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Tanto tuonò che piovve, alla fine. Sì, il centrodestra in Italia è in piena emergenza, sta andando alla deriva. Tutto è iniziato, almeno formalmente, con lo strappo berlusconiano determinatosi in seguito all’annuncio della creazione del nuovo Partito del Popolo della Libertà. Fini si è incazzato di brutto, anche perchè ha visto vanificati in un istante tutti gli sforzi compiuti per creare (dalla base e in modo serio) una formazione moderna e ancorata al territorio ispirata alla destra moderna europea, quella alla Sarkozy, tanto per intenderci. A Casini non è che importi poi molto, tanto la sua Udc era già al largo dei lidi della CdL, in attesa degli eventi. Unica paura di Pierferdy è la legge elettorale: o è tedesca pura, ariana potremmo dire, o non s’abbia da fare. Vedremo, probabile che alla fine riesca ad ottenere molto di più di quanto possa sembrare oggi. Bossi rimane tutto sommato fedele al Cavaliere.
In questo quadro di massima, il popolo del 2 dicembre (che non è proprietà di Berlusconi) è disorientato. Per carità, i gazebo affollati e le firme vogliono certamente dire molto, ma non tutto. Gli elettori della defunta e sepolta Casa delle Libertà vorrebbero sapere ad esempio perchè sia in atto un hobbesiano bellum omnium contra homnes, dove antichi rancori personali si mescolano alla cosa politica, in un minestrone-boomerang per tutto il polo antagonista a questa sinistra di lotta (poca) e di governo (molto). A mio modo di vedere nessuno sa bene cosa fare: Berlusconi si è inventato questa rifondazione di Forza Italia (aggiungendo al vecchio partito i circoli brambilleschi) per uscire dall’angolino dove lui stesso si era andato ad incastrare (si vedano proclami sulla certezza della caduta prodiana il 14 novembre), Fini che continua a dare addosso a Silvio perchè parla con Veltroni (relegandolo così ad un ruolo minoritario) dopo che lo stesso leader aennino aveva spedito, con celerità sospetta, una epistola al Corriere della Sera dove rivendicava le mani libere nel confronto con la maggioranza. La coerenza proprio manca. Di più, domenica scorsa, sempre Fini ha aggiunto che non c’è bisogno di un partito unitario, rivendicando anzi l’indipendenza di AN. Scusi?? Non era proprio lei, caro Gianfranco, a dire per anni che bisognava fondersi tutti in un’unica bandiera?
Insomma, se la strategia del centrodestra italiano consiste nel cambiare nomi e simboli ai partiti, c’è ben poco da sperare. L’entusiasmo è poco, la voglia di capire è tanta, ma è sinceramente difficile riuscire a comprendere dove si andrà a finire. In conclusione, mi chiedo però: dobbiamo sperare in una riappacificazione tra i vari leaders? Non è che si andrebbe incontro ad un’ennesima entente cordiale di facciata, unicamente finalizzata a pascere il gregge affamato? Forse è meglio che si insultino, che si sfoghino, che si dicano tutto quello che hanno da dire. Tanto si sorreggono a vicenda. Berlusconi da solo non può andare al Governo, e lo sa bene (si vedano parole di Bonaiuti), Fini men che meno. Casini? Beh, lì il discorso è diverso: lui sogna di contare, di pesare, di essere ago della bilancia. Potrà esserlo solo costruendo un nuovo centro capace di valicare qualunque soglia di sbarramento che Uolter & Silvio si inventeranno.
Speriamo bene, speriamo di fare come l’araba fenice, risorgere dalle nostre ceneri.
I bamboccioni sarebbero Fini e Casini. Senza scrivere altro, in mancanza anche di tempo materiale, vi rimando a quanto ho postato nella notte su DAW.
Insomma, ne parlavano da un anno e mezzo. Convegni, fondazioni, associazioni. Tutto un mondo che voleva il partito unico del centrodestra. Fini che lo voleva per diventare l’erede legittimo di Berlusconi, Casini che non lo voleva invece perchè voleva divenire lui stesso il deus ex machina del centrismo italico. Berlusconi sembrava indifferente: sì, si farà, vedremo.Un’attenzione di facciata, che faceva morire dalla rabbia gli alleati, presunti o tali. E invece, sotto sotto, Silvio stava allestendo il tutto. L’hanno fatto incazzare, gli hanno dato del finito, e adesso lui si è inventato, come 13 anni fa, un partito nuovo.F
Chiariamo: è troppo presto per commentare l’iniziativa berlusconiana. Bisognerà attendere l’assemblea costituente del 2 dicembre, quindi gli obiettivi della nuova forza politica, perchè è questo che è importante. Tuttavia già da ora possiamo parlare di un terremoto, di un sisma (o cataclisma) che probabilmente farà nascere in Italia la terza repubblica, quella della semplificazione del quadro politico (così cara a Lamberto Dini e a Willer Bordon, guardacaso). Possiamo anche ammettere l’esistenza di molti dubbi circa questa iniziativa, apparentemente frettolosa. Anche qui però, bisogna sempre tener presente il soggetto in questione, il motore che ha deciso e che animerà il nuovo partito: è sempre Berlusconi. Quando si mette in testa una cosa è quella, e sa quel che fa. E già certe reazioni degli alleati, sempre pseudo o tali, testimoniano la paura che serpeggia nei quartieri generali aennini o udiccini. Paura di perdere voti, i voti di quei milioni che si considerano semplicemente di centrodestra, senza privilegiare un partito in particolare. L’hanno fatto incazzare, di brutto.
Lui è andato in giro a cercare di portare a destra vari senatori per affossare Prodi, mentre gli altri se ne stavano con le mani in mano o scrivevano lettere da inviare al Corriere mortadellico a finanziaria appena approvata. E così, in barba a mesi e mesi di discorsi, congressi, incontri e seminari, Silvio ha rotto gli indugi e ha scelto di fare tutto da solo.
Per fortuna, aggiungo io.


