concentrato di caffeina sì.
Fiato alle trombe, compagni! Si torna in piazza! Giro girotondo casca il mondo casca la terra tutti giù per terra. Già proprio così, o quasi. Quasi perchè è poco probabile che anziani signori come Furio Colombo si mettano a terra per protestare contro le “leggi canaglia” con cui “Berlusconi vuole distruggere il principio di uguaglianza davanti alla legge”. L’appuntamento per tutti i girotondini è l’8 luglio a Roma, zona Pantheon. Interessante. Ora che Silvio è tornato al potere, ora che il satrapo malvagio ha ottenuto nuovamente il consenso di circa 18 milioni di poveri imbecilli italiani (perchè per questi signori con la perenne puzza sotto al naso, tali sono gli elettori di Berlusconi), bisogna tornare a marciare, a fare guerra.
“As armas! As armas! Pela Patria lutar!”, urla il ritornello dell’inno nazionale portoghese, che potrebbe benissimo adattarsi a Furio Colombo, simpaticissimo ex senatore diessino che tante risate ci ha provocato nella scorsa indimenticabile legislatura, Pancho Pardi (che senatore lo è ora, con Mr Manette Di Pietro) e Paolo Flores D’Arcais, illustre illustrissimo della sinistra acculturata, teorico del giusto politico e di altre cose da colti, non certo da poveri beoti provinciali che stanno attaccati a guardare 24 su 24 le reti Mediaset, il cui compito oscuro è di trasmettere il verbo silviesco sottoforma di televendite, pubblicità, e quiz con vallette seminude. Eh, già. E’ sempre la solita storia. Furio Colombo che addirittura denuncia come in Italia il potere giudiziario sia “assalito, insultato, discriminato e messo nell’angolo”. Evidentemente il buon Furio dimentica come gli esponenti del terzo potere siano da sempre molto attivi nell’invadere gli altri due poteri, spingendosi pure a dire se una legge va bene o non va bene, come fossero il legislativo.
Ma pazienza, si può sbagliare. Quello che aggiunge poi Colombo, però, sa tanto della fregatura: “In nessun altro Paese esiste l’immunità per il Premier. Questa vale solo per monarchi e Presidenti della Repubblica, tranne che negli Usa”. E come no, infatti negli Stati Uniti esiste solo una macroprocedura complessa che si chiama impeachment, che mette la testa del Presidente nelle mani del Congresso. L’ex direttore dell’Unità questo lo ignora, o fa finta di ignorarlo. D’Arcais, invece, si “limita” ad asserire che “Berlusconi vuole distruggere il principio fondamentale della convivenza civile per cui la legge è uguale per tutti e anche il libero giornalismo. Abbiamo deciso di muoverci subito con una manifestazione autorganizzata, di fronte alla mancanza di iniziative tempestive del maggior partito dell’opposizione”. Mah, sembrano tanti Curzio Maltese, tanti esponenti di quell’aristocrazia borghese (paradosso eh) che per stare con il popolo operaio (almeno questa dovrebbe essere la sinistra, in teoria), vanno in piazza con gli amici dei salotti per abbattare il despota democraticamente eletto.
Contraddizioni su contraddizioni. Odio perenne verso l’avversario politico, che semplicemente è stato più bravo di loro, fin da quel 1994 quando sconfisse l’improbabile e godereccia “gioiosa macchina da guerra” occhettiana. Il potere è stato tolto a loro, per questo detestano Berlusconi. Sembrava essersi aperta una nuova era, ma evidentemente l’odio è come l’amore: è duro a morire.
Macchè Lega! La vera costola della sinistra è Famiglia Cristiana, settimanale “d’ispirazione cattolica” (molto d’ispirazione) che da anni sputa veleno contro un unico soggetto: Silvio Berlusconi. Il periodico paolino è fermo nella condanna senza appello all’attuale premier, e non perde occasione per dargli addosso, con malcelata soddisfazione e parole forti. Non è una novità, assolutamente. Stavolta l’occasione è servita dai provvedimenti sulla giustizia in discussione, con il can-can mediatico e propagandistico circa la cosiddetta “salva-premier”, che in realtà esiste già grazie a Prodi-Scalfaro-Flick. Ovviamente a Christian Family non frega nulla, e mira dritta all’obiettivo prediletto, accusandolo di essere ossessionato dalla giustizia, di non tener conto dei problemi del Paese e di nominare segretari generali-avvocati nei posti chiave.
Sì, ce l’hanno pure con Angelino Alfano, i pretoni rossi di Famiglia Cristiana, vertebre più che costole di quel pensiero dossettiano utopico e fallimentare, nonché superato dalla storia e dalla contemporaneità. “Alfano è uno degli avvocati eletti, ex Segretario personale messo a fare il Ministro della Giustizia”. Beh, al sottoscritto sembra un po’ superficiale come analisi, ma si vede che agli “ispirati cattolici” basta e avanza per agire di mannaia sul satanico governo delle destre, dell’odiato Berlusconi. Chissà, forse il nuovo direttore è Curzio Maltese, potrebbe pensare qualcuno.
No no, quel giornale è da sempre così, schierato santorianamente a sinistra, facendo politica attiva e lasciando perdere i veri problemi del globo terracqueo che tanto a cuore dovrebbero stare a chi è “cattolico ispirato”. Magari una dissertazione su Mugabe non guasterebbe, ma si sa, Berlusconi tira di più. D’altronde è giusto che il Demonio sia combattuto. Non importa come.
Curzio Maltese è uno di quegli italiani che vivono con il livore perenne nei confronti di Satana Berlusconi, il genio del male, la reincarnazione di Benito Mussolini, del potere assoluto di Luigi XIV, dei peggiori tiranni della storia dell’umanità. L’acido che sgorga dalla penna del succitato giornalista ha corroso le pagine della barricadera Repubblica anche sabato scorso, quando in un pezzo drammatico ha ammonito gli italiani sulla pericolosità del “morso del Caimano”, del tentativo totalitario che straripa da ogni poro berlusconiano.
Scrive il prode Curzio che il Cavaliere “era così anche prima della discesa in politica, con la sua naturale carica eversiva, il paternalismo autoritario, l’amore per la scorciatoia demagogica e il disprezzo irridente per ogni contropotere democratico, a cominciare dalla magistratura e dal giornalismo indipendenti, l’insofferenza per le regole costituzionali, appresa alla scuola della P2″. Accidenti, un concentrato di acrimonia che forse neppure gli storici di qualche decennio fa utilizzarono per Adolf Hitler o per Stalin. Maltese, che è uno moderno, un gajardo, ha costruito queste forbite proposizioni per il nostro Cavaliere, premier eletto da circa 18 milioni di italiani. Ma chi se ne frega, l’importante è sottolineare il disprezzo per il potere democratico che si incarna, secondo Curzio, nella magistratura. Un ragionamento azzardato, neanche Montesquieu era arrivato a tanto. Per Repubblica, invece, i giudici sono investiti da un’aura di sacralità, profumano di rose, sono intoccabili. Chissà, magari sono pure capaci di fare i miracoli, come i re francesi del ‘200 o del ‘300.
