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E’ morta. La Balena bianca non c’è più. Non è un post scritto quindici anni fa, ma oggi. Perchè con lo strappo definitivo e drammatico tra Berlusconi e Casini, vengono messi in soffitta sessant’anni di storia. La diaspora tangentopoliana aveva fabbricato tanti micropartitini che con gli anni e con il sistema malato della nostra politica si erano ritagliati spazi sempre maggiori. Casini, Mastella, Tabacci, Follini. Amanti del doppiogiochismo, delle minacce, dei ricatti. Tutto per visibilità, per brama di potere, di poltrone. Aghi della bilancia perenni, da sempre. Quello scudocrociato che doveva in qualche modo imporsi anche nell’era del bipolarismo. Popolari da una parte e cicciddini dall’altra. Ora è finita. Veltroni e Berlusconi hanno scelto una strada diversa, meglio soli che mal accompagnati. Infatti sarà così.
Non si possono scordare in quattro e quattr’otto i cinque anni di governo berlusconiano, quando l’Udc si impegnò a fondo per logorare la leadership del Cavaliere. Come dimenticare l’insulsa e farlocca crisi di Governo pretesa dal democratico Follini? Fu un’opera d’arte, l’importante era umiliare l’uomo nero, l’orco, il diavolo. Antipatia verso l’imprenditore di successo, certo. Ma ancor più gelosia, invidia. Nel ‘94 tolse loro la possibilità di rimettere su in qualche modo la baracca rottamata, riverniciare lo scudo democristiano. Fu uno tsunami, “qui comando io”, disse Silvio. E i voti gli diedero ragione. Casini, il delfino di Forlani, dovette abbassare la testa e fare buon viso a cattivo gioco. E con lui il Sindaco di Ceppaloni, che poi si è divertito a zompettare a destra e a sinistra.
Ora basta, però. Non si scherza più, perchè il gioco è bello quando dura poco. E il Cavaliere si è rotto. “O con me o contro di me”, proruppe il divo d’Arcore. E loro scelsero di andare contro. Poco sagaci, ma per chi vi scrive è meglio così, dopotutto. Almeno ci sarà più chiarezza e meno ipocrisia.

Tanto tuonò che piovve, alla fine. Sì, il centrodestra in Italia è in piena emergenza, sta andando alla deriva. Tutto è iniziato, almeno formalmente, con lo strappo berlusconiano determinatosi in seguito all’annuncio della creazione del nuovo Partito del Popolo della Libertà. Fini si è incazzato di brutto, anche perchè ha visto vanificati in un istante tutti gli sforzi compiuti per creare (dalla base e in modo serio) una formazione moderna e ancorata al territorio ispirata alla destra moderna europea, quella alla Sarkozy, tanto per intenderci. A Casini non è che importi poi molto, tanto la sua Udc era già al largo dei lidi della CdL, in attesa degli eventi. Unica paura di Pierferdy è la legge elettorale: o è tedesca pura, ariana potremmo dire, o non s’abbia da fare. Vedremo, probabile che alla fine riesca ad ottenere molto di più di quanto possa sembrare oggi. Bossi rimane tutto sommato fedele al Cavaliere.

In questo quadro di massima, il popolo del 2 dicembre (che non è proprietà di Berlusconi) è disorientato. Per carità, i gazebo affollati e le firme vogliono certamente dire molto, ma non tutto. Gli elettori della defunta e sepolta Casa delle Libertà vorrebbero sapere ad esempio perchè sia in atto un hobbesiano bellum omnium contra homnes, dove antichi rancori personali si mescolano alla cosa politica, in un minestrone-boomerang per tutto il polo antagonista a questa sinistra di lotta (poca) e di governo (molto). A mio modo di vedere nessuno sa bene cosa fare: Berlusconi si è inventato questa rifondazione di Forza Italia (aggiungendo al vecchio partito i circoli brambilleschi) per uscire dall’angolino dove lui stesso si era andato ad incastrare (si vedano proclami sulla certezza della caduta prodiana il 14 novembre), Fini che continua a dare addosso a Silvio perchè parla con Veltroni (relegandolo così ad un ruolo minoritario) dopo che lo stesso leader aennino aveva spedito, con celerità sospetta, una epistola al Corriere della Sera dove rivendicava le mani libere nel confronto con la maggioranza. La coerenza proprio manca. Di più, domenica scorsa, sempre Fini ha aggiunto che non c’è bisogno di un partito unitario, rivendicando anzi l’indipendenza di AN. Scusi?? Non era proprio lei, caro Gianfranco, a dire per anni che bisognava fondersi tutti in un’unica bandiera?

