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“Incontrare il Dalai Lama non era prudente per motivi di ragion di Stato”. Lo dice il presidente del Consiglio Romano Prodi parlando a ‘Che tempo che fa’. “Ero ai vertici europei”, risponde il premier innanzitutto. Poi aggiunge: “Comuqnue si deve usare prudenza in questi casi. Se è indispensabile si possono fare eccezioni, sennò debbo rendermi conto delle conseguenze finali delle mie azioni. C’è un discorso: la ragion di stato esiste, io ne sono responsabile”.Vergognoso. Semplicemente vergognoso. Il nostro Presidente del Consiglio invoca e si aggrappa, come un koala al suo adorato eucalipyo, alla ragion di Stato. In pratica tira fuori la più volgare delle motivazioni per negare udienza ad un’altissima autorità spirituale, all’uomo che incarna la voce del Tibet, che da decenni reclama libertà. No, per il Governo dei diritti umani, quello dove siede a poltrire la pasionaria Emma Bonino, un tempo davvero in trincea, sta zitto.
Prima il Presidente della Camera dice no all’iniziativa dei Riformatori Liberali di aprire l’aula di Montecitorio alle parole (sagge) del Dalai Lama, ora apprendiamo le auguste motivazioni che hanno fatto propendere per lo snobismo pure il signor professor Romano Prodi. Complimenti. Per quest’ultimo, quindi, ogni azione necessaria per il bene dello Stato è giusta, anche se moralmente spregevole. Bel senso dello Stato, Mortadellone caro! Perchè è questo che afferma la tanto amata (da te) ragion di Stato. Botero e Machiavelli ci hanno scritto pagine su pagine, e un uomo di cultura come te, Romano, dovrebbe saperlo. Bush lo glorifica e se ne frega delle sparate cinesi, il Mondo lo ammira. L’Italia, come al solito, si fa notare per i suoi distinguo. Vorremmo sapere dal Premier da chi ci dobbiamo guardare.
Forse qualcuno minaccia la nostra esistenza? I carrarmati di Pechino sono alle porte? Ma come! Noi siamo protetti…Diliberto il comunista ci salverà, lui ha buoni rapporti con i figli e i figliocci di Mao. Uno Stato forte, che si rispetti, è uno Stato orgoglioso, che sa prendere decisioni anche eclatanti. Certo, quello sarebbe uno Stato indipendente… Evidentemente noi non lo siamo.
…Eppure dal 10 aprile 2006 ci stavano raccontando che avevamo recuperato l’antica (?) autorevolezza…
Benedetto Della Vedova è un politico in gamba, che apprezzo molto. Oggi, leggendo sul sito dei Riformatori Liberali, componente preziosa del centrodestra, sono venuto a conoscenza dell’iniziativa finalizzata a far sì che il Dalai Lama possa parlare alla Camera dei Deputati in occasione della sua prossima visita italiana, prevista a dicembre. La lettera è già stata sottoscritta da settanta parlamentari, di varie parti politiche. E questo è un bene. Speriamo che il Presidente Bertinotti, nonostante le sue simpatie maoiste, sappia farsi carico della questione, tentando di portare in Aula, a parlare, un grande uomo dei nostri tempi. Sarebbe senza dubbio un bagliore che illuminerebbe l’attuale situazione politico-sociale italiana. Magari per un giorno sentiremmo meno schiamazzi e meno risse.
Detto quindi che Richelieu sostiene incondizionatamente l’iniziativa, vorremmo anche che la società civile nostrana (quella che tanto si attiva riempendosi la bocca di “human rights”) tornasse a riempire le strade per dire sì al Dalai Lama. Forse è solo un sogno, ma sognare non è illecito.