In questo pezzo di bolsa retorica annacquata nell’odio per l’uomo di Arcore, Maltese parla di “conquista di Palazzo Chigi” (la marcia no, però…ha evitato almeno questo), di “forzature degli assetti costituzionali” (sic!), di “tentativi eversivi”, di “salva-ladri”. Mamma mia, un poema vuoto che avrebbe intenerito uno Stalin in tempo di purghe, un proclama da tribunale del popolo. Una vergogna. Ma c’è anche spazio per il divertimento. Già, perchè Maltese sostiene che “l’Italia è un popolo antipatico da quando governa Berlusconi”, e che “il ritorno di Berlusconi al potere e le sue prime e devastanti uscite hanno evocato i peggiori fantasmi sulla scena internazionale“. In pratica, se scoppia la guerra nucleare, non è colpa dell’unto Ahmadinejad, bensì di Berlusconi. Chapeau. Poi c’è spazio per l’allarme, la paura: “bisogna vedere se nell’opinione pubblica esistano ancora quei reagenti democratici che hanno impedito nel ‘94 e nel 2001 la deriva verso un regime“.
Regime? Ma questo non sa neanche di cosa parla. Per nulla, tanto che arriva a denunciare come “gli ex allievi di Gramsci non comprendono i meccanismi e la portata della strategia in atto”. Quale strategia? Forse Maltese è un appassionato di play station, e si confondeva con Metal Gear o con qualcosa di affine. Non lo sapremo mai. Però, signori e signore, la conclusione è emozionante. E’ una chiamata alle armi: “bisogna trovare qui e ora il coraggio di proposte forti e alternative al pensiero unico dominante, invenzioni in grado di suscitare dibattito e bucare la plumbea egemonia bulgara dell’agenda governativa. Bisogna svegliare l’opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi”.
Azz, avete capito? Bisogna svegliarsi! Subito! Ma solo l’opinione pubblica democratica. Noi siamo esclusi, quindi…

Nella foto il Cavaliere Berlusconi Silvio, sfoggiante un fantastico cappello Panama in finissima paglia ottenuta da una palma dell’Ecuador. Tale copricapo ha ben 150 anni di storia. E’ il nostro Marlon Brando.
La politica italiana sta tornando indietro, precipitosamente. Sembra infatti che la fragile tregua post-elettorale, siglata tra Berlusconi e Veltroni, sia già morta e sepolta. Il vecchio teatrino delle accuse e delle sceneggiate si sta facendo nuovamente largo sui media e nelle aule parlamentari, dove tornano di moda le proteste teatrali con tanto di cartelli denuncianti l’inizio della dittatura berlusconiana. La causa di questo ritorno al passato è, almeno così si dice, la volontà di approvare una norma che permetterebbe ai magistrati di affrontare subito le cause più urgenti, e di rimandare quelle di minore entità. Non sembra sia uno scandalo, anzi. Si fa un gran parlare di ingolfamento della macchina giudiziaria, sempre più simile ad un monstrum di tecno-burocrazia, quindi sarebbe cosa buona e giusta stabilire un ordine di precedenza. C’è però un piccolo particolare.
Tra i processi che slitterebbero c’è pure uno che coinvolge Berlusconi (l’affaire Mills-Fininvest). Apriti cielo! L’opposizione allo sfascio, senza quasi più ossigeno, con le vene tagliate in attesa dell’ultimo respiro (pensate al suicidio di Seneca), si è vista recapitare un regalino inatteso, l’opportunità di rinvigorire la propaganda anti-berlusconiana, assopita dalla perestrojika veltroniana del volemose bene. Chiediamoci un attimo il perchè di questa inversione a U del Partito Democratico, quello che ha messo da sempre al primo posto la concordia tra le forze politiche, al fine di varare una nuova era per l’Italia. Beh, il sottoscritto non pensa che l’ex Sindaco di Roma sia rimbecillito improvvisamente, né che covasse da sempre certi progetti d’ancient regime. Più realisticamente parlando, è assai probabile che il caso-norma-salva-premier (aberrazione giornalistica da Pravda programmata per disinformare e aizzare il sonnolento popolo rosso) abbia dato l’occasione a Uolter di uscire dall’angolino in cui i mandrilloni suoi compagni di partito lo avevano ficcato. I vari Parisi, D’Alema e Rutelli. Lupi e leoni allo stesso tempo, avevano già preso le misure all’occhialuto Veltroni per preparargli la cassa da morto (è una metafora, s’intende).
Settimane di dichiarazioni critiche, accuse, richieste di Congressi e di assemblee, di svolte nella linea politica. Troppo soft come opposizione, dicevano. Berlusconi è Berlusconi, è sempre il Diavolo. Guardate Di Pietro, lui sì che ha capito tutto! Spara letame sul premier ad ogni ora del giorno e della notte e fa incetta di consensi, mentre noi affoghiamo nelle sabbie mobili dell’italica palude. Più o meno sarà stato questo il ragionamento. E così il Segretario piddino non ha potuto far altro che sfoderare il bastone, dopo aver resistito un mesetto con la carota in mano. Dare addosso a Silvio, far capire che la sinistra ancora c’è, che il cuore rosso palpita ancora, nonostante i gravi infarti degli ultimi tempi. E così sia.
E così, aggiunge Senatore vostro, probabilmente sarà. E’ certo però che a rimetterci, come dice lui, sarà l’Italia, ancora una volta. Storicamente divisa, Guelfi da una parte e Ghibellini dall’altra, Savoia di qua e Borboni di là, repubblicani sopra e monarchici sotto, democristiani a destra e comunisti a sinistra, si avvia sempre più veloce all’ineluttabile destino di declino e di sofferenza. Un Paese che non è normale, che vive nella lotta intestina continua e senza sosta, con acrimonia nociva per tutto e per tutti. Per carità, c’è sempre l’opportunità di sviare dalla buia strada in cui ci stiamo nuovamente incamminando, ma è pur vero che sbagliare è umano…perseverare è diabolico.
L’altro giorno la carica dei 102 deputati del centrodestra assenti. Ma perchè erano assenti? Ecco una rapida carrellata delle motivazioni date:
Santo Versace: “Sto lavorando per tutti voi, per promuovere la mia azienda e il made in Italy nel Mondo. Ero a Mosca per presentare la torre di 52 piani che sorgerà a Panama. Un grattacielo tutto arredato Versace”
Gabriella Mondello: “Non sto bene, non mi sono ripresa dalle fatiche della campagna elettorale. Il medico mi ha detto di stare a casa”
Stefano Stefani: “Avevo delle persone nella stanza”
Barbara Saltamartini: “Ho preso un giorno di permesso. Ero a Palermo, con 45 gradi!”