Insomma, se la strategia del centrodestra italiano consiste nel cambiare nomi e simboli ai partiti, c’è ben poco da sperare. L’entusiasmo è poco, la voglia di capire è tanta, ma è sinceramente difficile riuscire a comprendere dove si andrà a finire. In conclusione, mi chiedo però: dobbiamo sperare in una riappacificazione tra i vari leaders? Non è che si andrebbe incontro ad un’ennesima entente cordiale di facciata, unicamente finalizzata a pascere il gregge affamato? Forse è meglio che si insultino, che si sfoghino, che si dicano tutto quello che hanno da dire. Tanto si sorreggono a vicenda. Berlusconi da solo non può andare al Governo, e lo sa bene (si vedano parole di Bonaiuti), Fini men che meno. Casini? Beh, lì il discorso è diverso: lui sogna di contare, di pesare, di essere ago della bilancia. Potrà esserlo solo costruendo un nuovo centro capace di valicare qualunque soglia di sbarramento che Uolter & Silvio si inventeranno.

Speriamo bene, speriamo di fare come l’araba fenice, risorgere dalle nostre ceneri.

I bamboccioni sarebbero Fini e Casini. Senza scrivere altro, in mancanza anche di tempo materiale, vi rimando a quanto ho postato nella notte su DAW.

Image HostingInsomma, ne parlavano da un anno e mezzo. Convegni, fondazioni, associazioni. Tutto un mondo che voleva il partito unico del centrodestra. Fini che lo voleva per diventare l’erede legittimo di Berlusconi, Casini che non lo voleva invece perchè voleva divenire lui stesso il deus ex machina del centrismo italico. Berlusconi sembrava indifferente: sì, si farà, vedremo.Un’attenzione di facciata, che faceva morire dalla rabbia gli alleati, presunti o tali. E invece, sotto sotto, Silvio stava allestendo il tutto. L’hanno fatto incazzare, gli hanno dato del finito, e adesso lui si è inventato, come 13 anni fa, un partito nuovo.F

Chiariamo: è troppo presto per commentare l’iniziativa berlusconiana. Bisognerà attendere l’assemblea costituente del 2 dicembre, quindi gli obiettivi della nuova forza politica, perchè è questo che è importante. Tuttavia già da ora possiamo parlare di un terremoto, di un sisma (o cataclisma) che probabilmente farà nascere in Italia la terza repubblica, quella della semplificazione del quadro politico (così cara a Lamberto Dini e a Willer Bordon, guardacaso). Possiamo anche ammettere l’esistenza di molti dubbi circa questa iniziativa, apparentemente frettolosa. Anche qui però, bisogna sempre tener presente il soggetto in questione, il motore che ha deciso e che animerà il nuovo partito: è sempre Berlusconi. Quando si mette in testa una cosa è quella, e sa quel che fa. E già certe reazioni degli alleati, sempre pseudo o tali, testimoniano la paura che serpeggia nei quartieri generali aennini o udiccini.  Paura di perdere voti, i voti di quei milioni che si considerano semplicemente di centrodestra, senza privilegiare un partito in particolare. L’hanno fatto incazzare, di brutto.

Lui è andato in giro a cercare di portare a destra vari senatori per affossare Prodi, mentre gli altri se ne stavano con le mani in mano o scrivevano lettere da inviare al Corriere mortadellico a finanziaria appena approvata. E così, in barba a mesi e mesi di discorsi, congressi, incontri e seminari, Silvio ha rotto gli indugi e ha scelto di fare tutto da solo.

Per fortuna, aggiungo io.

 

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