Maria Teresa Armosino: “Un malanno. Avevo inviato i documenti, ma si sono persi”
Mario Baccini: “Ero appena tornato dalla Mongolia per inaugurare un ospedale per bambini”
Nicola Cosentino: “Non ha funzionato il pulsante”
Giacomo Chiappori: “In futuro dovrò schiacciare più forte il pulsante”
Fabrizio Cicchitto: “Ero in Transatlantico a chiamare in aula i nostri deputati” (questa è incredibile)
Torna alla ribalta il problema-Afghanistan. Dopo il biennio prodiano in cui un giorno sì e l’altro pure si levavano gli ululati dei cosiddetti pacifisti d’Italia, che reclamavano l’immediato ritiro delle truppe impegnate all’Estero, con il ritorno di Silvio Magno si ripropongono antichi quesiti circa la modifica delle regole d’ingaggio per i soldati spediti laggiù nel quadro della missione ISAF. Prima sottolineatura: quando si dice ISAF si deve intendere NATO.
Non è un vezzo linguistico, ma è il cuore del problema. Già, perché l’Italia, andrebbe ricordato ogni tanto, è un membro fondatore del Patto Atlantico, papà della North Atlantic Treaty Organization, seppur grazie alla testardaggine francese (va detto pure questo, ahimé). Invece noi del Belpaese siamo sempre lì a dubitare, sempre pronti a dire nì, sempre in vena di porre paletti o condizioni. Non ce lo possiamo permettere, in quanto da sessant’anni non siamo una Nazione guida in campo internazionale. Siamo una media potenza che bene o male è in fase di rilancio, da almeno un ventennio, e che ha indiscutibilmente accresciuto il proprio peso sullo scacchiere che conta grazie all’allineamento forte e senza obiezioni agli Stati Uniti.
Berlusconi avrà difetti, ma in politica estera sa come ci si comporta. Ha capito fin dal 2001 che l’ingessatura in stile democristiano avrebbe continuato a lasciarci nell’angolino, nello sgabuzzino della Casa Bianca, semmai avessero fatto il favore di invitarci. Prendere posizione è una cosa che risulta difficile agli italiani, abituati ai trasformismi, ai giochetti cerchiobottisti che hanno causato la decadenza del nostro Paese. Afghanistan e Iraq hanno riportato Roma dove conta, dove si prendono le decisioni. Prendete una carta dell’Afghanistan: l’Italia si è vista riconoscere ruoli di primo livello, addirittura è lead nation nella Regional Command Capital e guida il Comando Ovest. Non è poco. Ora la Nato, di cui facciamo parte (fino a prova contraria), torna alla carica chiedendo uno sforzo supplementare, ossia di trasferire parte del contingente nelle zone più impervie e difficili, quelle dove la guerra si combatte in maniera diretta e dura. I soliti tromboni solleveranno questioni di legittimità costituzionale, sono già pronti a sventolare fotocopie sbiadite dell’articolo 11 della nostra vetusta Carta. Basterà ignorarli, una volta per tutte. Ne va del prestigio dell’Italia.
Forse potremo dire tra qualche anno di essere riusciti a scalzare la vergogna di decenni in cui si diceva “noi siamo per Israele e per Arafat”, “noi siamo amici di America e Unione Sovietica”. Un dalemismo d’antan che forse è definitivamente morto. Ora, il morto va seppellito.
“Siete xenofobi”. Chi l’ha detto? Maria de la Vega? Qualche ministro o sottosegretario del Gobierno Zapatero? Russo Spena? No, no e no. L’autore di queste paroline è il celeberrimo Martin Schulz, capogruppo del Pse all’Europarlamento. Il famoso Schulz, già kapò per berlusconiana memoria, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista al Riformista di Antonio Polito. “Ci opporremo sempre a certi atteggiamenti xenofobi di cui è portatore il Governo Berlusconi”. Il tedesco socialista sostiene che il reato di immigrazione clandestina “è una restrizione alla libera circolazione dei cittadini europei”. Ma come? Se uno è clandestino, significa che non ha (o quantomeno non dovrebbe) avere la libertà di circolazione in un Paese. Non c’entra nulla il fatto che la Romania sia un membro dell’UE, anche perchè allora avremmo voluto sentire le stesse ondate d’indignazione europeiste allorché Stati come la Francia introdussero le restrizioni sull’ingresso nel proprio territorio dei cittadini (comunitari) bulgari e romeni.
Non si tratta forse di discriminazioni? E perchè questa attenzione ai diritti umani arriva ora e solo ora, proprio adesso che in Italia è tornato il diavolo Berlusconi? Sarà una coincidenza, supponiamo… Certo, come no. L’Europarlamento, quel coacervo di interessi e di fannulloni che se ne sta con le braccia conserte ad osservare il corso degli eventi nel Mondo. Panta rei, diceva Eraclito. Tutto scorre, ed è così anche dalle parti di Strasburgo. Iran, Darfur, Cina, Medioriente. Quartetti e Alti rappresentanti inventati ad hoc, che nella realtà non fanno (né possono fare) nulla. Corti di giustizia che passano anni a dissertare sulla grandezza dei peperoni o sull’altezza delle bistecche. Arriva l’Italia, cambio di Governo, ed è subito un riofirire degli spiriti illuminati, di quelli che si improvvisamente si trovano ad essere crociati degli human rights. Ovviamente per quanto riguarda noi, perchè tutti questi signori hanno il vizietto di non saper guardare in casa loro, dove costruiscono muri con il filo spinato, dove limitano l’accesso al lavoro per i bulgari e i romeni, dove la polizia è liberissima di fare quello che vuole con chi è “diverso”.
Schulz è uno di questi, non aspettava altro. E pensare che dovrebbe diventare Presidente dell’Europarlamento, cioè assurgere ad una carica per definizione super-partes. E’ l’Europa, è quest’Europa che ci ritroviamo.
Ma Zapatero è d’accordo? La pensa veramente come i suoi ministri? Quel Zapatero che fu il primo a chiamare Silvio Berlusconi per congratularsi della vittoria elettorale parla poco, lascia che i suoi sottoposti insultino, che si diano alla totale libertà di espressione, contro ogni regola di buon vicinato e di prudenza politica. Chiacchiere in libertà, insomma. E’ tutto molto strano. Dopo le stoltezze della vicepresidenta primera, la matura Maria Teresa Fernandez de la Vega, è stato il turno di tale Celestino Corbacho, titolare del Lavoro e dell’Immigrazione, il quale ha affermato che “le politiche sull’immigrazione del Governo italiano pongono l’accento più sulla discriminazione del diverso che sulla gestione del fenomeno”. Di più, “intendono criminalizzare il diverso”. Il baldanzoso Celestino si dilunga poi in una lezione di diritti umani, di quelle che vanno tanto di moda all’Onu, tanto per capirci: “Io mi assumo la responsabilità di governare il fenomeno. Un immigrato illegale può avere un solo destino, il ritorno al suo Paese, ma nel mezzo bisogna osservare tutti i requisiti del rispetto dei diritti umani”.
Ok, perfetto. Ma continuiamo a non capire. Come può la Spagna accusare l’Italia di attuare politiche razziste, xenofobe, inumane, criminali quando in realtà il Governo di Roma non ha ancora fatto praticamente nulla? Come può Madrid scatenare ondate di schifezze (false, per giunta) quando in casa loro sparano sui barconi degli immigrati, quando loro costruiscono muri muniti di filo spinato nelle enclaves di Ceuta e Melilla? E ancora, perché nessuno ha zittito l’infanta Bibiana Aido, ministra (in Spagna si dice così) dell’Uguaglianza? Cos’ha detto questa signora? Beh, si è limitata a sostenere che “sarei pronta a pagare uno psichiatra a Silvio Berlusconi. Ma forse anche questo non sarebbe efficace. Ci vorrebbero molte sedute”. Una cosa del genere non si era mai vista. Uno Stato, per di più membro dell’Unione Europea, da quattro giorni bombarda l’Italia di menzogne ed offese. Qual è il messaggio? C’è qualcosa che ci vogliono dire? Qualche avvertimento? Qualche paura nascosta? C’è chi dice che Zapatero sia in difficoltà in Patria, e che cerca di farsi bello agli occhi di Izquierda Unida (i super rossi di Spagna) attaccando sul tema dell’immigrazione l’Italia, Paese con analogo problema di sbarchi che ha il vantaggio (per loro) di essere guidato dalla destra. Chissà, può essere che questa analisi sia vera, oppure no.
Certo è che la nuova Spagna, quella risorta dopo anni di stato comatoso, quella che doveva guidare la vecchia Europa alla riscossa, sta facendo una pessima figura. Va sottolineato , invece, l’atteggiamento di Berlusconi. Non ha fatto una piega, non ha replicato. Ha lasciato che se ne occupasse Franco Frattini, il quale è riuscito, con calma invidiabile, a mettere Zapatero nell’angolo, esigendo, pacatamente, spiegazioni. Una volta tanto, ci siamo dimostrati superiori. Quelli che si devono vergognare, stavolta, sono altri.
Dopo qualche giorno un po’ così, torniamo ad occuparci del nostro Richelieu.
Per oggi segnalo il bel discorso di Silvio Berlusconi alla Camera dei Deputati. Un Cavaliere diverso, aperto alle opposizioni, alle proposte che verranno per rialzare l’Italia. Il discorso integrale lo trovate nel blog de Il Pensatore. Buona lettura.
Qui commentavo brevemente la squadra del Berlusconi IV. Al di là delle promesse non mantenute (tante donne e squadra snella), ciò che non mi piace è la suddivisione partitica delle poltrone. Ci avevano fatto credere che con il PdL sarebbero finiti i problemi, le risse, i ricatti, gli ultimatum. Macchè. La nascita di questo Governo è stata un parto lungo e difficile. Bastava sentire Matteoli ieri mattina, che commentava pesantemente la lista che Berlusconi gli aveva fatto leggere nella notte. Ovviamente, le cose sono cambiate allorchè il buon Silvio dal cervello fumante ha dispensato posti da viceministri agli aennini, non paghi di avere il Campidoglio e Montecitorio. Il Giornale ci racconta che il Cav aveva chiesto a Fini due donne. La terza carica dello Stato aveva scritto su un biglietto Giorgia Meloni e Adriana Poli Bortone. Bene, il problema è che nel Consiglio dei Ministri doveva sedere pure Andrea Ronchi (chissà perché poi, manco fosse Sarkozy). Così, ad essere brutalmente fatta fuori è stata l’ex Sindaco di Lecce, la più preparata tra la pattuglia post missina. Ma non è solo questo il problema. Ok alle quote rosa, l’importante è che siano appropriate al ruolo. Ieri me la sono presa contro la povera Mariastella Gelmini, giovane avvocatessa di Leno, splendida coordinatrice lombarda di Forza Italia. Il problema è che con la Scuola, con la ricerca e con l’Università non c’entra nulla. Come la Moratti nel 2001 e come il Medico Fioroni nel 2006. Ancora una volta Berlusconi mostra di fregarsene dell’educazione italiana, non capendo che il futuro è tutto qui. O si riforma radicalmente la scuola superiore e l’Università, o sarà la fine.
Non è catastrofismo il mio, è sufficiente dare un’occhiata ai rapporti sul livello della preparazione degli studenti italiani in confronto ai pari età europei. Un disastro. Lo sottolinea molto bene Angelo Panebianco sul Magazine del Corriere in edicola oggi. “Il nuovo ministro non conceda nessuna immediata intervista per pontificare (dicendo, ovviamente, solo stupidaggini o banalità) su istruzione e ricerca. Si dedichi ad una full immersion nei problemi del suo ministero”. E ancora “solo una grande serietà e una grande preparazione potranno essere di aiuto. Di ministri ciarlieri e incompetenti ne abbiamo visti troppi in questo settore”. Tutto giusto. Il problema non è la serietà della Gelmini, quanto, piuttosto, la sua scarsa preparazione. Si dice che pure lei, con grande umiltà, non volesse occupare quella poltrona bollente. Avrebbe fatto bene ad insistere. Rischia di bruciarsi subito, e sarebbe un peccato, perché le qualità ci sono. Spero solo che Berlusconi, in un momento di lucidità, la circondi di una task force di esperti e di menti brillanti. E anche a destra ce ne sono.
Su Alfano preferisco non esprimermi. Vorrei capire perché Forza Italia abbia insistito tanto per Via Arenula, mandandoci non una persona preparata in grado di tenere testa ai parrucconi della casta dei magistrati (Bruno, Mantovano, ad esempio), ma il giovane e totalmente inesperto Angelino Alfano. Temo che la mia sia una domanda retorica. E lo dico con dispiacere. Ci sono anche aspetti positivi, sia chiaro. Maroni agli Interni è l’uomo giusto per dare le risposte che i cittadini si attendono in tema di sicurezza, Frattini gode di consenso bipartisan negli ambienti che contano, Tremonti è l’altro volto di Berlusconi, Sacconi è semplicemente the best. Bene anche Prestigiacomo e Calderoli.
Gli altri vanno valutati con il tempo, non mi pronuncio. Mi aspettavo qualcosa di meglio, comunque. Molto di meglio. Ma è andata così. Pazienza. Buon lavoro.
Alla fine, Silvio Magno ha annunziato al volgo chi saranno i 21 componenti del suo quarto governo. Tutto come previsto e scritto sui giornali, nessuna sorpresa (anche se ha fatto impressione, una bella impressione, la trombatura di MVB). A me, non piace. Per nulla. Salvo Maroni, Calderoli, Frattini, La Russa e Sacconi. Per il resto gente che non c’azzecca nulla (avvocato Gelmini all’Istruzione, Università e Ricerca è un insulto), moltiplicazione delle poltrone per accontentare tutti. E gente meritevole rimane fuori, tagliata dalle lotte tra partiti (mai discioltisi). Vedremo, li aspetteremo al varco. Col fucile puntato. Delusione, una grande delusione. Si parte male.
George W il mese prossimo sarà in Italia. Corre come un fulmine ad abbracciare il suo friend Silvio, nuovo Re d’Italì, eletto per la terza volta alla Presidenza del Consiglio. Come sono lontani i tempi in cui a Washington si vergognavano di ricevere Romano Prodi…poveretto, gli hanno fatto cadere il Governo pochi giorni prima di varcare l’augusto accesso alla Casa Bianca. Queste sono le ingiustizie della vita. Ora però si cambia. Nuovo Premier è Silvio Berlusconi, quello che “ha fatto diventare l’Italia lo zimbello d’Europa“, quello “della ridicola politica estera”, quello delle strette di mano “grondanti di sangue”. Insomma, l’inetto nanerottolo di Arcore che di diplomacy non capisce niente. Quello delle corna e delle pacche sulle spalle. Già, talmente incompetente che, neanche costituito il Governo, già ha in agenda gli incontri con Mubarak, Bush e Olmert. Ma d’altronde si sa, la politica estera è buona, alta, autorevole se si va a braccetto con Hezbollah, mentre è squallida, ridicola, imbarazzante se si organizzano e si presiedono vertici come Pratica di Mare, ad esempio, o se si possono considerare propri amici personali i signori Bush, Putin, Mubarak, Olmert, Sarkozy, Erdogan. Che volete, Berlusconi è Berlusconi, quindi è il male. Continuano a non capire niente. E perderanno.
- E intanto da leggere c’è “George W. Bush, by Silvio Berlusconi” (Time)
Torniamo a scrivere qualcosa, anche se breve, tanto non serve dilungarsi troppo in analisi e commenti. Silvio Berlusconi ha trionfato, ancora una volta. Sette anni dopo la vittoria che gli consentì di governare ininterrottamente per cinque anni, un risultato assai simile si è concretizzato stavolta. 174 senatori e 344 deputati. Un’enormità. Era impossibile ottenere di più. Ora non ci sono più scuse: gli alleati poco alleati, quelli infidi, maestri dell’arte del ricatto, sono ridotti ad un piccolo gregge innocuo. Gli italiani hanno dato fiducia al Cavaliere, e sarà bene che questa non venga tradita, perché non ci sarà un’altra opportunità. Poche chiacchere, e tanto lavoro. E’ quello che serve all’Italia.
“A me scappa da ridere. Dopo le tante cose serie di questi giorni, a cominciare dall’emergenza rifiuti di Napoli, sentire che Berlusconi rischia il rinvio a giudizio per la vicenda delle attrici mi fa ridere”.
Senti senti… Chi ha pronunciato secondo voi queste parole così drastiche e soavi per le orecchie del Cavaliere? E’ stato Sandro Bondi? Cicchitto? O forse è stata Mara Carfagna? No. A rilasciare queste dichiarazioni è stato Giuseppe Caldarola, deputato del Partito Democratico ed ex diessino (convinto). E’ significativo che ad esprimere solidarietà al leader dell’opposizione sia un esponente della attuale maggioranza. Evidentemente pure da quelle parti si sono accorti che i pm partenopei la stanno facendo fuori dal buco. Parliamoci chiaro: in Campania sono sommersi dall’immondizia, i ratti grossi come gatti si divertono a rovistare tra i sacchi lasciati in strada, la puzza rende irrespirabile l’aria, favorendo il diffondersi di malattie certificate dall’OMS. Eppure, in tutto questo dramma, le toghe napoletane si concentrano su Berlusconi, sulle vallette, sulle attrici. Il reato di Silvio è quello di amare le donne. Non lo dico io, ma sempre Caldarola. E’ assurdo, vomitevole. In quale altro Paese accadrebbe ciò? Non so dare risposta, sinceramente.
Rimane lo sconforto (quotidiano) nel descrivere questa Italia sempre più ridicola agli occhi del Mondo. Sembra quasi che lo facciamo apposta. Sarà così?
Dopo più di dieci anni, nulla è cambiato. C’è il leader del centrodestra, c’è una solerte procura della Repubblica, c’è un quotidiano ben schierato. Berlusconi, Napoli, Repubblica. L’accusa, stavolta, è di quelle che farebbero ridere a crepapelle pure il più integerrimo degli inquisitori vaticani, di quelli che in nome di principi e dogmi mandavano al rogo streghe, più presunte che tali, o scienziati, più veri che presunti. Già, perchè a Silvio Berlusconi viene imputato dalla calciopolata Procura partenopea di aver tentato di corrompere un manipolo di senatori, a cominciare dal simpatico oceanico Randazzo, quello che poi ha annunziato urbi et orbi il tentativo d’aggancio berlusconiano. Soldi per far cadere il Governo…basterebbe un’assenza, dai! Questo è il succo delle intercettazioni, delle quali Repubblica (ma va’!) è entrata in possesso, tanto da sbatterle in prima pagina. Figurarsi, c’era di mezzo l’uomo di Arcore.
Tuttavia la vicenda desta tristezza, perchè se questo è davvero reato, c’è davvero da mettersi le mani nei capelli. Che pensassero ai rifiuti che insozzano e deturpano una città che potrebbe essere tra le più belle d’Europa, pensassero a combattere in modo drastico la camorra, invece di dedicarsi alle presunte (e vane, tra l’altro) compravendite di senatori. Perchè nessuno dei bravi piemme non si domanda la causa di certi dietrofront di parlamentari unionisti, abili a mettersi in bilico per poi dire sì a Mortadella, guardacaso dopo intensi colloqui con il Capo del Governo? Forse guardare pure dall’altra parte, dalla loro parte, sarebbe utile e corretto. Aiuterebbe ad aprire le menti ricolme di odio ideologico nei confronti di Berlusconi, l’uomo che nel 1994 impedì l’ascesa al governo del PDS occhettiano. Va detto, tuttavia, che a sinistra, per fortuna, non tutti sono così scemi (o pazzi). Il Sindaco-filosofo di Venezia, Cacciari, ha replicato in modo chiaro e netto: “Sono solo puttanate“. Il Randazzo, vittima designata della avances del Cavaliere, fa sapere che non riesce a smettere di ridere.
Fa bene, perchè questa storia, nella sua tragica tristezza, è divertente. Non è paradossale. Siamo in Italia, signori. Queste cose capitano. Unici al Mondo. Dura lex, sed lex.
Tanto tuonò che piovve, alla fine. Sì, il centrodestra in Italia è in piena emergenza, sta andando alla deriva. Tutto è iniziato, almeno formalmente, con lo strappo berlusconiano determinatosi in seguito all’annuncio della creazione del nuovo Partito del Popolo della Libertà. Fini si è incazzato di brutto, anche perchè ha visto vanificati in un istante tutti gli sforzi compiuti per creare (dalla base e in modo serio) una formazione moderna e ancorata al territorio ispirata alla destra moderna europea, quella alla Sarkozy, tanto per intenderci. A Casini non è che importi poi molto, tanto la sua Udc era già al largo dei lidi della CdL, in attesa degli eventi. Unica paura di Pierferdy è la legge elettorale: o è tedesca pura, ariana potremmo dire, o non s’abbia da fare. Vedremo, probabile che alla fine riesca ad ottenere molto di più di quanto possa sembrare oggi. Bossi rimane tutto sommato fedele al Cavaliere.
In questo quadro di massima, il popolo del 2 dicembre (che non è proprietà di Berlusconi) è disorientato. Per carità, i gazebo affollati e le firme vogliono certamente dire molto, ma non tutto. Gli elettori della defunta e sepolta Casa delle Libertà vorrebbero sapere ad esempio perchè sia in atto un hobbesiano bellum omnium contra homnes, dove antichi rancori personali si mescolano alla cosa politica, in un minestrone-boomerang per tutto il polo antagonista a questa sinistra di lotta (poca) e di governo (molto). A mio modo di vedere nessuno sa bene cosa fare: Berlusconi si è inventato questa rifondazione di Forza Italia (aggiungendo al vecchio partito i circoli brambilleschi) per uscire dall’angolino dove lui stesso si era andato ad incastrare (si vedano proclami sulla certezza della caduta prodiana il 14 novembre), Fini che continua a dare addosso a Silvio perchè parla con Veltroni (relegandolo così ad un ruolo minoritario) dopo che lo stesso leader aennino aveva spedito, con celerità sospetta, una epistola al Corriere della Sera dove rivendicava le mani libere nel confronto con la maggioranza. La coerenza proprio manca. Di più, domenica scorsa, sempre Fini ha aggiunto che non c’è bisogno di un partito unitario, rivendicando anzi l’indipendenza di AN. Scusi?? Non era proprio lei, caro Gianfranco, a dire per anni che bisognava fondersi tutti in un’unica bandiera?
Insomma, se la strategia del centrodestra italiano consiste nel cambiare nomi e simboli ai partiti, c’è ben poco da sperare. L’entusiasmo è poco, la voglia di capire è tanta, ma è sinceramente difficile riuscire a comprendere dove si andrà a finire. In conclusione, mi chiedo però: dobbiamo sperare in una riappacificazione tra i vari leaders? Non è che si andrebbe incontro ad un’ennesima entente cordiale di facciata, unicamente finalizzata a pascere il gregge affamato? Forse è meglio che si insultino, che si sfoghino, che si dicano tutto quello che hanno da dire. Tanto si sorreggono a vicenda. Berlusconi da solo non può andare al Governo, e lo sa bene (si vedano parole di Bonaiuti), Fini men che meno. Casini? Beh, lì il discorso è diverso: lui sogna di contare, di pesare, di essere ago della bilancia. Potrà esserlo solo costruendo un nuovo centro capace di valicare qualunque soglia di sbarramento che Uolter & Silvio si inventeranno.
Speriamo bene, speriamo di fare come l’araba fenice, risorgere dalle nostre ceneri.
Insomma, ne parlavano da un anno e mezzo. Convegni, fondazioni, associazioni. Tutto un mondo che voleva il partito unico del centrodestra. Fini che lo voleva per diventare l’erede legittimo di Berlusconi, Casini che non lo voleva invece perchè voleva divenire lui stesso il deus ex machina del centrismo italico. Berlusconi sembrava indifferente: sì, si farà, vedremo.Un’attenzione di facciata, che faceva morire dalla rabbia gli alleati, presunti o tali. E invece, sotto sotto, Silvio stava allestendo il tutto. L’hanno fatto incazzare, gli hanno dato del finito, e adesso lui si è inventato, come 13 anni fa, un partito nuovo.F
Chiariamo: è troppo presto per commentare l’iniziativa berlusconiana. Bisognerà attendere l’assemblea costituente del 2 dicembre, quindi gli obiettivi della nuova forza politica, perchè è questo che è importante. Tuttavia già da ora possiamo parlare di un terremoto, di un sisma (o cataclisma) che probabilmente farà nascere in Italia la terza repubblica, quella della semplificazione del quadro politico (così cara a Lamberto Dini e a Willer Bordon, guardacaso). Possiamo anche ammettere l’esistenza di molti dubbi circa questa iniziativa, apparentemente frettolosa. Anche qui però, bisogna sempre tener presente il soggetto in questione, il motore che ha deciso e che animerà il nuovo partito: è sempre Berlusconi. Quando si mette in testa una cosa è quella, e sa quel che fa. E già certe reazioni degli alleati, sempre pseudo o tali, testimoniano la paura che serpeggia nei quartieri generali aennini o udiccini. Paura di perdere voti, i voti di quei milioni che si considerano semplicemente di centrodestra, senza privilegiare un partito in particolare. L’hanno fatto incazzare, di brutto.
Lui è andato in giro a cercare di portare a destra vari senatori per affossare Prodi, mentre gli altri se ne stavano con le mani in mano o scrivevano lettere da inviare al Corriere mortadellico a finanziaria appena approvata. E così, in barba a mesi e mesi di discorsi, congressi, incontri e seminari, Silvio ha rotto gli indugi e ha scelto di fare tutto da solo.
Per fortuna, aggiungo io.
Caro Silvio, ora apri gli occhi pure tu. Già, basterebbe questa frase per fare un post di commento alla sconfitta di Silvio Berlusconi sancita ieri al Senato. Daw, con cui abbiamo seguito i dodici estenuanti giorni del passaggio della finanziaria alla Camera cosiddetta Alta, sottolinea però come nemmeno Romano possa cantare vittoria. Certo, Bordon e Dini hanno detto qualcosa circa la necessità di trovare un nuovo quadro politico, ma sinceramente non mi pare che dietro queste parole si celi la volontà di tagliare i ponti con l’Unione. Anzi, mi sembra un tentativo (comune qui da noi) di alzare il prezzo, di far pesare ogni singola unità, ogni singolo voto. Do ut des. Sì, penso sia questo il succo di tutto. Anche perchè mi risulta assai difficile ipotizzare un Bordon alleato di Berlusconi alle prossime elezioni.
Da un anno e mezzo sentiamo parlare di spallate, implosioni, cadute. Da un anno e mezzo, salvo qualche incidente di percorso, Prodi rimane saldo a Palazzo Chigi. Per carità, il suo percorso è accidentato, non è un mistero che i suoi “alleati” gli abbiano messo una cintura da kamikaze…pure il Rospo andava dicendo ai microfoni che “Romano ha le mani legate”. Non lo mettiamo in dubbio. Fatto sta che non è crollato a giugno e non è crollato ora. La data l’avevi data tu, Cavaliere: 14 novembre. E per favore, evitiamo smentite alla Bonaiuti…avevate pure preparato i gazebo per festeggiare la morte politica di Mortadella. Naufragio. Fini oggi parla sul Corriere di “necessario cambio di strategia”: potrebbe pure aver ragione, ma se la sua priorità è la legge elettorale, beh, immagino che agli italiani non interessi poi tanto questa svolta dell’opposizione. Evito poi ogni commento circa la tempestività della letterina al prodiano Corsera: Berlusconi perde la battaglia alle 22.37, un’ora dopo in prima pagina è già bella che pronta l’epistola del figlioccio di Almirante. Atteggiamento da avvoltoio, spiace dirlo per Fini che in tante occasioni ho apprezzato. Sembrerebbe quasi che i Bruto e Cassio della CdL non aspettassero altro che Cesare cadesse. Solo.
Solo come ha combattuto, e questo bisogna dirlo. Berlusconi è stato l’unico a darsi da fare per buttare giù questo Governo. Ci ha messo la faccia, parlando (ingenuamente, come ha sottolineato Cossiga ieri) di liste e di transfughi: il modo migliore per allarmare Prodi e far tornare a cuccia i famosi 15 scontenti. Ha caricato l’avvenimento di un’aura quasi mistica, profetizzando la svolta che l’Italia attende dal 10 aprile 2006. Ha garantito urbi et orbi di avere la situazione in pugno. Wait and see, ti fidi di me, l’ho promesso alla mamma. Hai esagerato Berlusca. Tocca dirtelo. Ora bisogna invertire la rotta, lavorare di gomito, darsi da fare. L’obiettivo dev’essere quello di sfiancare Prodi, non dargli tregua. Mai. Prima o poi affosserà nelle sue contraddizioni, nella sua indegna politica clientelare. Ma perchè ciò accada, è opportuno e doverso, per il leader del più grande partito italiano, mutare disegno strategico e creare una prospettiva nuova.
E magari pure iniziare a riflettere sul perchè le elezioni si sono perse dopo cinque anni di governo. Non è mai troppo tardi.
13 novembre, la vigilia. 14 novembre, il voto. Il D-Day. Sapremo finalmente chi sarà il vincitore e chi sarà lo sconfitto. Romano e Silvio, uomini contro. No, Mortadella. Pregare non serve più. La compravendita è quasi finita. Ognuno ha le proprie carte in mano. Tra poche ore sapremo chi vincerà la partita dell’anno. Tra ricatti, minacce e colpi bassi, il Senato della Repubblica Italiana, ormai divenuto una sorta di suk maghrebino, ci riserverà una due giorni indimenticabile. E il gran finale, la notte dei lunghi coltelli. Tra senatori pannoloni attaccati al respiratore per schiacciare il pulsantino verde come marionette inanimate e comunisti estremi pronti a gridare “viva la rivoluzione d’ottobre”, il Governo si gioca la sfida della vita. O la va o la spacca. Silvio ha promesso la caduta, anche se ora si rimangia parzialmente quanto declamato ai quattro venti; Romano si è detto sicuro di avere una maggioranza coesa. Uno dei due mente. Tra due giorni, sapremo chi.
E noi seguiamo il tutto su DAW
Uno di fronte all’altro, come Leonida e Serse alle Termopili, come Attila e Leone Magno vicino Mantova. Il diavolo e l’acquasanta, il bene e il male, il sempre vecchio e il sempre giovane. Parole, anni di lotta, di antipatie, di contrasti.
Ora, l’ora è giunta.
NE RIMARRA’ UNO SOLO
E per i prossimi 1o giorni campali, il senatore sarà presente sul Blog per eccellenza, il re delle dirette live dal Senato. Parliamo ovviamente di
DAW
Da qualche giorno ormai, nei Palazzi della politica non si fa altro che parlare di elezioni. Già, di elezioni politiche anticipate. De Gregorio ha azzardato pure il periodo: marzo. Il tutto perchè Silvio Berlusconi ha fatto trapelare di avere in pugno almeno otto senatori sinistri delusi dal Partito Democratico e non più disposti ad appoggiare la sfiga prodiana, che sta obiettivamente trascinando nel baratro quel poco di sinistra che c’è in Italia. Primi di novembre, anzi, metà novembre. Il 14, per l’esattezza: voto finale della finanziaria (probabilmente con la fiducia). Sarà lì che i dissidenti verranno allo scoperto, trafiggendo Romano e i suoi, proprio come nel 1998, quando un voto (di Tiziana Valpiana) lo costrinse prematuramente (ma per noi fortunatamente) a fare i bagagli. Oggi la situazione è simile, e probabilmente l’epilogo sarà lo stesso. A mio avviso i fari vanno puntati su Lamberto Dini. Quel “ho le mani libere, non voterò il welfare“ va interpretato come un chiaro smarcamento dalla linea utopico-tafazziana perseguita dall’ “indegno” (copyright Economist) ex Presidente della Commissione europea. Vedremo, comunque. Tempo al tempo.
Ritengo, però, che il disegno berlusconiano si fermi qui, nel senso che dubito fortemente che il Capo dello Stato deciderà di sciogliere le Camere. Diciamocelo chiaramente: Napolitano è uno alla Scalfaro, un uomo di partito. Non è né può essere super-partes. Abbiamo potuto constatarlo già lo scorso febbraio, quando fu sufficiente un pezzo di carta, il celebre dodecalogo dell’Unione (poi mai rispettato) per rinviare il Premier sconfitto al Senato. Nel caso in cui il Governo andasse sotto, siamo sicuri che l’uomo del Colle direbbe no. No alle urne, prendendo come scusa il fatto che con il porcellum non si può votare. Certo, ha ragione: l’attuale legge elettorale non è l’optimum, ma va da sé che devono finirla di raccontare la balla secondo la quale l’attuale situazione è figlia della legge calderoliana. Niente di più falso. Il Senato è spaccato per il semplice fatto che nessuno ha vinto le elezioni. Anzi! Senza porcellum, quello 0,001% prodiano alla Camera, avrebbe portato allo stesso pantano in cui barcolla Palazzo Madama. Bisognerebbe chiedere a Ciampi (e al vero promotore della attuale legge, Follini) il perchè fu negato il premio nazionale pure al Senato. E non dicano che lo vieta la Costituzione, altrimenti vadano a leggersela meglio.
Sono dell’idea che Napolitano farà di tutto per escogitare una soluzione all’italiana: qualche governucchio balneare, istituzionale (un giorno qualcuno mi dovrà spiegare cosa sia un governo istituzionale), delle riforme, del Presidente, tecnico, super-tecnico, ecc.ecc. Insomma, un pastrocchio da prima repubblica. Un vergognoso giochetto architettato con l’unico scopo di togliere al cittadino il sacrosanto diritto di votare. Ergo, con l’unico scopo di evitare il ritorno a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi. Napolitano è chiuso lassù sul Colle. Il Governo frana, perde pezzi, Prodi è solo, placido, sorridente, pacioso come sempre. Ma lui continua a parlare di riforme, di svolte, di cambiamenti. Dovrebbe chiedersi chi può fare le riforme in questa situazione e soprattutto, con chi. Ma forse è pretendere troppo.
L’importante, è evitare il ritorno di Berlusconi, che, come è noto, è il vero pericolo per la nostra democrazia. Se questa si può chiamare democrazia.
Il Berlusca è in forma, senza dubbio. La conferma ce la dà il Corriere della Sera di oggi, impegnato a raccontare la giornata passata dal Cav insieme dagli ispettori del Bureau International des Expositions, l’organismo che nel prossimo marzo dovrà scegliere la città che ospiterà l’Expo 2015: Milano o Smirne?
Ebbene, tutto ha inizio con la discesa ad Arcore. Elicottero, ovviamente. Silvio attende gli ospiti in giardino, affiancato da Formigoni e Penati. Appena atterrati i delegati, accompagnati dal Sindaco Madame Moratti, il nostro uomo inizia a dispensare il primo regalino di giornata: un sondaggio fresco fresco che gli attribuisce il gradimento del 63% degli italiani, rispetto al decadente 23% del Romano Prodi. Pure a Penati ha dato la tabella, ma questi ha gentilmente declinato, preferendo “guardare sul foglio dei colleghi”. Il colloquio (lungo) è stato in francese…Berlusconi ha raccontato (ancora) i suoi trascorsi transalpini, le crociere con Confalonieri, le conquiste sentimentali. Immaginiamo l’interesse dei parrucconi del BIE. Silvio ha dato tutto se stesso ieri: ha raccontato la barzelletta di Veltroni e la suora, e quella sulla Clinton. Ha suonato al pianoforte e ha cantato, ha condotto gli ospiti nella Cappella di famiglia, quindi nel luogo sacro per me (e per qualche altro): la stanza delle Coppe vinte dal Milan. Silvio caro, avresti potuto fare un fischio anche qui… In seguito regalini (solite cravatte Marinella). Poi il pranzo tricolore “come per Putin, Bush e Blair”, Silvius dixit.
Ma qual è stata l’impressione degli ispettori? Beh, i nostri sinistri sarebbero stati schifati, altezzosi come sono. Avrebbero ricordato le corna al ministro belga, la scenata all’Europarlamento, rivendicando invece la solennità mortadellica da uomo (presunto, dico io) delle istituzioni quale sarebbe Romano prof. da Scandiano.
Invece i parrucconi si sono così espressi. Antony Bousmar (Belgio): “Abbiamo avuto una conversazione molto interessante che finalmente ci ha mostrato una persona molto diversa dall’immagine che i media danno su Berlusconi. E’ stato un onore, un piacere, un privilegio incontrarlo“. Bernard Testu (Francia): “Conosce il progetto molto bene. Noi sappiamo quando un politico ha studiato. Berlusconi ha fatto le domande giuste. Sono rimasto sorpreso”.
Domani i supporters del Piddì andranno, più o meno entusiasti, a votare per il loro leader, per incoronare Re Walter e metterlo sul trono della sinistra italiana. Un avvoltoio che girerà sulla testa del povero prof. Romano. Auguri. E’ però indubbio, almeno per me, che ciò che sta coinvolgendo l’attuale pseudo-maggioranza sia un fatto interessante, da studiare. Due tradizioni politiche, due culture, peraltro antitetiche (almeno così dovrebbero essere) si fondono, danno vita ad una nuova forza consistente, anche se io rimango dell’idea che più che un partito sarà un minestrone. E’ comunque gustoso vedere gente organizzarsi, chi per essere eletto chi per collaborare alla macchina elettorale, con il fine di far nascere questo utopico Partito Democratico.
Dall’altra parte, invece, i nostri sono abbioccati. Stesi su comodi triclinii, si sono abbandonati nelle braccia di Morfeo, aspettando che il fiume faccia passare il cadavere. Oddio, in effetti basta che Prodi rimanga a Palazzo Chigi per assicurare al centrodestra sempre più consensi, ma è altrettanto chiaro che una volta spodestato Mortadella e liberate le stanze dalla pletora comunistarda e mastelloide, si rischia di fare la medesima fine. Uguale uguale, paro paro. Già, perchè a noi manca l’organizzazione, la pianificazione, la progettazione. In questo campo non siamo bravi come loro. Diciamolo come vogliamo, ma la CdL che navigava vento in poppa nel 2000-2001 è attualmente un catamarano barcollante, e pure con qualche falla vistosa. Non si sa bene cosa si voglia fare, si naviga a vista. Fini va a fare la manifestazione sulla sicurezza a Roma, Berlusconi va al ritrovo dei nonni nella dacia di Putin, Casini si dice “moralmente vicino’ al leader aennino, Maroni continua a parlare con Illy e Violante.
Insomma, è un gran caos (tanto per usare, una volta tanto, garbo e tatto). Purtroppo SB non si è ancora ripreso dalla notte del 10 aprile, non ha ancora metabolizzato lo 0,001 percentuale che ha consegnato il Paese nelle mani dell’Unione. Non ha spirito d’iniziativa, non ha idee, e se le ha è preferibile che le scarti. Almeno di quel tipo. Sì, perchè se tutto quello che ha saputo trovare in un anno e mezzo è la Brambilla, allora è meglio che prolunghi i ritiri in Costa Smeralda o in Russia. Dell’infatuazione ‘diabolica’ per la presidentessa dei Circoli della Libertà ho già abbondantemente parlato, e non ci voglio ritornare su. Tanto nulla è cambiato. Fini chiede la federazione del centrodestra, ma Forza Italia ribatte che in due non si può. E perchè?, dico io. Scusate, dove sta scritto che Udc e Lega dovrebbero per forza far parte dell’agglomerato liberal-conservatore? In Germania la CSU è altro, è un corpo separato, è un partito locale, identitario, ma che al momento delle elezioni nazionali sta con la CDU. La Lega non potrebbe fare questo? Non capisco davvero il motivo di tanti problemi.
Sembra quasi che vogliano perseverare nel farsi del male, come se la gente non sapesse guardare oltre la propria casa. Chissà, la speranza anche in questo caso è l’ultima a morire. Siamo in tempi di stravaganze…Al Gore che vince il Nobel per la Pace, Napolitano che zittisce chi osa criticare il voto assuefatto della Montalcini. Non si sa mai che anche a qualcuno del nostro centrodestra non venga in mente di farla finita con le bizze e si metta a lavorare per creare una solida alternativa alla zattera prodiana. Speriamo. Confidiamo.



